Riceviamo e pubblichiamo
di Mauro Antinolfi (libero pensatore)
L’11 febbraio 1929 venivano firmati i Patti Lateranensi, l’accordo che chiuse la “questione romana” e ridisegnò i rapporti tra Stato italiano e Santa Sede. A quasi un secolo di distanza, quell’intesa non è solo una pagina di storia: è uno dei pilastri dell’architettura istituzionale italiana. Ma in un Paese profondamente cambiato – più laico, più plurale, più multiculturale – la domanda non è più soltanto cosa siano stati i Patti, bensì cosa rappresentino oggi.
La tensione tra Stato e Chiesa nacque con la presa di Roma del 20 settembre 1870. L’unificazione italiana trasformò la città nel simbolo della sovranità nazionale, ma Roma restava anche il cuore della cattolicità. Per decenni il papa si considerò “prigioniero” in Vaticano, mentre il nuovo Stato consolidava la propria identità.
Il nodo era politico prima che religioso: due sovranità nello stesso spazio simbolico. La soluzione arrivò nel 1929, quando il governo Mussolini e la Santa Sede firmarono i Patti Lateranensi. La nascita dello Stato della Città del Vaticano – 44 ettari mai occupati militarmente dall’Italia – garantì un equilibrio giuridico e diplomatico che ancora oggi regge.
I Patti si compongono di tre atti: il Trattato, che riconosce la sovranità vaticana; la Convenzione finanziaria, che risarcì la Santa Sede per la perdita dello Stato Pontificio; il Concordato, che disciplina i rapporti religiosi tra Stato e Chiesa.
Se i primi due restano sostanzialmente intatti, il Concordato è stato rivisto nel 1984 con l’accordo di Villa Madama. È qui che si gioca la modernità del rapporto tra istituzioni civili e religiose.
La revisione del 1984 segnò un passaggio decisivo: la religione cattolica cessò di essere religione di Stato. L’Italia repubblicana, fondata sulla Costituzione del 1948, affermò esplicitamente un principio di laicità compatibile con la libertà religiosa e il pluralismo.
Furono introdotti l’otto per mille, la nuova disciplina dell’ora di religione (diventata facoltativa) e il matrimonio concordatario con effetti civili. Non si trattò di una rottura, ma di un aggiornamento coerente con il Concilio Vaticano II e con una società ormai diversa da quella del 1929.
Oggi il contesto è ancora cambiato. L’Italia è attraversata da trasformazioni culturali profonde: aumento dei cittadini di altre confessioni religiose, crescita di chi si dichiara non credente, dibattiti su diritti civili, bioetica, fine vita, educazione affettiva.
In questo scenario, il Concordato del 1984 appare a molti come uno strumento da rileggere alla luce di una società che non è più omogeneamente cattolica. L’ora di religione, per esempio, potrebbe evolvere verso un insegnamento più ampio di storia delle religioni o di educazione al pluralismo. Anche il sistema dell’otto per mille è oggetto di discussione pubblica sulla trasparenza e sull’equità nella distribuzione delle risorse.
Eppure, non sembrano maturate condizioni politiche per una revisione complessiva. Il tema resta sensibile, spesso confinato a dibattiti accademici o a proposte episodiche.
Curiosamente, sia i Patti del 1929 sia l’accordo del 1984 furono firmati da leader politici laici, Mussolini e Craxi. Un dato che suggerisce come il rapporto tra Stato e Chiesa, più che ideologico, sia stato spesso gestito in chiave pragmatica.
Un dettaglio emblematico del Concordato del 1929 vietava agli ecclesiastici l’iscrizione a “partiti politici”, al plurale, benché all’epoca esistesse un solo partito. Un segnale di lungimiranza rispetto a un futuro ritorno al pluralismo.
A quasi cent’anni dalla firma, i Patti Lateranensi non sono un reperto del passato, ma un equilibrio dinamico tra autonomia dello Stato e libertà della Chiesa. La loro forza è stata la capacità di adattarsi senza strappi, accompagnando l’Italia dal Regno alla Repubblica, dal fascismo alla democrazia costituzionale.
La sfida contemporanea non è cancellare quel modello, ma interrogarlo: come garantire oggi pari dignità a tutte le confessioni religiose e a chi non si riconosce in alcuna? Come coniugare tradizione e pluralismo? Come rendere il principio di laicità sempre più inclusivo?
L’anniversario dell’11 febbraio non è solo memoria storica. È un’occasione per riflettere su come uno Stato moderno possa dialogare con le proprie radici senza rinunciare alla complessità del presente.
Caprioli di Pisciotta (SA) 11 febbraio 2026

Be the first to comment on "11 febbraio 1929-2026: i Patti Lateranensi nell’Italia plurale tra memoria storica e nuove sfide"