Tra il pulpito e le note dei Negramaro, la parabola terrena di un cappuccino che ha saputo trasformare la fede in gioia, vicinanza agli ultimi e dialogo incessante con i giovani.
di Salvatore Stano
BARI (EN24) – «C’è una canzone che mi rappresenta molto in modo particolare ed è la canzone di Jovanotti “Ragazzo fortunato”. Me la sento proprio mia perché mi reputo un ragazzo fortunato. Un ragazzo fortunato, perché come scrive Jovanotti, la vita mi ha dato tanto. Ma non solo la vita, ma soprattutto adesso in questo momento, per quello che io sono e per quello che io vivo, anche il Signore mi sta dando e mi ha dato tanto».
Queste parole, affidate ad Antonella Sguera nel format “Dimmi di più” di Easy TV il 27 marzo 2024, risuonano oggi come un testamento spirituale di rara bellezza. In quella che sarebbe stata una delle sue ultime interviste prima che la malattia ne fiaccasse il corpo ma non lo spirito, fra Francesco Milillo restituiva al mondo l’essenza stessa della sua vocazione: un’immensa gratitudine. Oggi che fra Francesco è tornato alla Casa del Padre a soli 59 anni, lasciando un vuoto incolmabile tra Taranto, Scorrano, Barletta, Trinitapoli e la sua amata Sammichele di Bari, quelle parole non sono più solo una citazione pop, ma la sintesi di un’esistenza spesa a cercare la melodia di Dio nel frastuono della quotidianità.

Dal mixer all’altare: una fede controcorrente
Nato a Gioia del Colle nel 1966, la storia di Francesco non è stata una linea retta, ma un crescendo armonico. Prima di vestire il saio bruno dei Cappuccini, aveva conosciuto il mondo: il lavoro nel settore turistico, l’accoglienza alberghiera e, soprattutto, la consolle. Era stato un DJ, uno di quelli che sanno leggere l’anima della folla attraverso il ritmo. Quella passione per la musica non l’aveva mai rinnegata; l’aveva semplicemente trasfigurata.
Celebre era il suo legame profondo con Giuliano Sangiorgi e i Negramaro, un’amicizia fatta di stima reciproca e di una sensibilità comune verso le vibrazioni dell’animo umano. Francesco non vedeva confini tra il sacro e il profano, perché per lui ogni nota autentica era un riflesso del Creatore. Questa sua natura “rock” lo rendeva magnetico per i giovani: con lui la Chiesa non era un’istituzione polverosa, ma un luogo di dialogo sincero, dove si poteva parlare di Dio citando un verso di una canzone o un riff di chitarra.

Fra Francesco con Giuliano Sangiorgi

Il pastore della semplicità e il format “E Dio disse”
Ordinato sacerdote nel 2006, dopo gli studi a Santa Fara, fra Francesco ha seminato speranza ovunque sia passato. Da vice parroco a Taranto a punto di riferimento per il Cammino Neocatecumenale, l’OFS, la Gifra e gli Araldini, fino al decennio trascorso come parroco del Santuario di Santa Maria Immacolata a Barletta. Lì, la sua capacità di ascolto è diventata leggendaria: un “orecchio assoluto” per le sofferenze altrui.
Il pubblico televisivo lo aveva imparato ad amare attraverso il format “E Dio disse” su Easy TV. In quel salotto mediatico, fra Francesco spiegava la liturgia domenicale dei tempi forti con una chiarezza disarmante. Non era un accademico che parlava dall’alto, ma un fratello che prendeva per mano il telespettatore, rendendo la Parola di Dio accessibile, viva e, soprattutto, attuale.

Accanto agli ultimi: dai poveri agli ammalati
Il cuore francescano di fra Francesco batteva con forza raddoppiata quando si trovava di fronte alla sofferenza. Come cappellano all’ospedale di Scorrano dal 2020, è stato il volto della consolazione nei corridoi gelidi della pandemia, portando il sacramento della presenza dove regnava l’isolamento. Il suo amore per i poveri e per i ragazzi in gravi difficoltà non era fatto di proclami, ma di gesti concreti, di tempo regalato, di dignità restituita.
Un altro dei tanti pilastri del suo ministero è stato l’accompagnamento delle comunità del Cammino Neocatecumenale, prima a Taranto e poi a Trinitapoli. Con loro aveva vissuto l’emozione profonda del pellegrinaggio in Terra Santa, camminando sulle orme di quel Cristo che lui cercava di imitare ogni giorno nella semplicità del suo servizio.

L’annuncio della dipartita dei suoi Confratelli
L’8 febbraio 2026, nell’infermeria provinciale di Santa Fara, la musica terrena di fra Francesco si è spenta per trasformarsi in un canto eterno. La notizia della sua scomparsa ha scosso profondamente l’intera regione, unendo nel dolore fedeli e istituzioni.
La Città di Trinitapoli è in lutto per la perdita del suo amato parroco della Parrocchia Immacolata. Padre Francesco lascia un ricordo indelebile per la sua testimonianza di fede vissuta con gioia, semplicità e profonda umanità. Il Sindaco Francesco di Feo, a nome dell’Amministrazione Comunale, ha espresso il più sentito cordoglio:
«Oggi salutiamo un uomo speciale che ci ha insegnato che la fede è, prima di tutto, gioia. Padre Francesco lascia un’eredità preziosa fatta di sorrisi, musica e vitalità. Alla famiglia e alla comunità dei Frati Cappuccini giunga l’abbraccio sincero di tutta Trinitapoli».
Anche l’Arcivescovo, Mons. Leonardo D’Ascenzo, ha voluto partecipare al dolore collettivo, invitando tutti alla preghiera di suffragio e di rendimento di grazie per il ministero di Padre Francesco, esprimendo affetto e vicinanza ai familiari e alla Comunità dei Frati Minori Cappuccini.
L’abbraccio di Easy TV
A questo coro si unisce, con profonda commozione, l’Editore e tutta la Redazione giornalistica di Easy TV. Per noi, fra Francesco non era solo un collaboratore prezioso o un volto del nostro palinsesto; era un raggio di luce che entrava negli studi con la forza della sua umiltà. Il format “E Dio disse” rimarrà nella storia della nostra emittente come un esempio altissimo di servizio pubblico e spirituale. Ci stringiamo alla famiglia e ai confratelli cappuccini, onorati di aver potuto dare voce a un pastore così autentico.

La salma è attualmente composta nella Cripta della Basilica di Santa Fara a Bari, dove i funerali saranno celebrati domani, lunedì 9 febbraio 2026 alle ore 16:30. Sarà l’occasione per un ultimo, corale ringraziamento a un uomo che, tra l’altare e le note della vita, ha saputo restare fino all’ultimo un “ragazzo fortunato” al servizio di Dio e degli uomini.

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