L’approvazione del DUP 2026-2028 accende il dibattito sulla reale tenuta dei conti e sulla legittimità della gestione dei beni collettivi.
di Redazione
BRACCIANO (EN24) – La recente approvazione del Documento Unico di Programmazione (DUP) 2026-2028 e del relativo bilancio di previsione segna un passaggio formale decisivo, ma non sembra aver diradato le nubi che si addensano sul futuro finanziario dell’ente. Dietro il via libera dell’aula, resta l’immagine di una manovra economica costruita su equilibri che i consiglieri di Fratelli d’Italia, Alberto Bergodi e Luca Testini, definiscono meritevoli di un’urgente operazione di trasparenza.
Il metodo scelto per la discussione — ovvero l’accorpamento in un’unica seduta di DUP, bilancio, opere pubbliche e alienazioni — ha sollevato forti critiche per aver sacrificato l’analisi di dettaglio, comprimendo il confronto democratico proprio sugli atti che ipotecano il domani della città.
L’impianto contabile approvato, pur risultando formalmente in pareggio, solleva dubbi sostanziali sulla sua effettiva stabilità. Preoccupa, in particolare, l’alto livello di esposizione sulla riscossione delle entrate: se la capacità di incasso del Comune dovesse rivelarsi inferiore alle previsioni, l’attuale armonia dei numeri si trasformerebbe in un equilibrio puramente virtuale, trascinando con sé il rischio di futuri contenziosi e residui passivi.
A questo si somma una politica delle alienazioni che appare più come una soluzione d’emergenza che come una scelta lungimirante. Vendere il patrimonio pubblico per sostenere i conti correnti rischia infatti di tradursi in un indebolimento strutturale del Comune, privandolo di asset fondamentali in cambio di un sollievo economico soltanto temporaneo.

Il nodo delle terre civiche e il richiamo dell’Università Agraria
Il fronte più critico è però rappresentato dalla gestione delle terre civiche, una questione che intreccia diritto, storia e finanza. Al centro della disputa vi sono circa 17 ettari situati nelle località “Campo Le Monache” e “Grotte Barca”, attualmente amministrati dal Comune.
Già nel 2022, l’Università Agraria di Bracciano aveva sollevato formalmente il problema attraverso una nota del Presidente Angelo Alberto Bergodi, richiamando la Legge 168/2017. La normativa nazionale è chiara: i beni di proprietà collettiva devono essere amministrati dagli enti esponenziali della collettività titolare, funzione che spetta alle Università Agrarie e non alle amministrazioni comunali.
Il rischio per le casse municipali è concreto. Se la gestione di queste terre dovesse tornare, come richiesto, all’Università Agraria, il Comune perderebbe la disponibilità delle relative entrate. Diventa quindi fondamentale capire quanto pesino oggi queste somme nel bilancio e se siano stati valutati i pericoli derivanti da un eventuale trasferimento forzoso della gestione.
Senza risposte precise, la tenuta del bilancio 2026-2028 rimane un’incognita. La sfida per l’amministrazione sarà dimostrare che la programmazione economica non sia solo un esercizio di stile su carta, ma un piano solido capace di reggere all’impatto di norme e rivendicazioni che oggi sembrano metterne in discussione le fondamenta.

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