Le notizie di venerdì 13 marzo sull’attacco di Stati Uniti e Israele all’Iran, in diretta. Drone caduto sulla base italiana a Erbil, solo danni materiali. Idf: attacchi su larga scala nella notte a Teheran. Droni su giacimento a Bassora, in Iraq
Redazione Online
- Il 28 febbraio Usa e Israele hanno attaccato l’Iran. Uccisi Khamenei e decine di alti esponenti del governo. L’Iran ha risposto colpendo Israele, le basi Usa nel Golfo e i Paesi che le ospitano, bloccando il trasporto di petrolio e mobilitando gli Hezbollah del Libano
- Pesanti ripercussioni sul mercato dell’energia, per la contrazione della produzione e per il blocco dello Stretto di Hormuz
- Mojtaba, il figlio di Khamenei, è la nuova Guida suprema (qui la scheda sulle sue proprietà immobiliari a Londra). Trump: «Lo uccideremo»
- Israele spinge per l’ingresso in guerra dei Paesi del Golfo. I servizi israelo-americani stanno cercando di convincere le milizie curde ad intervenire. Francia, Italia, Spagna e Turchia mandano navi ed F-16 a Cipro, dove una base britannica è stata colpita da droni. Teheran vorrebbe coinvolgere – dopo Hezbollah – anche gli Houthi dello Yemen
- Israele: «Teheran ci lancia missili, stop ai luoghi culto a Gerusalemme». E posta un video, ma è di fine febbraio.
La Nato abbatte il terzo missile sullo spazio aereo turco
Larijani al corteo pro-regime: «Attacchi nemici dettati dalla disperazione»
Il capo del Supremo Consiglio per la sicurezza nazionale dell’Iran, Ali Larijani, ha partecipato alle manifestazioni a Teheran per celebrare l’Al Quds Day, giornata dedicata al sostegno alla causa palestinese e alla richiesta di «liberazione di Gerusalemme». «Gli attacchi che compiono sono dettati dalla paura, dalla disperazione – ha detto alla tv di Stato, commentando le forti esplosioni udite nelle vicinanze del corteo – Una persona forte non fa esplodere una bomba nel bel mezzo di una marcia. È chiaro che hanno raggiunto il limite».
Usa: «Morti 4 dei sei membri dell’equipaggio dell’aereo cisterna schiantatosi in Iraq»
Quattro dei sei membri dell’equipaggio sono morti nello schianto di un aereo cisterna in Iraq: lo afferma il Comando Centrale degli Stati Uniti, riporta Sky News. Le operazioni di soccorso sono ancora in corso. L’ultimo aggiornamento sull’incidente ribadisce che la perdita del velivolo «non è stata causata da fuoco ostile o fuoco amico». Le circostanze dell’incidente sono oggetto di indagine, ha dichiarato il Comando Centrale degli Stati Uniti.
Trump ai leader del G7: «Teheran prossima alla resa»
Trump ha detto ai leader del G7, durante una riunione virtuale tenutasi mercoledì, che l’Iran «sta per arrendersi». Lo hanno riferito tre funzionari del Paesi del G7 ad Axios, secondo cui Trump si è vantato dei risultati dell’perazione Epic Fury, dichiaranto agli alleati: «Mi sono sbarazzato di un cancro che minacciava tutti noi». «Nessuno sa chi sia il leader, quindi non c’è nessuno che possa annunciare la resa», ha aggiunto il presidente Usa, secondo i funzionari. Trump ha deriso la nuova Guida Suprema iraniana Mojtaba Khamenei definendola un «peso leggero». Tutti gli altri leader, riferiscono le fonti ad Axios, hanno esortato Trump a porre fine rapidamente alla guerra, sottolineando la necessità di mettere in sicurezza lo Stretto di Hormuz il prima possibile. Trump ha assicurato che la situazione a Hormuz sta migliorando e che le navi commerciali dovrebbero riprendere le operazioni nella zona. Sempre secondo le fonti, il presidente Usa è stato «ambiguo e indeciso» riguardo ai suoi obiettivi e alla tempistica per la fine della guerra. Alcuni partecipanti alla chiamata hanno avuto la convinzione che voglia mettere fine al conflitto, mentre altri hanno avuto l’impressione completamente opposta. Trump, spiegano le fonti consultate da Axios, ha affermato che la questione principale su cui sta lavorando è la tempistica. Il presidente non ha fissato una scadenza, ma ha spiegato che «dobbiamo portare a termine il lavoro» per evitare un’altra guerra con l’Iran tra cinque anni.
«Esplosione vicino alla marcia pro-regime a Teheran»
I media statali iraniani riferiscono che un’esplosione è avvenuta vicino a una manifestazione pro-regime a Teheran. Nella capitale, come in altre zone dell’Iran, sono in corso marce anti-Usa e anti-Israele – promosse dal regime – per la `Giornata di Gerusalemme´, appuntamento annuale di solidarietà con la causa palestinese. Secondo quanto riportato dalla televisione di Stato, raid aerei hanno preso di mira luoghi a «breve distanza» dal raduno. Poco prima, l’esercito israeliano aveva invitato i residenti a evacuare due aree nel cuore di Teheran in previsione di attacchi contro «infrastrutture militari del regime iraniano». Per i media ufficiali, le esplosioni sono state due.
I droni dell’Idf uccidono due persone nella città libanese di Shebaa
Due persone sono rimaste uccise in un attacco di droni israeliani alla periferia di Shebaa, nel sud-est del Libano, secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa nazionale. Lo scrive Al-Jazeera.
Hezbollah: «Sette attacchi contro l’Idf sul Libano e sul nord di Israele»
Hezbollah ha dichiarato di aver lanciato sette operazioni contro raduni militari israeliani nel Libano meridionale e nel nord di Israele. Lo scrive Al-Jazeera. Il gruppo ha affermato che gli attacchi sono stati una «risposta alla criminale aggressione israeliana» contro le città libanesi e i sobborghi meridionali di Beirut. Tra gli obiettivi figuravano le forze israeliane a Marj, di fronte alla città di confine di Markaba, vicino al centro di detenzione di Khiam, Khallat al-Asafir, la collina di Hammams e l’insediamento di Kfar Giladi nel nord di Israele.
Saar: «Mojtaba più estremista del padre. Serve nuovo regime»
Israele non ha alcuna aspettativa che il regime iraniano possa cambiare, ora che alla guida c’è Mojtaba Khamenei, figlio di Alì ucciso il primo giorno della guerra. Mojataba è «ancora più estremista» del padre, ha assicurato il ministro degli Esteri, Gideon Saar, in un’intervista al Jerusalem Post. «I 47 anni di vita della Repubblica islamica dimostrano che questo regime non cambia la sua natura», ha assicurato, «non ha cambiato la sua intenzione o il suo piano di distruggere lo Stato di Israele. Pertanto, l’obiettivo a lungo termine può essere pienamente realizzato solo quando questo regime sarà sostituito da un altro». Su questo Israele è irremovibile. «Non vogliamo entrare in una nuova guerra ogni anno o due», ha detto il ministro, «pertanto il nostro obiettivo è di rimuovere le minacce esistenziali che l’Iran rappresenta per Israele a lungo termine, non solo temporaneamente».
Sindaco Lampedusa: «Situazione sotto controllo, metaniera scarroccia verso Malta»
«La situazione è assolutamente sotto controllo, la nave attualmente si trova in acque internazionali a circa 30 miglia ad est da Linosa, e con il vento tende a scarrocciare verso Malta. Sul posto ci sono mezzi della nostra Marina militare, rimorchiatori e mezzi antiquinamento pronti ad intervenire qualora la situazione dovesse degenerare». Lo ha detto all’Adnkronos il sindaco di Lampedusa e Linosa Filippo Mannino parlando dell’allarme rischio di disastro ambientale al largo di Lampedusa, dove è stata avvistata una petroliera della flotta fantasma russa alla deriva e senza equipaggio. Secondo il Tg1 «si ritiene che sulla nave ci siano 900 tonnellate di gasolio e due serbatoi di gas liquefatto».
Conte: «Sì a confronto con governo, ma la sede istituzionale è il Parlamento»
«Il confronto col governo, lo scambio di informazioni, è assolutamente necessario. È doveroso da parte del governo tenerci aggiornati, anche se, più o meno, stiamo parlando di notizie che sono ormai di facile accesso a tutta l’opinione pubblica. Sul tema di confrontarsi quindi assolutamente c’è massima disponibilità, per quanto riguarda poi però lo scambio vero istituzionale la sede è il Parlamento». Così il presidente M5S Giuseppe Conte intervistato ad Agorà su Rai3.
Costa ai leader, al vertice misure energia e de-escalation in Medioriente
«L’escalation militare in Medio Oriente sta causando instabilità globale e le sue conseguenze negative si fanno già sentire in Europa. Discuteremo quindi della situazione in Iran e nella regione, e della nostra risposta alle sue ripercussioni geopolitiche ed economiche, anche per quanto riguarda i prezzi dell’energia e la sicurezza energetica». Lo scrive il presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa, nella lettera di invito ai leader Ue al Consiglio europeo del 19 e 20 marzo.
«Insieme, dobbiamo individuare gli strumenti necessari per garantire una risposta tempestiva, coordinata ed efficace che tuteli i nostri cittadini e le nostre imprese, lavorando al contempo per la de-escalation e la stabilità nella regione», sottolinea.
«Affronteremo anche la preoccupante situazione in Libano, a Gaza e in Cisgiordania. Ho invitato il Segretario Generale delle Nazioni Unite, António Guterres, a partecipare a un pranzo di lavoro per discutere del deterioramento della situazione internazionale e di come l’Unione Europea, in collaborazione con i suoi partner, possa agire per difendere il multilateralismo», riferisce nella missiva.
«Mentre lavoriamo insieme per affrontare la crisi» in Medioriente, «dobbiamo anche mantenere l’attenzione sulla nostra agenda strategica per la competitività, che diventa tanto più urgente. Ecco perché tradurremo ora il senso di urgenza emerso durante le nostre discussioni ad Alden Biesen in una nuova agenda «Un’Europa, un mercato unico», composta da misure concrete e scadenze ambiziose – illustra Costa -. L’obiettivo generale di questa agenda è rafforzare la competitività europea, accrescere la nostra autonomia strategica e consolidare le fondamenta del nostro modello sociale. L’attuazione congiunta di queste misure contribuirà alla nostra prosperità e al miglioramento del tenore di vita dei nostri cittadini, rendendo l’Unione europea più resiliente alle crisi future. Tutto ciò richiede un orientamento politico chiaro e costante da parte del Consiglio europeo, a marzo e oltre».
«In questo contesto, il Quadro finanziario pluriennale (QFP) per il periodo 2028-2034 sarà decisivo. Vorrei che discutessimo del contributo del nuovo bilancio a lungo termine dell’UE alla nostra agenda per la competitività, perché sarà il principale strumento a nostra disposizione per un’azione strategica comune. Allo stesso tempo, dobbiamo avere un confronto onesto su come conciliare le nostre ambizioni con un livello di finanziamento adeguato. Nel corso del 2026 torneremo a discutere regolarmente del Quadro Finanziario Multilaterale (QFP) per creare le condizioni necessarie a raggiungere un accordo in tempi brevi», aggiunge.
«Ascolteremo il Presidente Zelensky all’inizio della nostra discussione sull’Ucraina. Ribadiremo il nostro fermo sostegno all’Ucraina, che continua a difendersi dall’aggressione russa e si impegna per una pace giusta e duratura. È fondamentale continuare a esercitare pressioni sulla Russia fino a quando non si impegnerà in negoziati significativi per la pace», conclude.
Idf, colpiti siti militari a Teheran, Shiraz e Ahvaz
Gli attacchi aerei israeliani hanno colpito diversi siti militari a Teheran, Shiraz e Ahvaz, tra cui un impianto sotterraneo per la produzione e lo stoccaggio di missili balistici a Shiraz, secondo quanto dichiarato dall’esercito israeliano (Idf). L’esercito ha aggiunto di aver colpito anche siti di difesa aerea e impianti di produzione di armi iraniani a Teheran, nonché il quartier generale delle forze di terra delle Guardie della Rivoluzione e delle Forze di sicurezza interne ad Ahvaz
Idf, avviso evacuazione per area manifestazioni a Teheran
Israele ha emesso un avviso di attacco per un’area vicino all’Università di Teheran che ospita le manifestazioni annuali della Giornata di Qods. L’avviso indicava che un attacco potrebbe verificarsi lungo Via Enghelab vicino all’università. L’area è attualmente piena di manifestanti. L’Università di Teheran è il luogo delle preghiere del venerdì in città, dove i manifestanti si raduneranno a mezzogiorno. L’avviso in lingua farsi affermava che l’esercito israeliano «condurrà operazioni in quest’area nelle prossime ore». «Vi invitiamo a evacuare immediatamente l’area designata indicata sulla mappa», recita il messaggio. «La vostra presenza in queste aree mette a rischio la vostra vita».
Media Iran diffondono “cartoon giapponese” su ritorno Khamenei
La agenzia iraniana Tasnim ha diffuso sui suoi social un cartone animato in stile giapponese che «narra – scrive il media – il momento del martirio del leader e l’inizio dell’incubo americano». Il video, intitolato `Il ritorno di Khamenei´, dura poco meno di tre minuti. Vi si vede l’anziano ayatollah camminare dentro casa e abbracciare una bambina, mentre arrivano minacciosi in cielo i caccia nemici. Un enorme missile colpisce l’abitazione di Khamenei, lasciando solo macerie tra le quali brilla un anello rosso. La scena si sposta alla Casa Bianca, dove un alto ufficiale annuncia sghignazzando a Donald Trump che Khamenei è morto. Il presidente Usa è rappresentato con tratti diabolici. Tra le macerie, dove sventola la bandiera della repubblica islamica, arriva però Mojtaba Khamenei, che indossa l’anello del padre. Una telefonata avvisa Trump che «Khamenei è tornato». La nuova Guida Suprema, con sottofondo di musica enfatica, impartisce dunque un ordine e decine di missili partono dall’Iran lasciando sbigottito e terrorizzato il presidente americano.
Media, Marina Usa colpisce nave Teheran in avvicinamento alla Lincoln
Una nave iraniana la scorsa settimana si è avvicinata troppo alla Uss Abraham Lincoln, una delle due portaerei americane schierate in Medioriente, e una nave della Marina degli Stati Uniti ha aperto il fuoco contro l’imbarcazione, utilizzando un cannone completamente automatizzato montato sul ponte di prua. Lo riporta la Cbs citando due funzionari statunitensi informati sulla vicenda. Sebbene non sia noto quale unità navale abbia tentato di sparare contro la nave iraniana, i funzionari hanno affermato che i colpi sono andati a vuoto più volte. Un elicottero equipaggiato con missili Hellfire è decollato e ha colpito la nave iraniana con due di questi missili. Non si conoscono le condizioni dell’imbarcazione e del suo equipaggio.
Cina condanna bombardamento della scuola di Minab
La Cina ha condannato il bombardamento della scuola di Minab, in Iran, che avrebbe provocato la morte di oltre 160 alunne. Lo ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri cinese Guo Jiakun durante la conferenza stampa quotidiana. Guo ha affermato che Pechino «condanna tutti gli attacchi indiscriminati contro civili e obiettivi non militari» e ha aggiunto: «Attaccare scuole e ferire bambini viola gravemente il diritto internazionale umanitario e supera i limiti della coscienza morale dell’umanità».
Il portavoce ha continuato esprimendo «profondo dolore per gli studenti morti nella scuola Shajareh Tayebeh nella provincia iraniana di Hormozgan» e porgendo «sincere condoglianze alle loro famiglie».
Secondo il New York Times, a colpire la scuola sarebbero state le forze Usa. L’amministrazione americana ha aperto un’indagine. Guo ha inoltre annunciato un intervento umanitario da parte della Croce rossa cinese. «La Croce rossa cinese ha deciso di fornire alla Mezzaluna rossa iraniana un aiuto umanitario d’emergenza di 200 mila dollari, destinato specificamente al sostegno e all’assistenza ai genitori degli studenti deceduti». La Cina, ha concluso Guo, «è disposta a continuare a offrire l’aiuto necessario nello spirito umanitario e a sostenere il popolo iraniano nel superare queste difficoltà».
Media, sirene nella base aerea turca di Incirlik gestita dalla Nato
Sirene d’allarme sono state udite sirene presso la base aerea di Incirlik gestita dalla Nato in Turchia. Lo ha riferito l’agenzia Anadolu secondo gli allarmi sono scattati intorno alle 03:25 ora locale e sono durati circa cinque minuti. Gli abitanti della vicina Adana, situata a circa 10 chilometri dalla base, hanno riferito di essere stati svegliati dalle sirene. Filmati diffusi sui social media e rilanciati dai media turchi mostrano un oggetto luminoso attraversare il cielo, alimentando le voci di un altro attacco missilistico. Le autorità turche e la Nato non hanno al momento confermato. Alcune fonti hanno ipotizzato che l’oggetto sia stato distrutto dai sistemi di difesa aerea prima di raggiungere il bersaglio.
Crosetto: «Non è la nostra guerra, i militari adesso sono al sicuro. Serve l’unità nazionale. Erbil? Avevamo già iniziato a spostarci»
(di Paola Di Caro) Guido Crosetto ha informato subito tutti perché «esiste il 95% di temi su cui maggioranza e opposizione possono scontrarsi, ma questo no. Questo riguarda tutti gli italiani — la nostra sicurezza, la guerra fatta da altri, le conseguenze politiche ed economiche — e dovrebbe essere materia sulla quale non si battibecca per interessi di bottega ma ci si siede a un tavolo e si ragiona insieme. Io mi aspetto che lo faranno. Ci sono forze politiche che sono ben consce di ciò che sta accadendo. Non è su questo terreno che possiamo permetterci di scontrarci».
Il ministro della Difesa ripete quello che «da due anni dico: il multilateralismo è moribondo, è l’epoca delle grandi potenze, di Cina, America, Russia. Le regole del diritto internazionale vengono trascurate, ignorate e prevalgono quelle del più forte. Per questo, noi Paesi che non siamo grandi potenze e che subiamo le guerre che incendiano il mondo dobbiamo batterci per tornare al rispetto da parte di tutti delle regole della carta dell’Onu».
Come? L’opposizione accusa il governo di essere succube dell’America.
«A me pare esattamente il contrario. Cosa dovremmo fare di più, secondo loro? La guerra a Usa, Russia, Iran? La premier è stata chiarissima in Parlamento: questa non è la nostra guerra, non l’abbiamo voluta, non ne facciamo parte. Stiamo operando in ogni modo perché si torni al tavolo e alla diplomazia. E cerchiamo di far esprimere l’Europa con una voce sola, unita, come ho fatto in accordo con lei nella riunione dell’E5, spingendo su due punti fondamentali».
Quali?
«Il primo è chiedere ufficialmente, come hanno fatto India e Cina, di permettere il passaggio ad Hormuz delle navi di Paesi che non sono in guerra. Gli unici che non subiranno aumenti dei prezzi di petrolio e gas saranno Usa e Russia. Tutti gli altri sì, anche se noi abbiamo da tempo operato per aprire canali con l’Algeria, con l’Azerbaigian e altri Paesi con i quali, negli anni, ci siamo spesi come governo e io personalmente».
Che altro chiedete all’Ue?
«Che per un periodo limitato si sospendano le scelte burocratiche che fanno sì che, per noi, i costi dell’energia siano del 40% superiori agli altri Paesi, ad esempio. È minimo buonsenso e non serve perdere tempo per farlo».
Resta che l’Italia non attacca Trump.
«Avremmo dovuto attaccarlo? Avrebbe dato qualcosa di più anche solo a un cittadino? Come ha detto il presidente Meloni, noi non eravamo al tavolo sull’uranio, che è saltato, e non abbiamo elementi per giudicare se è vero, come hanno detto Usa e Israele che gli iraniani erano a due mesi dalla realizzazione di un’arma atomica. Loro sostengono che su quel pericolo si fondi la legittimità del loro intervento. Viviamo un’epoca così difficile anche perché alcuni problemi li pongono Paesi che sono alleati e amici da sempre, ai quali dobbiamo la nostra democrazia e libertà. Non possiamo far saltare alleanze strategiche e inscindibili in momenti così delicati. A volte bisogna mantenere la lucidità, tacere, non polemizzare, ma agire con tutti i mezzi che abbiamo».
Intanto i nostri soldati rischiano.
«I nostri militari sanno sempre di correre rischi quando sono in missione. Sono militari. Lo erano anche prima e lo sono sempre. Ce ne accorgiamo solo quando accade qualcosa. Il rischio dipende da dove e per cosa le nostre forze sono dislocate. Per quanto riguarda Erbil, dove è stata attaccata una base della coalizione dell’Operazione Inherent Resolve, avevamo già iniziato una riduzione del personale civile e militare. Una parte è stata spostata, 102 persone sono tornate in Italia, 75 in Giordania, per i restanti si sta organizzando uno spostamento via terra per tornare in Italia perché nell’intera zona non si può volare. Il mio primo assillo, è la messa in sicurezza di tutti. Per le altre missioni è diverso».
Cioè in Libano?
«Lì ci sono 1.300 persone, è in atto una valutazione costante per monitorare con l’autorità libanese, le Nazioni Unite e la controparte israeliana se esistono le condizioni per continuare la missione o no. Dovremmo saperne di più a ore perché il segretario generale dell’Onu ora è a Beirut e perché è chiaro che una cosa è una missione di pace, altra la presenza in un territorio dove la guerra è in corso. Il lavoro che, storicamente, abbiamo sempre svolto in Libano è importante per la stabilità di quel Paese. Ma valuteremo il tutto avendo come priorità l’incolumità dei nostri soldati».
Quanta preoccupazione c’è per un conflitto che sembra quasi aver colto di sorpresa Usa e Israele nella reazione dell’Iran?
«Molta. Io non so se li abbia colti di sorpresa. Una reazione forte penso fosse messa in conto. Credo che l’obiettivo sia di costringere l’Iran a rinunciare definitivamente all’arricchimento dell’uranio per scopi bellici. Era meno atteso che Teheran reagisse colpendo anche i Paesi vicini, allargando il conflitto regionale e creando una crisi energetica globale, visto che attraverso Hormuz passa il 20% dell’approvvigionamento di gas e petrolio mondiale. Ma una volta che Usa e Israele si sono poste nelle condizioni di essere accusate di essere fuori dal diritto internazionale le reazioni sono aumentate».
E Italia e Ue?
«Non siamo stati consultati, nessuna nazione al mondo lo è stata, e abbiamo osservato con preoccupazione i preparativi, cercando di difendere le trattative, in corso, sul nucleare. Ora non possiamo fare altro che prendere tutte le possibili contromisure per tutelare i nostri cittadini, i nostri militari, la nostra economia e continuare senza fermarci a parlare con tutti. In casa nostra, con maggioranza e opposizione».
Che cosa replica a chi dice che Meloni usa la clava?
«Io so due cose: primo che, in accordo con lei, ho sempre cercato di coinvolgere tutti, non abbiamo mai nascosto nulla e siamo sempre pronti ad ascoltare. Secondo, so che il presidente Meloni ha formalmente proposto all’opposizione di lavorare insieme, su questo punto. Tocca a loro, ora, rispondere. Mi auguro lo facciano con senso di responsabilità istituzionale dovuto, almeno, alla gravità del momento storico».
FONTE: CORRIERE.IT

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