Il Papa: Dio lava l’immagine dell’uomo che si crede potente e che uccide

Il servizio, segno dell’amore di Dio per l’uomo, la lavanda dei piedi come momento per liberarlo dalle idolatrie e dai “criteri mondani” che sporcano la coscienza. Così il Pontefice nella Messa in Coena Domini nella Basilica di San Giovanni in Laterano che apre il Triduo pasquale. “Il Giovedì Santo – afferma – è giorno di ardente gratitudine e di fraternità autentica”. L’invito di Leone è di mettersi in ginocchio, imitando Gesù “nel servizio con lo stesso amore”

Benedetta Capelli – Città del Vaticano

Nella Basilica di San Giovanni in Laterano, dove è custodita la “cattedra” del Papa, segno del suo essere “pastore”, il Vescovo di Roma ritrova i propri sacerdoti. Nel luogo dove i cristiani celebrarono per la prima volta liberamente l’Eucaristia, Leone presiede la Messa in Coena Domini e lava i piedi proprio ai giovani preti che hanno deciso di seguire la chiamata di Dio.

Ragazzi e uomini che il 27 giugno 2025 il Papa stesso aveva consacrato, chiedendo loro di caricarsi sulle spalle chi si è perduto, di donare il perdono a chi ha sbagliato, di cercare chi si è allontanato. E a loro Leone torna per sostenerli nel cammino intrapreso per le strade di Roma, dalla periferia al centro, confermandoli nella fede, mostrando attraverso la lavanda dei piedi che il primo compito è quello di servire. Un servizio che si compie nell’amore.

Gesù purifica non solo la nostra immagine di Dio dalle idolatrie e dalle bestemmie che l’hanno sporcata, ma purifica la nostra immagine dell’uomo, che si ritiene potente quando domina, che vuole vincere uccidendo chi gli è uguale, che si ritiene grande quando viene temuto. Vero Dio e vero uomo, Cristo ci dà invece un esempio di dedizione, di servizio e di amore.

LEGGI QUI IL TESTO DELL’OMELIA DEL PAPA NELLA MESSA IN COENA DOMINI

Dove il male imperversa, Dio ama

La celebrazione di oggi pomeriggio, 2 aprile, segna l’inizio del Triduo pasquale. La processione alla quale prendono parte vescovi e cardinali avanza fino all’altare, Papa Leone nei paramenti bianchi tiene stretto tra le mani il pastorale che aveva lo scorso 6 gennaio, solennità dell’Epifania e conclusione del Giubileo della speranza. Una scelta che ben si lega al tempo pasquale con il Cristo liberato dai chiodi e nell’atto di ascendere al Padre. Il Gloria che risuona in Basilica per l’ultima volta, sarà cantato di nuovo nel giorno di Pasqua, precede la liturgia della Parola: il libro dell’Esodo e la prima lettera di san Paolo ai Corinzi. Il Vangelo di Giovanni ricorda l’ultima cena e la lavanda dei piedi da parte di Gesù agli apostoli. Due momenti che Papa Leone spiega e richiama nella sua omelia.

Il Triduo Pasquale, sottolinea il Pontefice, è una soglia da varcare “non come spettatori, né per inerzia” ma “come invitati alla Cena nella quale il pane e il vino diventano per noi Sacramento di salvezza”. Un banchetto nel quale Cristo ama fino alla fine.

Il suo amore si fa gesto e cibo per tutti, rivelando la giustizia di Dio. Nel mondo, proprio lì dove il male imperversa, Gesù ama definitivamente, per sempre, con tutto sé stesso.

Il Papa nella Basilica di San Giovanni in Laterano

Il Papa nella Basilica di San Giovanni in Laterano (@Vatican Media)

Sintesi della rivelazione di Dio

Gesù lava i piedi agli apostoli, chiedendo di fare lo stesso con gli altri, dando esempio. “Il gesto del Signore – spiega Leone – fa tutt’uno con la mensa alla quale ci ha invitato. È un esempio del sacramento: mentre ne conferma il senso, ci consegna un compito che vogliamo assumere come nutrimento per la nostra vita”.

Quel che il Signore ci fa vedere, prendendo l’acqua, il catino e il grembiule, è molto di più che un modello morale. Egli ci consegna infatti la sua stessa forma di vita: lavare i piedi è gesto che fa sintesi della rivelazione di Dio, segno esemplare del Verbo fatto carne, sua memoria inconfondibile.

Da servo, Gesù mostra la gloria del Padre e scardina “i criteri mondani che sporcano la nostra coscienza”.

L’onnipotenza di Dio nella gratuità

Spesso, soggiunge il Papa, l’uomo ha bisogno di riscoprire la grandezza di Dio che è diversa da quella che si immagina. Non un Dio del successo, evidenziava Papa Benedetto XVI, ma un Dio della Passione. Non un Dio che “ci serve” perché ci fa vincere, “utile come il denaro e il potere”.

Non comprendiamo invece che Dio ci serve davvero, sì, ma col gesto gratuito e umile di lavare i piedi: ecco l’onnipotenza di Dio. Così si compie la volontà di dedicare la vita a chi, senza questo dono, non può esistere. Il Signore sta in ginocchio per lavare l’uomo, per amore suo. E il dono divino ci trasforma.

Per corrispondere all’amore del Signore

L’esempio di Cristo serve ad imparare ad amare, sottolinea Papa Leone, “non perché ne siamo incapaci, ma proprio per educare noi stessi, gli uni gli altri, all’amore vero”. “Imparare ad agire come Gesù, Segno che Dio imprime nella storia del mondo, è – afferma – il compito di tutta una vita”. Il Pontefice invita a soffermarsi sul momento in cui avviene il gesto di lavare i piedi, non un momento felice, “ma nella notte in cui veniva tradito, nel buio dell’incomprensione e della violenza”.

Affinché sia ben chiaro che il Signore non ci ama perché siamo buoni e puri: ci ama, e perciò ci perdona e ci purifica. Il Signore non ci ama se ci facciamo lavare dalla sua misericordia: ci ama, e perciò ci lava, sicché possiamo corrispondere al suo amore.

Il Vescovo di Roma nella Basilica di San Giovanni in Laterano

Il Vescovo di Roma nella Basilica di San Giovanni in Laterano (@Vatican Media)

Un esempio da seguire per amore

L’invito di Leone è di imparare da “questo servizio reciproco”, Gesù non chiede che sia ricambiato ma che sia condiviso “Dovete lavare i piedi gli uni agli altri”.

L’esempio dato da Gesù, infatti, non può essere imitato per convenienza, di malavoglia o con ipocrisia, ma solo per amore.

Fratelli e sorelle degli oppressi

Lasciarsi servire per servire gli altri. “Lavando la nostra carne, Gesù purifica la nostra anima. In Lui, Dio ha dato esempio – aggiunge il Papa – non di come si domina, ma di come si libera; di come si dona la vita, non di come la si distrugge”.

 Allora, davanti a un’umanità in ginocchio per molti esempi di brutalità, inginocchiamoci anche noi come fratelli e sorelle degli oppressi.

Sacerdoti della nuova Alleanza

“Rinnovando i gesti e le parole del Signore, – afferma il Pontefice – proprio questa sera facciamo memoria dell’istituzione dell’Eucaristia e dell’Ordine sacro”; un legame tra i due Sacramenti che rappresenta “la perfetta donazione di Gesù, sommo Sacerdote ed Eucaristia vivente in eterno”. Nel pane e nel vino c’è infatti il “Sacramento d’amore, segno di unità, vincolo di carità, convito pasquale, nel quale si riceve Cristo”.

Nei vescovi e nei presbiteri, costituiti «sacerdoti della nuova Alleanza» secondo il comando del Signore sta il segno della sua carità verso tutto il Popolo di Dio, che siamo chiamati a servire, amati confratelli, con tutto noi stessi.

 

 

fonte: VATICAN NEWS

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