Il “Re” è nudo a Manhattan: Maduro alla sbarra tra manette e sfide al giudice

L’ex leader venezuelano si dichiara “prigioniero di guerra” davanti alla corte di New York. Accuse pesanti di narcotraffico per lui e la moglie.

NEW YORK – Non sono più i palchi di Caracas o le dirette televisive a reti unificate a fare da cornice a Nicolás Maduro, ma la moquette blu dell’aula 26A del tribunale federale di Manhattan. L’ex uomo forte del Venezuela si è presentato davanti al giudice Alvin Hellerstein non come un capo di Stato, ma come un imputato con i piedi incatenati e la divisa d’ordinanza dei detenuti.

«Mi hanno rapito»

L’udienza, durata appena trenta minuti, è stata segnata dal tentativo di Maduro di trasformare il processo in un caso politico. «Sono il presidente del Venezuela, sono un prigioniero di guerra rapito dai militari americani», ha dichiarato con sfida. Ma il giudice Hellerstein, 92 anni e nessuna intenzione di concedere spazio alla propaganda, lo ha gelato subito: «Ci sarà tempo per parlarne, ora mi dica solo se è lei Nicolás Maduro Moros».

Un decennio di indagini

Le accuse che gravano sulla coppia presidenziale (anche la moglie Cilia Flores era presente in aula, visibilmente provata e con una benda sulla fronte) sono pesantissime: narcoterrorismo e cospirazione per l’importazione di cocaina negli Stati Uniti tra il 1999 e il 2025. Un castello accusatorio costruito in oltre dieci anni di indagini, basato anche sulle confessioni di ex fedelissimi del regime come “El Pollo” Carvajal.

La nuova realtà di un leader

Mentre fuori dal tribunale la folla si divideva tra chi festeggiava la fine di un regime oppressivo e chi urlava contro “l’imperialismo americano”, dentro l’aula il contrasto era evidente:

  • L’aspetto: Maduro, con una semplice maglietta blu e pantaloni beige, appariva ricurvo mentre prendeva appunti frenetici.

  • La difesa: Il suo legale, Barry Pollock (già noto per aver assistito Julian Assange), ha puntato sulla salute dei coniugi e sulla “illegalità del rapimento” avvenuto lo scorso 3 gennaio.

  • I diritti: In un paradosso della giustizia, l’uomo accusato di aver negato i diritti fondamentali ai suoi oppositori ha chiesto garanzie per i propri appunti personali. «Credo che lei abbia il diritto di tenerli», è stata la risposta quasi sorpresa del giudice.

Il processo entrerà nel vivo il prossimo 17 marzo. Per ora, l’immagine che resta è quella di un leader che si credeva onnipotente e che ora, in spagnolo, grida ai giornalisti: «Sono un uomo di Dio, sarò libero». Ma per la giustizia americana, è solo un imputato in attesa di giudizio.

Be the first to comment on "Il “Re” è nudo a Manhattan: Maduro alla sbarra tra manette e sfide al giudice"

Leave a comment