La rana freccia dopo il Novitchok: «Così Alexeij Navalny è stato avvelenato due volte». Mosca: «Sono solo illazioni»

Alexeij Navalny, le analisi pubblicate oggi da 5 Stati smentiscono le affermazioni dello Zar che aveva parlato di morte naturale

di Paolo Valentino

È stato molto probabilmente avvelenato con una potente sostanza tossica Alexeij Navalny, il leader dell’opposizione russa morto due anni fa in una prigione di massima sicurezza siberiana, ufficialmente per cause naturali.
È la conclusione a cui sono giunti cinque governi occidentali, sulla base delle analisi di laboratorio condotte su campioni prelevati dal suo corpo.

In un comunicato congiunto, pubblicato a margine della Conferenza sulla Sicurezza di Monaco di Baviera, i ministri degli Esteri di Regno Unito, Svezia, Francia, Germania e Olanda dichiarano che i test hanno confermato in modo definitivo «tracce di epibaditina», una sostanza mortale «presente nella pelle delle rane freccia del Sud America, introvabile in Russia allo stato naturale». Considerata uno dei più letali veleni sulla terra, l’epibaditina causa paralisiarresto respiratorio e la morte tra atroci dolori.

La scoperta smaschera l’ennesima bugia delle autorità russe, che hanno sempre attribuito la scomparsa del dissidente a ragioni naturali: «Tenendo Navalny in prigione, la Russia aveva i mezzi, i motivi e l’opportunità di avvelenarlo». Secondo la moglie dell’oppositore, Yulia Navalnaya, il rapporto convalida scientificamente la tesi dell’avvelenamento, da tempo formulata da lei e dai collaboratori del marito: «Ne ero certa fin dall’inizio, ma ora c’è la prova: Putin ha ucciso mio marito».

Da Mosca, la prima reazione è di Maria Zakharova, portavoce del ministero degli Esteri, secondo cui si tratta soltanto di “insinuazioni”. «Quando ci saranno i risultati dei test e le formule per le sostanze – ha detto – allora ci sarà un commento – senza questo discorsi e dichiarazioni sono solo un’illazione informativa volta distogliere l’attenzione dai problemi dell’Occidente».

Ma per la ministra degli Esteri britannica, Yvette Cooper, «oggi emerge chiaramente il progetto barbaro del Cremlino di mettere a tacere la voce di Navalny». Mentre secondo il capo della diplomazia francese, Jean-Noel Barrot, la scoperta dimostra che «Putin è pronto ad utilizzare l’arma batteriologica contro il suo stesso popolo per mantenersi al potere». «Un atto vigliacco da parte di un leader spaventato», lo ha definito su X la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, secondo cui “la Russia agisce da tempo come uno Stato terrorista, facendo affidamento su metodi terroristi».

Nel comunicato, i cinque ministri sottolineano la necessità di chiedere conto alla Russia «delle sue ripetute violazioni della Convenzione sulle Armi Chimiche e, in questo caso, della Convenzione sulle armi biologiche e i veleni». A tal proposito, hanno dato incaricato ai loro Rappresentanti permanenti presso l’Opac (l’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche) di denunciare l’ennesima violazione russa. Regno Unito, Svezia, Francia, Germania e Olanda si dicono anche «preoccupati che la Russia non abbia ancora distrutto tutti i suoi ordigni chimici», come invece obbligata in quanto firmataria della Convenzione.

Alexey Navalnycarismatico blogger anticorruzione diventato il vero capo dell’opposizione al Cremlino, era già stato avvelenato nell’estate del 2020, mentre faceva campagna elettorale in Siberia, con il Novitchok, veleno spesso usato dai servizi segreti russi contro i loro nemici. Ma, nonostante il coma, si era salvato grazie a un trasporto d’emergenza in Germania, dov’era stato curato. Una volta guarito, nel 2021, Navalny aveva scelto di tornare in Russia, per continuare la sua battaglia, ma era stato subito arrestato a causa della condanna a 19 anni, in un processo-farsa per presunti reati finanziari.

Nel dicembre 2023, era stato trasferito nella famigerata colonia penale IK-3, nota come “lupo polare”, in condizioni di totale isolamento, ma nonostante questo aveva continuato a essere presente sui siti della sua organizzazione, invitando a non votare Putin alle elezioni presidenziali del marzo 2024. Ma il 16 febbraio, improvvisamene, il Servizio penale federale, aveva dato notizia della sua morte, senza offrire alcuna spiegazione convincente delle cause. Per diversi giorni, le autorità russe si rifiutarono di restituire il suo corpo alla famiglia. Al suo funerale, a dispetto del divieto di farne un evento pubblico, parteciparono migliaia di persone.

 

 

fonte: CORRIERE DELLA SERA

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