Dallo scacco matto al regime chavista alla nascita della “Dottrina Donroe”: Washington rivendica il controllo dell’emisfero occidentale e punta ai giacimenti petroliferi.
DI REDAZIONE ESTERI
MAR-A-LAGO – Il guanto di sfida è diventato una presa d’acciaio. Con un’operazione militare fulminea che segna un punto di non ritorno nella storia dell’America Latina, gli Stati Uniti hanno rimosso e catturato Nicolás Maduro. Dalla sua residenza di Mar-a-Lago, il Presidente Donald Trump non si è limitato a confermare l’avvenuta operazione, ma ha delineato i contorni di un nuovo ordine regionale: una transizione guidata da Washington, il ritorno in massa delle major petrolifere americane e una postura militare pronta alla “seconda ondata”.
Non si tratta di un semplice cambio di regime, ma di un riposizionamento strategico che il tycoon ha ribattezzato con una crasi simbolica: la “Dottrina Donroe”. Evoluzione muscolare della storica Dottrina Monroe del 1823, la nuova linea di politica estera sancisce la fine della tolleranza verso influenze extra-emisferiche nel “giardino di casa” statunitense.
«Governeremo il Paese finché non saremo in grado di realizzare una transizione sicura», ha dichiarato Trump, mettendo a tacere le critiche di chi lo dipingeva come un isolazionista. L’uso della forza contro quello che ha definito un «dittatore e terrorista» dedito al narcotraffico è, nella visione della Casa Bianca, un atto di realismo geopolitico necessario per estirpare le radici di Mosca, Teheran e Pechino dal suolo venezuelano.
Il cuore pulsante dell’operazione è, inevitabilmente, l’energia. Sebbene l’embargo resti formalmente in vigore per stabilizzare la transizione, Trump ha già annunciato il futuro: miliardi di dollari di investimenti pronti a fluire dalle compagnie petrolifere americane verso i pozzi di Caracas. Un colpo durissimo per la Cina, principale acquirente del greggio venezuelano, che vede svanire il proprio avamposto energetico nei Caraibi.
«Tutte le figure politiche e militari del Venezuela dovrebbero capire che ciò che è successo a Maduro può succedere anche a loro», ha ammonito il Presidente, citando i precedenti di al-Baghdadi e Soleimani come prova della sua risolutezza.
Mentre Maduro e sua moglie si preparano ad affrontare la giustizia negli Stati Uniti, la comunità internazionale si interroga sulla tiepida reazione di Russia e Cina. Sebbene le proteste di facciata non siano mancate, il mancato supporto concreto al regime chavista negli ultimi mesi suggerisce scenari inquietanti o profondamente pragmatici.
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L’ipotesi della spartizione: Alcuni analisti intravedono i contorni di una “Jalta 2.0”, un accordo tacito in cui Mosca e Pechino potrebbero aver sacrificato l’influenza in America Latina in cambio di concessioni in teatri caldi come il Donbass o Taiwan.
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L’ipotesi dello scontro: Al contrario, la cattura di Maduro potrebbe incendiare i rapporti, portando la Cina a rispondere con politiche di disturbo in Medio Oriente e Africa per denunciare il neo-imperialismo di Washington.
Con la vicepresidente Delcy Rodríguez che sembrerebbe già disposta a collaborare con Washington, il Venezuela si avvia verso una fase di amministrazione controllata. Trump ha vinto la sua scommessa più audace, dimostrando che il “Make America Great Again” passa anche per il controllo assoluto delle rotte energetiche e della sicurezza nell’emisfero occidentale. Resta da capire se questa transizione sarà “prudente”, come auspicato dal Presidente, o se la minacciata “seconda ondata” di attacchi diventerà realtà.

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