Leone XIV: la guerra uccide e distrugge ma Cristo vince la morte per sempre

Papa Leone XIV durante la Messa di Pasqua in Piazza San Pietro

Nella domenica di Pasqua, il Papa presiede per la prima volta la Messa del giorno in Piazza San Pietro. Il mondo è ferito da conflitti, ingiustizie, idolatria del profitto, ma il Risorto apre i cuori alla speranza e illumina l’oscurità, afferma il Pontefice nell’omelia, elevando al cielo una preghiera per la pace e per i poveri

Gianluca Biccini – Città del Vaticano

Davanti alla “violenza della guerra che uccide e distrugge” la Pasqua “ci invita ad alzare lo sguardo e ad allargare il cuore”. Celebrando la Messa del giorno nella domenica della Risurrezione del Signore, Leone XIV esorta i 50 mila fedeli presenti in piazza San Pietro e quanti seguono il rito attraverso i media a mettersi “in movimento come Maria di Magdala e come gli Apostoli”, per poter “scoprire che il sepolcro di Gesù è vuoto, e perciò in ogni morte che sperimentiamo c’è anche spazio per una nuova vita che sorge”.

LEGGI QUI IL TESTO INTEGRALE DELL’OMELIA DI PAPA LEONE XIV

I fedeli in Piazza San Pietro per la celebrazione

I fedeli in Piazza San Pietro per la celebrazione (@Vatican Media)

La gioia di risorgere a nuova vita

Nell’assolata mattina del 5 aprile, dal sagrato della Basilica vaticana, Papa Leone presiede per la prima volta la solenne Eucaristia che manifesta la gloria del Cristo risorto. Concelebranti principali sono i cardinali Re e Sandri, rispettivamente decano e vicedecano del Collegio cardinalizio. “La creazione intera risplende oggi di nuova luce – spiega il Pontefice all’omelia -, dalla terra si leva un canto di lode, esulta di gioia il nostro cuore: Cristo è risorto dalla morte e, con Lui, anche noi risorgiamo a vita nuova!”

Lo simboleggiano all’altare il cero pasquale acceso durate la veglia della Notte del Sabato Santo, l’icona del Santissimo Salvatore, la proclamazione del Vangelo in latino e in greco. Anche agli addobbi floreali, offerti per il quarantesimo anno dai vivaisti olandesi, sono un tripudio di colori: tulipani, narcisi, giacinti, viole, rose, rami di salice e di eucalipto sono la rappresentazione di una nuova esistenza.

La speranza non viene meno davanti agli abissi della morte

L’annuncio pasquale, prosegue il Papa, “abbraccia il mistero della nostra vita e il destino della storia e ci raggiunge fin dentro gli abissi della morte, da cui ci sentiamo minacciati e a volte sopraffatti”.

Esso ci apre alla speranza che non viene meno, alla luce che non tramonta, a quella pienezza di gioia che niente può cancellare: la morte è stata vinta per sempre, la morte non ha più potere su di noi!

La zavorra dei peccati e il peso delle delusioni

Messaggio forte, commenta Leone XIV, “non sempre facile da accogliere… perché il potere della morte ci minaccia sempre, dentro e fuori”. Riguardo alle minacce interne il Vescovo di Roma cita “la zavorra dei peccati” che “impedisce di spiccare il volo”; “le delusioni o le solitudini” che “prosciugano le speranze”; “le preoccupazioni o i risentimenti” che “soffocano la gioia di vivere”; ma anche la tristezza, la stanchezza, il sentirsi “traditi o rifiutati” o il dover “fare i conti con la nostra debolezza, con la sofferenza, con la fatica di ogni giorno” o con la sensazione “di essere finiti in un tunnel di cui non vediamo l’uscita”.

Il mondo schiacciato dalla violenza e dall’idolatria del profitto

Ma sono soprattutto le minacce esterne della morte, dice ancora il Papa, a essere “sempre in agguato”:

La vediamo presente nelle ingiustizie, negli egoismi di parte, nell’oppressione dei poveri, nella scarsa attenzione verso i più fragili. La vediamo nella violenza, nelle ferite del mondo, nel grido di dolore che si leva da ogni parte per i soprusi che schiacciano i più deboli, per l’idolatria del profitto che saccheggia le risorse della terra, per la violenza della guerra che uccide e distrugge.

Papa Leone XIV durante la Messa del giorno nella domenica di Pasqua

Papa Leone XIV durante la Messa del giorno nella domenica di Pasqua (@Vatican Media)

La Risurrezione si fa spazio nell’oscurità dei tempi

Da qui la centralità della Pasqua nella vita del cristiano:

Il Signore è vivo e rimane con noi. Attraverso fessure di risurrezione che si fanno spazio nelle oscurità, Egli consegna il nostro cuore alla speranza che ci sostiene: il potere della morte non è il destino ultimo della nostra vita.

Un nuovo inizio

Leone XIV cita in proposito Papa Francesco, rileggendo il n. 276 della sua prima esortazione apostolica, Evangelii gaudium, per assicurare come la Pasqua sia “la nuova creazione operata dal Signore Risorto”, quel “nuovo inizio”, che rende “la vita finalmente eterna” grazie alla “vittoria di Dio sull’antico Avversario”. Perché, “di questo canto di speranza oggi abbiamo bisogno. E siamo noi, risorti con Cristo, che dobbiamo portarlo per le strade del mondo”.

La preghiera per la pace e per i poveri

Ecco allora l’invito conclusivo a correre “come Maria di Magdala”, portando ovunque “la gioia della risurrezione, perché dovunque aleggia ancora lo spettro della morte possa splendere la luce della vita”. Suggestioni che riecheggiano anche nella preghiera dei fedeli, dove vengono elevate intenzioni in diverse lingue. In particolare, in arabo si prega per la Chiesa, affinché “la comunità cristiana sperimenti nella gioia l’incontro con Cristo risorto e mostri a tutti i frutti della sua Pasqua”; in cinese per i popoli dilaniati dalla guerra, affinché “le Nazioni vedano cessati i conflitti che accrescono l’odio e promossa la pace su tutta la terra”; e in portoghese per quanti soffrono a causa della povertà, perché “siano garantiti da un’equa distribuzione di tutte le risorse e assicurati del necessario per una vita dignitosa”.

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