Tra la confessione di Claudio Carlomagno e il tragico suicidio di Maria Messenio e Pasquale Carlomagno, gli inquirenti scavano nelle “zone d’ombra” a caccia dell’arma del delitto e di possibili complicità.
di Redazione
EN24 – Il femminicidio di Federica Torzullo ha smesso di essere “solo” un caso di cronaca nera locale per trasformarsi in una tragedia shakespeariana che ha travolto due famiglie e un’intera comunità. Mentre Claudio Carlomagno, reo confesso, resta sorvegliato a vista in carcere, il peso dell’orrore sembra aver schiacciato i suoi genitori, Maria Messenio e Pasquale Carlomagno, trovati senza vita nella loro villetta di Anguillara Sabazia.
Maria Messenio, volto noto della politica locale e fino a pochi giorni fa Assessora alla Sicurezza di Anguillara, aveva rassegnato le dimissioni subito dopo l’arresto del figlio. Di origini altamurane lei, lucano il marito Pasquale, titolare di una ditta di scavi, rappresentavano una famiglia radicata e rispettata.
Tuttavia, il loro nome era finito tra le pieghe dell’ordinanza di custodia cautelare. Le telecamere di sorveglianza avevano infatti immortalato un furgone della ditta di famiglia transitare nei pressi della villa del delitto proprio nelle ore cruciali, soffermandosi per nove minuti. Movimenti, orari e spostamenti di mezzi pesanti che avevano acceso un faro sulla posizione dei coniugi, i quali avrebbero potuto essere sentiti a breve dagli inquirenti come persone informate sui fatti. Il loro suicidio, avvenuto prima di qualsiasi convocazione ufficiale, aggiunge un carico di disperazione a una vicenda già insostenibile.
Nonostante la confessione di Claudio Carlomagno, il lavoro della Procura e dei Carabinieri non è affatto concluso. Esistono discrepanze e silenzi che gli investigatori considerano “zone d’ombra”. Al centro delle ricerche c’è l’arma del delitto: un coltello che il killer sostiene di aver gettato in una zona impervia di Osteria Nuova.
Proprio ieri, il Nucleo Subacquei di Roma ha setacciato i corsi d’acqua dell’area con l’ausilio di metal detector, cercando di dare corpo a una ricostruzione che manca ancora di un tassello fondamentale. La domanda che aleggia nelle stanze della Procura è se il killer abbia agito in totale solitudine anche nelle fasi successive all’omicidio — quelle relative all’occultamento delle prove — o se qualcuno, consapevolmente o per un tragico istinto di protezione, possa averlo aiutato.
Una ricostruzione millimetrica
L’indagine si gioca sui minuti. L’occhio elettronico delle telecamere ha tracciato un perimetro temporale strettissimo:
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09:29: Un mezzo Iveco esce dal deposito della ditta Carlomagno.
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10:05: Claudio Carlomagno viene ripreso a piedi vicino a casa sua.
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14:00: Il rientro definitivo a casa dell’uomo, accompagnato da una persona non ancora identificata.
Proprio l’identità di questa “persona non identificata” e i movimenti dei mezzi aziendali sono il fulcro su cui ruota il sospetto di responsabilità terze nella fase post-delitto.

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