Meloni a Parigi con i «volenterosi» Gli Usa: garanzie di sostegno a Kiev

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Tra il vertice dei consiglieri a Kiev e l’imminente summit di Parigi, l’Ucraina definisce con gli alleati un piano decennale da 800 miliardi di dollari e nuovi assetti difensivi.

di Redazione

(EN24) – La diplomazia ucraina non si ferma e stringe i tempi per consolidare l’asse con i partner occidentali. In un momento cruciale per le sorti del conflitto, Kiev è diventata l’epicentro di un intenso lavorio negoziale che mira a definire non solo i termini di una futura pace, ma soprattutto le fondamenta della sopravvivenza economica e militare del Paese nel prossimo decennio.

Ieri, la capitale ucraina ha ospitato i consiglieri per la sicurezza di quindici nazioni, inclusa l’Italia, insieme ai vertici di UE e NATO. Al centro del tavolo, coordinato dal capo delegazione Rustem Umerov, tre pilastri fondamentali: l’elaborazione dei documenti quadro per la pace, la sicurezza nazionale e la ripresa economica.

Proprio sul fronte economico è emersa la cifra della sfida: secondo il ministro dell’Economia Oleksiy Sobolev, l’Ucraina necessiterà di un pacchetto di sostegno da 800 miliardi di dollari nei prossimi dieci anni. Un investimento massiccio che, come sottolineato da Umerov, servirà a garantire “la sostenibilità a lungo termine dello Stato” attraverso la creazione di posti di lavoro e la ricostruzione industriale.

All’incontro ha partecipato in videocollegamento anche l’inviato speciale americano Steve Witkoff, segno di un dialogo costante con Washington, nonostante le recenti dichiarazioni del presidente Donald Trump. Quest’ultimo ha espresso una crescente frustrazione verso il Cremlino, affermando senza mezzi termini: “Non sono contento di Putin. Sta uccidendo troppe persone”.

Parallelamente ai dossier economici, Kiev blinda il proprio futuro militare. Il Capo di Stato Maggiore, Andriy Gnatov, ha confermato il raggiungimento di un accordo bilaterale con gli Stati Uniti per la modernizzazione e l’approvvigionamento delle forze armate.

Ma la vera novità diplomatica emerge dai colloqui tra il presidente Volodymyr Zelensky e il premier britannico Keir Starmer. Oltre alla gestione dei 2,5 miliardi di sterline derivanti dalla vendita del Chelsea – fondi che Londra intende sottrarre all’oligarca Abramovich per destinarli alla ricostruzione – i due leader hanno discusso il dispiegamento di una forza multinazionale in Ucraina che dovrebbe garantire la stabilità nei giorni immediatamente successivi a un eventuale cessate il fuoco.

Mentre prepara il vertice dei leader a Parigi per il prossimo 6 gennaio (la cosiddetta “Coalizione dei Volenterosi”, a cui parteciperà anche Giorgia Meloni), Zelensky continua l’opera di pulizia e rinnovamento interno.

Per combattere i sospetti di corruzione e aumentare l’efficienza bellica, il presidente ha promosso un rimpasto di peso: Mykhailo Fedorov, già artefice della rivoluzione digitale ucraina, è il nuovo ministro della Difesa. La sua missione è chiara: trasferire l’esperienza accumulata nella guerra dei droni alla gestione strutturale delle forze armate. Al contempo, l’ex titolare della Difesa Denys Shmyhal viene dirottato al Ministero dell’Energia, settore nevralgico sotto costante attacco russo. Il cambiamento tocca anche il territorio, con nuovi vertici nominati in cinque regioni chiave (Vinnytsia, Dnipro, Poltava, Ternopil e Chernivtsi).

L’Ucraina si presenta dunque all’appuntamento di Parigi con una struttura di governo rinnovata e richieste chiare: garanzie di sicurezza immediate e un piano di investimenti senza precedenti per trasformare la tregua in una pace duratura.

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