Vito e Rosanna Angelillo non hanno mai creduto alla tesi del suicidio e alla richiesta di archiviazione della Procura hanno presentato un ricorso. Il gip ha così predisposto un supplemento di indagine
Al suicidio di Patrizia Nettis i suoi genitori, Vito e Rosanna Angelillo, non hanno mai creduto. Da quella notte tra il 28 e il 29 giugno di due anni fa chiedono che venga fatta piena luce sui punti ancora oscuri della vicenda. Alla richiesta di opposizione da parte della Procura, la famiglia ha presentato opposizione.
Da allora è cominciata una lunga attesa. Per quasi un anno ha aspettato la decisione del gip, arrivata ieri, con la disposizione di un supplemento di indagine su alcuni degli aspetti segnalati nell’atto di opposizione. «Sicuramente la decisione di proseguire le indagini accende una nuova luce sulle stesse, che dal primo momento sono state caratterizzate, in un certo senso, da tenebre. Questa nuova luce è un fatto positivo perché la verità che da due anni e mezzo stiamo cercando serve a restituire dignità alla morte di Patrizia e ristoro al dolore nostro e di tutte le persone che in questi due anni e mezzo non hanno mai cessato di manifestare interesse, solidarietà e desiderio di giustizia per questa triste vicenda».
Come avete accolto questa notizia?
«Dopo quasi un anno la risposta della gip con la disposizione di un supplemento di indagine relativa ad alcuni aspetti che noi avevamo indicato nella nostra richiesta di opposizione all’archiviazione sicuramente ci giunge come un fatto positivo».
«Certamente aspettavamo un atto da parte della gip perché doveva comunque esprimersi. Non sapevamo se si trattasse di un’archiviazione o di un proseguimento delle indagini»
Siete soddisfatti?
«Ovviamente abbiamo sempre creduto che fosse necessario e abbiamo sperato che ci fosse un proseguimento, approfondendo tutti gli aspetti che avevamo indicato nell’atto di opposizione alla richiesta di archiviazione».
Su quali aspetti restano ancora delle riserve?
«Il fatto che la gip non abbia disposto esami scientifici, cioè il disseppellimento del corpo e l’autopsia, ci lascia non contenti. Perché abbiamo sempre ritenuto fondamentale quell’esame, al fine di stabilire la verità su quanto è accaduto quella notte».
Quali sono invece i punti rilevanti?
«L’aspetto che mira ad accertare la posizione dei telefoni cellulari del sindaco Francesco Zaccaria e dell’indagato Riccardo Argento nella notte tra il 28 e il 29 giugno di due anni fa attraverso lo studio delle celle telefoniche e degli indirizzi ip è fondamentale, perché entrambi gli uomini hanno usato whatsapp per intrattenere uno scambio di messaggi che è partito all’1.19 ed è terminato alle 3 e mezza. Dunque capire dove si trovassero quei telefoni quella notte è importante e non è escluso che dall’analisi di questi dati si possa poi giungere a indizi necessari per poter procedere all’autopsia sul corpo di Patrizia».
E poi?
«Bisogna anche considerare che è stato disposto un supplemento di indagine tecnica sul telefono cellulare di Patrizia attualmente ancora sequestrato dalla Procura: se mai si riuscisse ad accedere a quel telefono e a farne una copia forense, sicuramente emergerebbero dati importantissimi ai fini del prosieguo di questa indagine. Speriamo bene».
Cosa vi aspettate adesso?
«La nostra speranza è che si possano creare i presupposti per arrivare all’autopsia».
FONTE: CORRIERE DEL MEZZOGIORNO

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