Il Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica interviene sul provvedimento che ha scatenato la reazione di enti locali e associazioni ambientaliste.
di Redazione
CEGLIE MESSAPICA (EN24) – La complessa vicenda dell’ex Ilva è tornata al centro del dibattito nazionale. Il Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin, ha affrontato la questione a margine della kermesse “La Piazza” di Affari Italiani. Le sue dichiarazioni si concentrano sull’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) temporanea, definita “ponte“, rilasciata il 17 luglio 2025. Il provvedimento ha suscitato forti critiche, soprattutto da parte degli enti locali di Taranto e delle associazioni ambientaliste, che lo hanno definito un atto di forza e una minaccia per la salute dei cittadini.
Un’AIA tecnica e non politica
Il Ministro ha sottolineato che l’AIA è il risultato di un “lavoro meticoloso” svolto da una commissione indipendente e non politica, ribadendo la natura prettamente tecnica e di merito della valutazione. Ha poi aperto alla possibilità che il provvedimento possa subire modifiche a seguito delle gare per la gestione dello stabilimento, in base ai “nuovi modelli di intervento” che verranno presentati.
L’AIA temporanea consente la continuità produttiva con un limite annuo di 6 milioni di tonnellate di acciaio e impone 470 prescrizioni ambientali e sanitarie. Tuttavia, la decisione è stata presa nonostante il parere contrario di enti locali, che hanno proclamato lo stato di emergenza sanitaria e ambientale. Anche associazioni come Legambiente e PeaceLink sono intervenute, presentando un ricorso alla Commissione Europea per presunta violazione del principio di parità di trattamento nel procedimento.
Energia e sicurezza nazionale
Pichetto Fratin ha affrontato anche il tema dell’energia, ribadendo la posizione dell’Italia sul carbone. Pur riconoscendo che la produzione di energia dal carbone non è economicamente conveniente e ha un impatto ambientale elevato, ha spiegato che lo smantellamento delle centrali a Brindisi e Civitavecchia sarebbe “molto azzardato” in un contesto geopolitico instabile. Le centrali a carbone rappresentano infatti una garanzia per la sicurezza energetica nazionale in assenza di alternative immediate e concrete.
Il ministro ha ribadito l’obiettivo di superare il carbone e ha accennato al ruolo del nucleare di terza generazione avanzata per far fronte alla crescente domanda energetica del Paese, che secondo gli analisti è destinata a raddoppiare nei prossimi 10-15 anni. La strategia del governo si basa su un mix energetico che integra fonti rinnovabili, termoelettrico e, in prospettiva, il nucleare, per garantire autonomia e sicurezza.
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