Puglia, terremoto in Forza Italia: gli ammutinati scrivono a Marina Berlusconi. «Noi pronti a rientrare se D’Attis è fuori»

Lettera a Marina Berlusconi e al vicecapogruppo azzurro alla Camera Mulè, nella quale ex dirigenti ed ex simpatizzanti di Fi si dicono pronti a rientrare a patto che D’Attis venga rimosso dall’incarico di coordinatore regionale

di Guido Tortorelli

Rientrare sì, ma a condizione di azzerare l’attuale gestione regionale. È questo, in sintesi, il messaggio che un gruppo di ex dirigenti ed ex simpatizzanti di Forza Italia Puglia avrebbe indirizzato a Marina Berlusconi e al vicecapogruppo azzurro alla Camera Giorgio Mulè, nel tentativo di riaprire una fase di ricostruzione del partito sul territorio.

Secondo quanto filtra, sarebbero in molti pronti a «fare un passo indietro» e a riabbracciare la causa azzurra. Tuttavia, la disponibilità sarebbe subordinata a una condizione netta: il superamento dell’attuale guida regionale, affidata a Mauro D’Attis, esponente considerato vicino al segretario nazionale e vicepremier Antonio Tajani.

Una presa di posizione che arriva in un momento già delicato per gli equilibri interni al partito. Il clima, infatti, si è ulteriormente irrigidito all’indomani dell’esito elettorale sulla riforma della giustizia, storica bandiera di Silvio Berlusconi. Nonostante il malcontento, dai vertici regionali prevale per ora il silenzio. L’unico intervento pubblico è stato quello dell’ex parlamentare e coordinatore storico Guido Viceconte, che ha difeso apertamente l’operato di D’Attis.

Nel frattempo, si osservano con attenzione anche gli sviluppi sul piano nazionale. Dopo l’avvicendamento che ha riguardato Maurizio Gasparri come capogruppo forzista al Senato, non si esclude che possano emergere nuove richieste di discontinuità anche nelle articolazioni territoriali del partito.

Sul fronte politico locale, invece, un segnale – seppur indiretto – è arrivato dai social. L’ex candidato presidente della Regione per il centrodestra, Luigi Lobuono ha pubblicato una foto insieme a Tajani, ribadendo la propria vicinanza al partito. Un gesto che arriva a poche settimane dalla sua nomina a consulente di Palazzo Chigi per le politiche di sviluppo industriale.

In controluce, resta l’obiettivo dichiarato della fronda: costruire un partito più aperto, inclusivo e autenticamente liberale, rilanciando al tempo stesso la presenza e l’organizzazione sui territori.

Intanto, alcuni stralci della lettera – pubblicati da Repubblica – delineano un quadro fortemente critico. Il documento elenca dieci punti di debolezza, tra cui il «crollo del consenso elettorale», le «fragilità della leadership», il «collasso organizzativo» e la «perdita della classe dirigente». Da qui la proposta di rilancio: «Numerosi ex dirigenti e amministratori locali, anche protagonisti delle recenti battaglie garantiste insieme alle Camere penali – si legge – si dichiarano pronti a rientrare nel partito».
Una disponibilità, però, vincolata a condizioni precise, «superamento dell’attuale gestione regionale, apertura reale e non formale del partito, valorizzazione del merito e costruzione di una nuova classe dirigente credibile». In caso contrario, si avverte, «il processo di rientro non potrà concretizzarsi».

A pesare è soprattutto il dato elettorale. Forza Italia, in Puglia, è passata dal 20% delle politiche del 2018 all’8% del 2022. Un ridimensionamento significativo, cui si aggiunge il risultato delle regionali, segnato dalla netta affermazione del centrosinistra guidato da Decaro. Non manca, inoltre, una critica alla recente nomina di Lobuono, giudicata da alcuni come un riconoscimento politico non coerente con l’esito delle urne.
Infine, nella lettera si insiste sulla perdita di credibilità della classe dirigente regionale. Tra le criticità segnalate: l’assenza del simbolo di Forza Italia in diversi comuni, scelte contestate nelle candidature e una gestione considerata poco incisiva sul piano amministrativo. «Un ulteriore elemento critico – si legge – riguarda la credibilità del partito: a fronte di una forte esposizione sui temi della legalità e della lotta alla criminalità, alle regionali sono stati candidati soggetti segnalati come impresentabili».

Una contraddizione che, secondo gli estensori del documento, avrebbe alimentato sfiducia e disorientamento tra elettori e militanti, tanto più alla luce del ruolo di D’Attis come vicepresidente della Commissione Antimafia.

 

 

 

FONTE: CORRIERE DEL MEZZOGIORNO

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