Dopo l’esito del Cdm, il Presidente della Repubblica dà l’ok alla soluzione adottata dal governo: “Soluzione giuridicamente ineccepibile, ma si rispetti la Cassazione”
AGI – Mattarella dà il via libera al nuovo decreto sul referendum, dopo una telefonata con Meloni. Il Presidente avrebbe detto alla presidente del Consiglio che la soluzione adottata dal Consiglio dei Ministri per il decreto dei referendum – immutata la data ma modificato il quesito – sarebbe “giuridicamente ineccepibile“. Secondo fonti del Quirinale, infatti, il quesito referendario – uguale per tutti i proponenti – non sarebbe stato sostituito nella sostanza ma solamente integrato. Le stesse fonti del Quirinale sottolineano che il Presidente invita tutti “a rispettare la Cassazione e le sue decisioni”.
L’ok del Capo dello Stato arriva dopo l’esito del Consiglio dei ministri convocato dopo l’ordinanza della Corte di Cassazione che ieri ha accolto le ‘rimostranze’ di chi chiede che ai cittadini vengano indicati gli articoli della Costituzione che saranno modificati. Per maggior chiarezza e rispetto delle regole democratiche: è la tesi dei ricorrenti che auspicavano di avere, così, più tempo per illustrare il loro sostegno al ‘no’ sulla separazione delle carriere dei magistrati e sul Consiglio superiore della magistratura composto a sorteggio per i togati. Ma anche sulla decisione di Palazzaccio lo scontro sulle toghe resta ad alzo zero in vista della consultazione che si aprirà.
La reazione dell’opposizione
La ‘musica’ cambia sul fronte opposto: “Le parole di Galeazzo Bignami, colme di arroganza e protervia, confermano l’obiettivo della modifica costituzionale sottoposta al voto referendario: addomesticare la magistratura libera e indipendente, sottometterla al potere politico, punire i reprobi con odiose liste di proscrizione, concentrare il potere su una sola persona. Un disegno eversivo dell’ordine costituzionale fondato sulla separazione dei poteri. Gli italiani non vogliono tornare indietro di 100 anni, e per questo il 22 e 23 marzo diranno no”, dice il senatore del Pd, Marco Meloni. “L’Ufficio Centrale per il Referendum, costituito presso la Corte di Cassazione e composto da 13 magistrati indipendenti, ieri ha deciso, in piena autonomia, che il quesito proposto dal comitato dei giuristi, sul quale sono state raccolte 546 mila firme, è, rispetto a quello precedentemente adottato, più chiaro e completo. Cosa peraltro fattualmente incontestabile. Colpisce la spaventosa sguaiatezza e aggressività con cui esponenti della maggioranza – tra questi si è distinto Galeazzo Bignami, il capogruppo di Fdi alla Camera che amava vestirsi da gerarca nazista alle feste – chiedono sostegno per il Sì contestando questa decisione con gravi attacchi personali e in totale violazione del principio di separazione e rispetto reciproco tra i poteri dello Stato”, nota il senatore del Pd Dario Parrini, vice presidente della commissione Affari costituzionali a palazzo Madama. “Quello che sta accadendo attorno al referendum sulla riforma della giustizia è una vergogna”, rincara Bonelli di Avs.
Il primo presidente della Cassazione, “illazioni intollerabili”
“Le decisioni degli organi giudiziari possono essere sempre criticate sul piano tecnico con argomenti giuridici. Per contro, non sono tollerabili illazioni sul piano personale nei confronti dei giudici, che si risolvono in una delegittimazione della funzione giurisdizionale”. Lo dichiara in una nota il primo presidente della Cassazione Pasquale D’Ascola, sottolineando che “ciò è ancora più grave nei confronti del collegio dell’Ufficio centrale per il referendum, la cui composizione è predeterminata direttamente ed esclusivamente dalla legge”.
Il Comitato dei 15 promotori del nuovo quesito referendario, una forzatura mantenere ferma la data
“La decisione del Cdm di mantenere ferma la data del referendum già fissata, pur modificando il quesito secondo le indicazioni dell’ordinanza dell’Ufficio centrale per il referendum che ha dichiarato pienamente legittima la nostra richiesta, non consente di usufruire pienamente del termine minimo di 50 giorni previsto dalla legge per la campagna referendaria, e non tiene conto della volontà dei 546.463 firmatari di essere correttamente informati”: lo lamenta in una nota Carlo Guglielmi, portavoce del Comitato dei 15 promotori del nuovo quesito referendario. “Prendiamo atto di tale decisione”, ha aggiunto, “che rappresenta, a nostro avviso, una forzatura e ci riserviamo di spiegare, durante i prossimi incontri, per quali numerosissime ragioni sia opportuno votare No”. “La battaglia – conclude – non deve essere sulla data, ma sull’esito referendario, e anche questa vicenda contribuisce a far capire chiaramente l’assoluta necessita’ di difendere la nostra democrazia costituzionale”.

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