Scacco al re di Caracas: il mondo si spacca sulla “resa” di Maduro

Xi Jinping

Mentre Israele e Milei celebrano la caduta del “dittatore”, Pechino e Mosca gridano al colpo di Stato. Trump ridisegna i confini della legalità internazionale, lasciando l’Europa nel limbo.

DI REDAZIONE ESTERI

NEW YORK – Il muro di impunità che per anni ha protetto Nicolás Maduro è crollato all’alba di sabato. Il leader bolivariano, per il quale pendeva una taglia multimilionaria e un pesante atto d’accusa federale dal 2020, non è più l’uomo forte di Caracas. È un detenuto in attesa di giudizio. Insieme alla moglie, Cilia Flores, Maduro è stato trasferito in una prigione federale di New York, dove dovrà rispondere di narcotraffico internazionale e associazione a delinquere con finalità terroristiche.

L’operazione statunitense non ha rimosso solo un leader, ma ha scoperchiato il vaso di Pandora delle tensioni globali, tracciando una linea netta tra chi vede in Trump il “leader del mondo libero” e chi lo accusa di aver calpestato il diritto internazionale.

La reazione più dura è arrivata da Pechino. Il ministero degli Esteri cinese ha condannato fermamente quello che definisce un «uso egemonico della forza», accusando Washington di aver violato la sovranità di uno Stato sovrano e di minacciare la pace nell’intero scacchiere caraibico.

Non meno veemente la Russia. Sergey Lavrov ha espresso «ferma solidarietà» al popolo venezuelano, chiedendo l’immediata liberazione di Maduro, definito «presidente legittimamente eletto». Mosca e Teheran vedono nel blitz di Trump un precedente pericoloso che scardina la Carta delle Nazioni Unite, una posizione condivisa dal Segretario Generale dell’ONU, Antonio Guterres, che ha invocato il ritorno al dialogo.

Il continente sudamericano sta vivendo ore di altissima tensione:

  • Il Fronte del No: Brasile, Messico e Cuba guidano la rivolta diplomatica. Lula ha definito l’atto «inaccettabile», mentre l’Avana parla di «terrorismo di Stato» e teme il collasso economico senza il supporto di Caracas.

  • La trincea colombiana: Gustavo Petro, temendo un’ondata migratoria senza precedenti, ha schierato l’esercito e i servizi assistenziali lungo il confine.

  • La festa dei “Libertari”: All’estremo opposto, Javier Milei ha celebrato la cattura con il suo iconico «Viva la libertad, carajo!», vedendo nell’azione di Trump la fine di un incubo populista per la regione.

Mentre Israele saluta con soddisfazione l’operazione e il francese Macron si dice «soddisfatto», il resto d’Europa appare paralizzato. La Spagna invoca una de-escalation che appare ormai fuori tempo massimo, mentre il Regno Unito di Starmer prende le distanze da ogni coinvolgimento operativo.

Il dibattito politico si accende però all’interno delle istituzioni UE. La vicepresidente dell’Eurocamera, Pina Picerno, ha lanciato un monito: «Trump, Putin e Xi si stanno spartendo il mondo in sfere di influenza». Una critica che però si scontra con la realtà dei fatti sottolineata dai sostenitori del tycoon: mentre l’Europa ha condannato Maduro a parole per anni, Trump ha “risolto la pratica” in una notte.

«La Dottrina Monroe è una cosa importante, ma l’abbiamo superata. Ora chiamatela Dottrina Donroe», ha ribadito Trump da Mar-a-Lago.

La cattura di Maduro conferma che l’amministrazione Trump non intende gestire le crisi internazionali attraverso i lunghi e spesso sterili canali del multilateralismo, ma tramite un realismo muscolare. Il Venezuela diventa così il laboratorio di un nuovo ordine mondiale dove la forza statunitense non viene usata per esportare democrazia, ma per salvaguardare interessi nazionali e sicurezza regionale, a costo di scontrarsi frontalmente con il blocco eurasiatico.

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