«Basta silenzi sulla nostra storia. La città attende risposte concrete, non promesse disattese»
di Redazione
TARANTO (EN24) – In seno al Consiglio Comunale di Taranto, l’attività di Tiziana Toscano si muove lungo un solco preciso: la tutela dell’identità nazionale e l’esercizio di un’opposizione costruttiva ma rigorosa. Come esponente di Fratelli d’Italia, la Vice Presidente dell’assise cittadina ha recentemente promosso un’iniziativa volta a restituire centralità a una pagina dolorosa della storia del Paese, richiamando al contempo l’amministrazione a una maggiore chiarezza sulla gestione dei servizi pubblici.
Una panchina tricolore per non dimenticare
L’iniziativa, depositata dal gruppo consiliare di Fratelli d’Italia con Tiziana Toscano come prima firmataria — affiancata dal capogruppo Giampaolo Vietri e dal consigliere Luca Lazzàro — propone l’installazione di una panchina tricolore in memoria del 10 febbraio. Un segno tangibile per commemorare gli italiani del confine orientale e il sacrificio di Norma Cossetto.

Da sx: Luca Lazzaro, Giampaolo Vietri e Tiziana Toscano
«Chiediamo alla Giunta un atto di rispetto verso i nostri connazionali vittime di odio disumano — spiega la Toscano — perché la memoria non sia storicamente selettiva, ma diventi un patrimonio condiviso per la comunità tarantina».
In occasione della presentazione della mozione, abbiamo approfondito con la Vice Presidente le ragioni della sua attività e l’attuale scenario politico cittadino.
Presidente, perché avete scelto proprio una panchina tricolore per ricordare i martiri delle Foibe? Pensa che un segno così visibile in città possa aiutare i cittadini, specialmente i più giovani, a non dimenticare questa parte della nostra storia?
«Questa iniziativa è stata promossa già in molti comuni italiani. La panchina, di per sé, svolge una funzione semplice, ma il suo valore sta soprattutto nel contesto in cui viene collocata: quello della socialità. Le piazze e gli spazi pubblici servono a radunare le persone, giovani e anziani, e diventano luoghi di incontro e di dialogo.
Personalmente ho sempre apprezzato il confronto con chi è più grande di me, perché ha molto da raccontare, anzi direi da insegnare. Credo che anche attraverso simboli visibili e quotidiani si possa favorire questo passaggio di memoria tra generazioni. Per questo, ne approfitto per lanciare un appello ai giovani: siate meno selettivi e più imparziali, non lasciatevi condizionare dalle mode del momento e cercate sempre di ragionare con la vostra testa. Anche se alcune stragi vengono spesso lette attraverso categorie o colori politici, di fronte alla morte e alla sofferenza dovremmo essere tutti più rispettosi e uniti nel ricordo. La memoria non deve dividere, ma aiutare a comprendere la storia per costruire un futuro più consapevole.»

Magliano de’ Marsi (AQ) – La panchina tricolore per omaggiare Norma Cossetto e le vittime delle foibe

Lei ha parlato di un ‘silenzio’ durato troppo tempo su queste vicende. Con questa mozione, Fratelli d’Italia punta a rendere questa memoria un patrimonio di tutti i tarantini, oltre ogni bandiera politica? Qual è l’obiettivo finale che vi siete posti?
«La storia, per quanto si cerchi di renderla una materia oggettiva, purtroppo è stata spesso strumentalizzata e condizionata da interpretazioni di parte. Motivo per cui, per troppi anni, su alcuni temi come questi è calato il silenzio: al di là dei colori politici, credo sia doveroso denunciare quanto è accaduto. Si pensi alle persecuzioni degli istriani, fiumani e dalmati, brutalmente uccisi.
La cosa più agghiacciante è che non esista una cifra ufficiale delle vittime: lo storico Raoul Pupo indica in circa 5.000 il numero degli italiani morti, mentre si stima che furono almeno 250.000 le persone che lasciarono l’Istria, perdendo le loro proprietà e ritrovandosi esuli in Italia nel Dopoguerra. Non avere cifre ufficiali ci dimostra quanto si operasse “sotto banco”. E tutto questo solo perché avevano la colpa di essere italiani e agli occhi dei titini prima, e di parte di molti italiani poi, venivano considerati conniventi con il Fascismo. Connazionali che, una volta tornati in Italia, con sé non avevano altro che valigie con indumenti e poco altro. Il governo dell’epoca si occupò di smistarli in varie regioni tramite treni speciali; lungo le stazioni erano spesso oggetto di contestazioni, sempre per la stessa ragione: che fossero fascisti. Ancora, si pensi alla tragedia di Norma Cossetto, l’Ifigenia italiana, che venne seviziata e uccisa perché era la figlia di dirigente locale del Partito Nazionale Fascista. Con questo vorrei dire che la storia è fatta di esseri umani che in quanto tali commettono degli errori per cui non esistono giustificazioni, ma credo sia altrettanto grave oscurarne alcune parti.»

Tiziana Toscano (Foto Studio Ingenito)
A circa nove mesi dall’elezione del sindaco Bitetti, che voto dà al suo operato? Secondo lei, la giunta sta dando la giusta attenzione alle proposte che arrivano dall’opposizione?
«Lascio ai cittadini il giudizio su di noi e sul modo in cui stiamo tenendo testa a un’amministrazione che, in campagna elettorale, ha fatto molte promesse, molte delle quali sono state disattese. La più clamorosa: Bitetti disse che entro 100 giorni dalla sua proclamazione la città sarebbe stata pulita. A oggi non è così; si percepisce ancora molta confusione, tra strade poco pulite e un modo di operare incerto, dentro e fuori dal management.
Si tratta di un’azienda che presenta grosse difficoltà e che dovrebbe affrontarle quanto prima. Del contratto di servizio non vi è traccia, tanto che a fine anno è stato prorogato ancora una volta quello vecchio. Anche l’urbanistica è ancora in fieri, senza contare che i risultati di alcuni cantieri sono sotto gli occhi di tutti. Alcuni provvedimenti sono stati prima diramati e poi ritirati: c’è molta confusione, si naviga a vista. Si compiono alcune scelte, per altre si fanno passi indietro. Si istituiscono tavoli, apparentemente senza profitto, e si delegano incarichi. Ripeto, non c’è chiarezza né continuità. La città non ha bisogno di questo, di navigare a vista, ora come non mai dev’esserci un punto fermo (la politica) che sappia guidare la rotta con serietà e fermezza.»

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