La Procura svizzera accusa i coniugi Moretti di omicidio colposo e incendio: il locale “Le Constellation” non aveva la licenza da discoteca e le uscite di sicurezza erano sbarrate.
DI REDAZIONE
CRANS-MONTANA (SVIZZERA) – Quella che doveva essere la festa più attesa dell’anno si è trasformata in un inferno di fiamme e fumo, costando la vita a 40 giovani e il ferimento grave di altri 121. Oggi, mentre il dolore delle famiglie si fa insopportabile, l’inchiesta della Procura cantonale del Vallese entra nel vivo: i titolari del locale Le Constellation, i coniugi francesi Jessica e Jacques Moretti, sono ufficialmente indagati per omicidio, lesioni personali e incendio a titolo colposo per negligenza.
Secondo le prime ricostruzioni degli inquirenti, il rogo sarebbe stato innescato dalle classiche candele scintillanti poste sulle bottiglie di champagne. Le scintille avrebbero raggiunto il soffitto, rivestito da un materiale fonoassorbente sintetico non ignifugo che ha propagato le fiamme in pochi istanti. Quello che era un seminterrato affollato di adolescenti è diventato in pochi secondi una trappola senza via d’uscita.
Il nodo centrale dell’inchiesta risiede nella natura stessa del locale situato in Rue Central 35. Dalle visure camerali emerge una realtà sconcertante: Le Constellation non era una discoteca. La licenza autorizzava esclusivamente attività di ristorazione e somministrazione di bevande (cocktail bar).
Questo dettaglio non è formale, ma sostanziale: le norme di sicurezza antincendio e la gestione delle vie di fuga per un lounge bar sono drasticamente meno rigide di quelle richieste per una sala da ballo. Nonostante ciò, il locale veniva regolarmente utilizzato per eventi con centinaia di persone, ben oltre la capacità e la destinazione d’uso prevista.

Numerose sono le testimonianze che aggravano la posizione dei Moretti:
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Uscite di sicurezza: Alcuni soccorritori hanno riferito di aver trovato la porta sul retro chiusa a chiave, impedendo la fuga della folla in preda al panico.
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Ristrutturazioni sospette: Il locale era stato rinnovato nel 2015 dallo stesso Jacques Moretti in soli 100 giorni. Si sospetta che, per fare spazio agli arredi, il vano scale sia stato ristretto, violando i parametri minimi di sicurezza.
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Controlli carenti: Sebbene i titolari si difendano dichiarando di aver superato tre controlli in dieci anni, resta da capire se tali ispezioni fossero tarate per un tranquillo bar o per la discoteca abusiva che il locale era diventato.
Mentre le autorità svizzere mantengono il massimo riserbo e applicano la presunzione di innocenza (non sono state disposte misure cautelari), l’Ambasciatore italiano in Svizzera, Gian Lorenzo Cornado, ha espresso perplessità sulla gestione della sicurezza: “In Italia abbiamo procedure severissime e servizi di vigilanza interna; è difficile immaginare un locale notturno gestito in questo modo nel nostro Paese”.
Ora la parola passa ai periti, che dovranno stabilire come sia stato possibile che un seminterrato imbottito di plastica nera e privo di licenza idonea potesse ospitare centinaia di ragazzi sotto gli occhi di tutti.

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