Trump minaccia l’Iran: «Accordo sul nucleare o colpiamo»

La portaerei Uss Lincoln

Una massiccia flotta americana si dirige verso Teheran, mentre il cancelliere tedesco Merz avverte: «il regime ha i giorni contati»

di Redazione

Il braccio di ferro tra Washington e Teheran entra in una fase critica. Il presidente Donald Trump ha alzato drasticamente i toni, minacciando un attacco «con velocità e violenza» qualora l’Iran non accetti nuove, rigorose condizioni sul proprio programma nucleare e militare. Dal suo social Truth, il presidente ha annunciato l’invio di una “massiccia Armata”, guidata dalla portaerei Abraham Lincoln, definendola superiore persino a quella mobilitata recentemente per la crisi in Venezuela.

Le tre richieste della casa bianca

Secondo fonti diplomatiche, l’amministrazione Trump ha posto tre condizioni non negoziabili per evitare lo scontro:

  1. Stop permanente a ogni forma di arricchimento dell’uranio.

  2. Limiti severi alla gittata e al numero di missili balistici in dotazione a Teheran.

  3. Cessazione del sostegno alle milizie regionali come Hamas, Hezbollah e Houthi.

In questa lista spicca l’assenza di riferimenti ai diritti dei manifestanti iraniani, segnale di un approccio focalizzato esclusivamente sulla sicurezza strategica e sul disarmo.

La posizione di Merz e la cautela di Rubio

Il cancelliere tedesco Friedrich Merz è intervenuto sulla crisi, dichiarando che un regime capace di mantenersi al potere solo attraverso il terrore e la forza bruta contro i propri cittadini «ha i giorni contati». Una visione condivisa in parte dal segretario di Stato Usa, Marco Rubio, il quale ha però invitato alla riflessione: sebbene il regime sia economicamente al collasso e più debole che mai, il vuoto di potere che seguirebbe a un’eventuale caduta della Guida Suprema Ali Khamenei renderebbe lo scenario «molto più complesso del Venezuela».

La risposta di Teheran: «dito sul grilletto»

La Repubblica Islamica non ha tardato a rispondere. Il ministro degli Esteri, Abbas Araghchi, ha avvertito che le forze armate iraniane sono pronte a rispondere immediatamente a qualsiasi aggressione, sottolineando che «la diplomazia non può ottenere risultati attraverso le minacce militari».

Da Teheran arriva un monito chiaro: qualsiasi azione militare americana sarebbe considerata «l’inizio di una guerra» che coinvolgerebbe inevitabilmente anche Israele e destabilizzerebbe l’intera regione del Golfo.

Uno scenario imprevedibile

Sebbene l’Iran possa essere disposto a trattare sulla riduzione dei fondi alle milizie a causa della crisi economica, i missili balistici sono considerati un asset difensivo irrinunciabile. La percezione di una minaccia esistenziale per il regime rende oggi Teheran un attore più imprevedibile che in passato, aumentando il rischio che un errore di calcolo da ambo le parti possa innescare un conflitto su vasta scala.

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