Rivoluzione sindacale con l’elezione della 37enne Valentina Falcone alla guida della Rsu dello stabilimento più grande del Ministero della Difesa, che tra pensionamenti e carenze d’organico oggi conta meno di 800 dipendenti
All’Arsenale Militare Marittimo di Taranto il tempo si misura sulle banchine e nelle officine, tra carenze d’organico e pensionamenti che da anni assottigliano la forza lavoro. A fronte di una pianta organica di 1.500 unità, i dipendenti sono oggi meno di 800. In questo scenario, lo stabilimento più grande del Ministero della Difesa affida per la prima volta la guida della Rsu a una donna: Valentina Falcone, 37 anni, ex militare transitata nei ruoli civili, raccoglie l’eredità di Ignazio Barbuto, storico coordinatore dopo quarant’anni di militanza. Un passaggio che ha il sapore del ricambio generazionale.
Falcone, la sua elezione segna una discontinuità. Che significato ha?
«Ho scelto di fare un passo avanti invece che uno indietro; ho scelto di mettermi al servizio dell’Arsenale e di questa comunità. Non siamo qui per gestire un declino, ma per rivendicare un futuro».
È la prima donna alla guida della Rsu. È un fatto simbolico o sostanziale?
«È entrambe le cose. Nell’Arsenale lavorano donne, civili e militari, ma il coordinamento è sempre stato maschile. Oggi si apre una fase nuova, frutto di una scelta condivisa dai colleghi. Era il momento di questo passaggio».
Il nodo resta l’organico.
«Senza turnover reale il rischio è lo svuotamento progressivo delle competenze. Da 25 anni viviamo una vertenza che riguarda non solo i lavoratori ma l’intero territorio ionico. Lo spettro delle esternalizzazioni incombe e può compromettere attività strategiche per il mantenimento della flotta».
Qual è la prima mossa del nuovo corso?
«Ho chiesto un incontro urgente al sindaco di Taranto. Proponiamo l’istituzione di una cabina di regia permanente in Comune che coinvolga istituzioni, Marina e parti sociali. La vertenza Difesa deve diventare una priorità strutturale, non un tema da campagna elettorale».
All’esterno c’è chi parla di declino irreversibile.
«L’Arsenale non è morto. È un polo industriale fondamentale, il più grande della Difesa, e svolge un ruolo sociale oltre che produttivo. Chi vede solo il muro di cinta non conosce il lavoro che si svolge all’interno, la manutenzione delle unità navali, le professionalità civili che garantiscono operatività alla Marina».
Che cosa si aspetta da questo incarico?
«Collaborazione e ascolto. Porterò la voce dei lavoratori ovunque sarà necessario. L’Arsenale è parte della storia di Taranto da oltre un secolo. Può e deve tornare a essere il cuore pulsante della città».
fonte: CORRIERE DEL MEZZOGIORNO

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