Alex Manna era stato l’ultimo a vederla. Fermato dai carabinieri, è crollato durante l’interrogatorio. Aveva indirizzato i sospetti su un 30enne di origine africana con problemi psichiatrici, la cui casa è stata assediata da 50 persone
Ha confessato Alex Manna, il 19enne fermato per l’omicidio della 17enne Zoe Trinchero, trovata senza vita questa notte, tra il 6 e il 7 febbraio, a Nizza Monferrato, nell’Astigiano. Pressato dalle prove raccolte dai carabinieri il ragazzo ha ammesso le sue responsabilità nel pomeriggio alla presenza del Pm di turno del tribunale di Alessandria, Giacomo Ferrando. Il giovane avrebbe anche tentato nelle prime ore di indagine di allontanare i sospetti su di lui parlando di un ragazzo di origine africana con problemi psichiatrici, noto in città, che l’avrebbe aggredito nella notte.
Il ritrovamento
Il corpo della 17enne era stato trovata senza vita in un corso d’acqua vicino a un distributore, sulla strada che da Nizza conduce all’abitato di Incisa. Secondo le prime notizie portava i segni di un trauma cranico e di uno strangolamento, mentre il volto presentava ecchimosi e tracce di percosse. Non sarebbe morta per annegamento.
L’approccio respinto
Sarebbe stata un no di Zoe a spingerlo ad uccidere. Secondo le prime ricostruzioni investigative, i due non avevano una relazione e il giovane risulterebbe già legato a un’altra persona, circostanza che non gli avrebbe impedito di tentare un approccio. Di fronte al rifiuto della ragazza, sarebbe scattata una reazione violenta culminata nell’aggressione mortale. Zoe sarebbe stata colpita ripetutamente al volto con i pugni, avrebbe tentato di urlare – sul corpo le lesioni sarebbero compatibili con un tentativo di difesa – ma sarebbe stata infine strangolata. Il giovane ora è nel carcere di Alessandria.
La serata a casa di amici
Zoe Trinchero abitava a Nizza Monferrato e lavorava nel bar della stazione. Aveva trascorso la serata in alcuni locali e case di amici in città. Ad accorgersi per primo della presenza del corpo della ragazza nel rio Nizza era stato un residente della zona, dalla sua abitazione. Sceso per controllare meglio, aveva incontrato il gruppo di amici che la stavano cercando dopo che si era allontanata dall’abitazione di uno di loro, dove avevano cenato e passato la serata. Sono stati loro ad afferrare il corpo ormai senza vita dell’amica ed estrarlo dall’acqua. Sul posto sono intervenuti i carabinieri e i vigili del fuoco.
Il depistaggio e l’assedio del presunto assassino
Dopo che la notizia del ritrovamento del cadavere ha cominciato a circolare un gruppo di residenti, una cinquantina, si è radunato sotto l’abitazione di un giovane che sarebbe in cura per problemi di natura psichiatrica: tra la popolazione si era diffusa erroneamente la voce che potesse essere lui l’autore della tragedia, alimentando così il rischio di episodi di linciaggio. Il ragazzo, un trentenne di origine africana, si è barricato in casa fino al momento in cui è stato preso in consegna dai carabinieri per ragioni di sicurezza, ma non risultano a suo carico provvedimenti giudiziari. Secondo quanto emerge dalle indagini sarebbe stato proprio il principale sospetto ad avviare il depistaggio. Dopo l’aggressione, Manna si sarebbe allontanato dal luogo del delitto per rientrare a casa e cambiarsi gli abiti, sporchi del sangue della vittima. Tornato dagli amici, avrebbe raccontato di essere stato aggredito dal trentenne, già protagonista di alcuni episodi di cronaca e conosciuto per i suoi problemi psichiatrici, e di essere scappato.
Le voci degli amici
Nella giornata di sabato carabinieri avevano ascoltato in caserma numerose persone, tra di loro proprio lui, l’amico che era stato l’ultimo ad averla vista poco dopo le 22, fuori da una birreria del paese. E su di lui si sono presto accentrati i sospetti. A quanto si apprende, la ragazza non aveva in corso una relazione sentimentale.
«Se è stato lui, per fare una roba del genere deve essere impazzito. In ogni caso spero che il colpevole sia trovato presto», commentava durante la mattinata un giovane amico di Zoe. Secondo lo stesso Manna «non aveva alcuna relazione con Zoe» e, a quanto gli risultava, «non ci aveva neanche provato». «D’altra parte – ha aggiunto – lui è fidanzato». «Pensavamo che fosse un ragazzo tranquillo, forse possessivo, ma non pensavamo potesse arrivare a tanto», hanno dichiarato invece altri amici. E ancora: «Zoe era una ragazza stupenda, piena di sogni e tanto sensibile. Voleva fare la psicologa, ma ha studiato da parrucchiera e lavorava in un bar». Altri amici di Zoe non avrebbero mai avuto dubbi sulla responsabilità del 19enne finito sotto torchio nella caserma dei carabinieri. «Si sono staccati dalla compagnia dicendo che dovevano parlare, poi Zoe non l’ha più vista nessuno».
Un altro giovane di Nizza Monferrato racconta di un Alex Manna «in mezzo alla folla a piangere e disperarsi, dando la colpa a un ragazzo di colore che gira per Nizza ed è problematico». Poi un dettaglio inquietante: «Era un pugile, quindi anche due pugni possono essere critici se tirati nei punti giusti». Il ragazzo arrestato, comunque, non sarebbe stato «un casinista» e non era considerato violento.
Il sindaco: «Siamo tutti scossi»
«In questo momento non possiamo che essere molto vicini alla famiglia per quanto accaduto, è un fatto gravissimo – spiega il sindaco di Nizza Monferrato, Simone Nosenzo -. L’intera comunità si è svegliata profondamente scossa per quanto avvenuto nella notte e ora attendiamo che le forze dell’ordine procedano con le indagini e individuino il responsabile. Le indagini sono in corso – conclude il primo cittadino – e al momento non abbiamo elementi oggettivi per ricostruire la dinamica. Zoe la conoscevo di vista, Nizza Monferrato ha diecimila anime, ci conosciamo un po’ tutti. Ora possiamo solo esprimere vicinanza alla famiglia, perché si tratta di una cosa straziante. Se lo vorranno, valuteremo di proclamare il lutto cittadino il giorno dei funerali».
A Montegrosso, nella casa di Matilde Baldi
Zoe Trinchero aveva trascorso molti anni con la famiglia a Montegrosso d’Asti. E lì, nel piccolo comune di 2.300 anime situato tra Langhe e Monferrato dove ha frequentato le scuole fino a qualche tempo fa, la 17enne ha vissuto nella stessa abitazione della famiglia di Matilde Baldi, la ragazza di 20 anni morta dopo essere stata tamponata sulla Asti-Cuneo durante una gara di velocità tra due Porsche. Ultimo dettaglio, da Montegrosso d’Asti, veniva anche Alex Manna, prima di stabilirsi come Zoe a Nizza Monferrato.
«Era una ragazza buonissima. Vogliamo sapere chi è stato ad arrivare a ucciderla», ha commentato invece sconvolta la nonna paterna «Vorrei solo chiudere gli occhi e fare finta che sia tutto finito. Vorrei che qualcuno mi dicesse che non è vero quanto accaduto».
In aggiornamento…
FONTE: CORRIERE TORINO







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