Paolillo era in servizio al carcere di Turi, ma aveva lamentato più volte condizioni di lavoro problematiche e vessazioni. Interrogazione parlamentare di Stefania Arcuri (M5S) al ministro Carlo Nordio
Continua a chiedere giustizia la famiglia di Umberto Paolillo, agente di polizia penitenziaria in servizio nel carcere di Turi trovato morto, con un colpo di pistola alla tempia, il 18 febbraio 2021. Paolillo fu trovato nella sua auto e, con sé, aveva una lettera in cui denunciava il pesante clima lavorativo all’interno del carcere. La Procura di Bari ha chiesto per due volte l’archiviazione del caso, ma entrambe le richieste sono state respinte dal gip che ha disposto nuove indagini.
Nei giorni scorsi, la parlamentare del Movimento 5 stelle Stefania Ascari, oltre a convocare una conferenza stampa sul caso, ha anche presentato un’interrogazione scritta al ministro della Giustizia, Carlo Nordio, ripercorrendo tutte le tappe della vicenda. Oltre alla lettera, infatti, ci sono le testimonianze di alcuni colleghi – che lo definivano «impaurito» – e la deposizione di un ex detenuto, che ha raccontato dei presunti insulti e delle presunte umiliazioni che alcuni agenti riservavano quasi quotidianamente nei confronti di Paolillo.
Da chiarire, inoltre, come mai l’agente fosse in possesso dell’arma di servizio nonostante in quel periodo fosse in aspettativa. Nordio, in risposta, ha sottolineato come sia in corso una «piena collaborazione» tra istituzioni e magistratura nel rispetto del segreto istruttorio.
Paolillo, ha spiegato Ascari, nella sua lettera «parlava di insulti sul suo aspetto fisico, sulla salute, sulla sessualità, di derisioni e umiliazioni ripetute, di un clima che lo aveva isolato e ferito. Un dolore silenzioso che lo ha consumato fino a spegnerlo». «Questa vicenda – ha aggiunto – impone una riflessione più ampia. Bisogna rafforzare la tutela del personale penitenziario, prevenire mobbing e abusi, riformare il reato di istigazione al suicidio perché siano sanzionate anche le condotte che, nel tempo, distruggono una persona. La famiglia di Umberto chiede verità, giustizia e ascolto. Umberto Paolillo era un servitore dello Stato. E lo Stato non può voltarsi dall’altra parte».
fonte: CORRIERE DEL MEZZOGIORNO

Be the first to comment on "«Agente penitenziario suicida perché vessato al lavoro». L’appello della famiglia di Umberto Paolillo al ministro Nordio: vogliamo la verità"