Il consigliere regionale di Fratelli d’Italia contesta l’aggravio di costi e sanzioni per l’attivazione degli impianti: «1.500 euro di spese iniziali sono un’assurdità che ignora la crisi idrica del settore».
di Redazione
BARI – Mentre il settore primario della Puglia continua a lottare contro una siccità endemica che minaccia la tenuta delle colture, si apre un nuovo fronte di scontro politico in via Gentile. Al centro della polemica c’è la disciplina regionale che regola l’attivazione e la gestione dei pozzi agricoli, una normativa definita “punitiva” dal consigliere regionale di Fratelli d’Italia, Nicola Gatta.
L’esponente dell’opposizione ha indirizzato un appello urgente agli assessori Francesco Paolicelli (Agricoltura) e Raffaele Piemontese (Risorse Idriche), chiedendo una revisione immediata di un impianto legislativo che starebbe “schiacciando gli agricoltori sotto il peso della burocrazia”.
Secondo l’analisi di Gatta, l’attuale iter per la messa a norma di un nuovo pozzo comporta un esborso immediato di circa 1.500 euro. Una cifra che non include gli investimenti strutturali, ma che scaturisce interamente da adempimenti amministrativi e tecnici:
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Analisi chimico-fisiche delle acque;
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Montaggio dei contatori certificati;
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Perizie ingegneristiche obbligatorie.
«Si tratta di un’assurdità», tuona l’ex sindaco di Candela, evidenziando come a queste spese si aggiungano sanzioni definite “esagerate”. Un esempio emblematico citato dal consigliere riguarda la mancata comunicazione della lettura dei consumi, che può generare una multa da 360 euro, una cifra che Gatta paragona paradossalmente al valore di 180mila metri cubi di acqua.
Uno dei punti più critici sollevati riguarda la natura stessa dei canoni. La Regione Puglia, secondo il consigliere meloniano, starebbe applicando ai proprietari di pozzi un trattamento analogo a chi usufruisce della rete dell’Acquedotto Pugliese (AQP).
Tuttavia, Gatta sottolinea una differenza sostanziale: chi possiede un pozzo deve già farsi carico interamente dei costi di estrazione, dell’energia elettrica necessaria per il pompaggio e della manutenzione degli impianti. Equiparare i canoni senza considerare queste spese vive rappresenterebbe, dunque, un’ingiustizia economica che non tiene conto delle specificità del lavoro sul campo.
In un contesto di grave emergenza idrica, la pressione fiscale e burocratica rischia di diventare il colpo di grazia per molte aziende agricole. Per questo motivo, Nicola Gatta chiede che la Legge Regionale n. 7 torni in aula per essere discussa e corretta.
Le proposte avanzate sono chiare:
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Differimento delle scadenze: concedere proroghe per permettere agli agricoltori di adeguarsi senza il cappio al collo delle sanzioni immediate.
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Proporzionalità: ricalibrare i costi delle perizie e le sanzioni in base all’effettiva entità delle violazioni e alla dimensione delle aziende.
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Semplificazione: snellire i processi comunicativi per evitare che un errore formale si trasformi in un danno economico sproporzionato.
«L’agricoltura è un settore strategico per l’economia pugliese», conclude Gatta. «Non possiamo permettere che la gestione di una risorsa vitale come l’acqua diventi un pretesto per fare cassa sulle spalle di chi produce, ignorando le enormi difficoltà che il comparto sta già affrontando».
LEGGI QUI:
LEGGE REGIONALE 30 maggio 2025, n. 7
“Disciplina regionale dell’utilizzo delle acque superficiali e sotterranee e disposizioni diverse”

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