Il Cremlino corre ai ripari dopo i raid ucraini che hanno paralizzato le raffinerie: quasi 20 regioni costrette al razionamento, mentre Mosca accusa l’Occidente di voler destabilizzare il Paese
di Redazione
(EN24) – La crisi dei carburanti nella Federazione Russa esce dallo stato di emergenza latente e riceve la prima, clamorosa conferma ufficiale dai vertici del Cremlino. Nel corso di un vertice governativo d’urgenza focalizzato sull’approvvigionamento energetico interno, il presidente Vladimir Putin ha ammesso apertamente che in Russia inizia a scarseggiare il carburante, segnalando la comparsa di lunghe file di vetture alle pompe di benzina in numerose aree del Paese. Per arginare l’emorragia e garantire la stabilità del mercato nazionale, l’esecutivo guidato dal vice primo ministro Alexander Novak sta valutando l’introduzione immediata di un blocco totale delle esportazioni di gasolio.
La drastica misura, che seguirebbe i divieti temporanei già applicati a benzina e cherosene per l’aviazione, si è resa necessaria a seguito dei ripetuti e devastanti attacchi condotti dai droni ucraini contro le principali infrastrutture petrolifere russe. I raid hanno messo fuori uso o ridotto drasticamente le capacità operative di oltre un quarto degli impianti di raffinazione nazionali, provocando un crollo della produzione di benzina stimato intorno al 25% rispetto alla media dello scorso anno. Tra le strutture più colpite figura la strategica raffineria di Mosca, destinata a rimanere ferma per almeno sei mesi a causa dei danni strutturali subiti.
La situazione sul territorio è descritta come critica ma “sotto controllo” dalle autorità, sebbene quasi venti regioni della Federazione — inclusa la Crimea, dove le vendite al pubblico sono state temporaneamente sospese per salvaguardare i servizi essenziali — abbiano già introdotto severe misure di razionamento, limitando i conducenti a soli 10-20 litri di carburante per ogni singolo rifornimento. La crisi giunge in un momento particolarmente delicato per l’economia russa, in coincidenza con il picco dei viaggi estivi e, soprattutto, con la stagione dei raccolti agricoli, comparto vitale che rischia la paralisi a causa del deficit di gasolio.
Nel commentare le difficoltà logistiche, Vladimir Putin ha puntato il dito contro i partner internazionali di Kiev, affermando che i raid contro le infrastrutture civili rappresentano un tentativo fallito da parte dell’Occidente di destabilizzare la società russa. Secondo il leader russo, l’Ucraina starebbe ricorrendo a “metodi terroristici” sul fronte interno proprio a causa delle crescenti difficoltà riscontrate sul campo di battaglia e dell’arretramento delle proprie linee difensive. Nel frattempo, per far fronte all’emergenza immediata, il Parlamento russo ha approvato d’urgenza una serie di modifiche fiscali mirate ad agevolare i produttori nazionali, mentre i colossi del greggio come Rosneft propongono di obbligare le compagnie a convogliare almeno il 30% del petrolio greggio direttamente verso le raffinerie domestiche per rimpinguare le scorte esauste.

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