Alta tensione nel Golfo: Trump annuncia nuovi raid e l’obiettivo del “controllo totale” su Hormuz

Nonostante la terza notte consecutiva di attacchi USA contro obiettivi iraniani, il presidente americano assicura che un accordo «è ancora possibile». Teheran denuncia le azioni provocatorie di Washington

di Redazione

(EN24) – La crisi geopolitica nello Stretto di Hormuz continua a registrare pericolose oscillazioni tra spiragli diplomatici e imminenti escalation militari. A delineare lo stato del conflitto è stato direttamente il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, il quale, parlando dallo Studio Ovale, ha dichiarato che un accordo con l’Iran per fermare le ostilità in Medio Oriente «è ancora possibile». Questo scenario di speranza si scontra tuttavia con la realtà di un conflitto che Trump stesso ha confermato essere «di nuovo in corso», accompagnato dal lancio di nuovi bombardamenti americani e dalla reintroduzione del blocco dei porti della Repubblica Islamica.

Il capo della Casa Bianca ha ricordato alla stampa che solo «due giorni fa» un’intesa formale con Teheran sembrava ormai raggiunta, prima che la controparte chiedesse di avviare ulteriori sessioni di negoziato. Commentando la centralità strategica del corridoio marittimo per il commercio globale di idrocarburi, il presidente statunitense ha usato parole perentorie: riferendosi allo Stretto di Hormuz, ha infatti affermato che le forze degli Stati Uniti «finiranno per controllarlo interamente». Trump ha inoltre rincarato la dose in chiave economica, aggiungendo che Washington «si farà rimborsare» dai Paesi del Golfo per lo sforzo militare e la protezione marittima garantita nell’area.
Le reazioni diplomatiche dall’altra parte della barricata non si sono fatte attendere. Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha fermamente denunciato le azioni condotte dagli Stati Uniti nello Stretto, definendole «criminali e provocatorie» e accusando Washington di minacciare in modo diretto la pace e la stabilità dell’intera regione. Durante un colloquio telefonico ufficiale con l’omologo cipriota Constantinos Kombos, il capo della diplomazia di Teheran ha esortato la comunità internazionale a ritenere la Casa Bianca pienamente responsabile dell’escalation militare in corso. Da parte sua, Kombos ha espresso profonda preoccupazione a nome di Cipro per la sicurezza dell’Asia occidentale, evidenziando l’assoluta necessità di insistere sulla via diplomatica per scongiurare un collasso della stabilità regionale.

Mentre i leader politici si scambiano accuse, la tensione sul campo di battaglia resta ai massimi livelli. Nelle stesse ore, gli Emirati Arabi Uniti hanno formalmente denunciato un attacco di matrice iraniana contro due navi in transito nello Stretto di Hormuz, raid nel quale ha tragicamente perso la vita un membro dell’equipaggio e altri otto sono rimasti feriti. L’episodio conferma la fragilità della sicurezza marittima in un tratto di mare dove le forze statunitensi hanno condotto la loro terza notte consecutiva di bombardamenti mirati, un’operazione destinata a indebolire le difese aeree, i radar e le postazioni missilistiche costiere di Teheran.

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