Bari, 50 anni di matrimonio e una vita per il Vangelo: a Santa Fara la festa di Silverio e Giovanna, itineranti del Cammino Neocatecumenale

Una basilica gremita ha accolto fedeli dalla Puglia, dalla Basilicata e dall’Albania per le nozze d’oro di Silverio Cartolano e Giovanna Imperati. Una festa di gratitudine per cinquant’anni di amore, famiglia e missione, sostenuti dalla fede.

di Salvatore Stano

BARI – Cinquant’anni dopo quel sì pronunciato il 10 ottobre 1976, attorno a Silverio Cartolano e Giovanna Imperati si è raccolta una chiesa gremita. Nella Basilica Parrocchia di Santa Fara, a Bari, la celebrazione di sabato 10 ottobre, alle ore 21, ha riunito fedeli del Cammino Neocatecumenale provenienti da diverse diocesi della Puglia, della Basilicata e dall’Albania: persone le cui vite, nel corso dei decenni, hanno incrociato quelle dei due coniugi romani, condividendone la preghiera, le fatiche e l’esperienza dell’annuncio cristiano.

Una festa gioiosa, accompagnata dai canti di una numerosa cantoria delle comunità del Cammino Neocatecumenale. Nella partecipazione dell’assemblea ha trovato espressione la gratitudine per un matrimonio diventato, nel tempo, anche una vocazione missionaria condivisa.

A presiedere la celebrazione è stato Mons. Marcello Acquaviva, presbitero della diocesi di Taranto e professore ordinario di Filosofia teoretica e Filosofia della religione presso la Facoltà Teologica Pugliese, nell’Istituto “Regina Apuliae” di Molfetta.

Con lui hanno concelebrato fra Ruggiero Doronzo, ministro provinciale dei Frati Minori Cappuccini di Puglia; don Juan Francisco García Martínez, presbitero dell’équipe itinerante con Silverio e Giovanna; don Nazario Blandamura, vicerettore del Seminario Redemptoris Mater di Lezhë, in Albania; fra Bonaventura Mossutto, dell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini, missionario in Albania; don Crocifisso Tanzarella, canonico della Basilica di San Pietro in Vaticano, e altri presbiteri.

La monizione iniziale è stata affidata a Luigi Sanna, fratello di comunità dei coniugi e didascalo, impegnato nella trasmissione della fede ai bambini, conosciuto anche per la composizione di numerosi canti per l’infanzia, ascoltabili su Radio Maria. Una presenza legata alle radici del percorso cristiano di Silverio e Giovanna, appartenenti alla comunità della parrocchia di Santa Francesca Cabrini, a Roma. Sanna ha sottolineato l’importanza della testimonianza del matrimonio cristiano: unione sacra, stabile e indissolubile tra un uomo e una donna, elevata da Cristo a sacramento. «Il matrimonio cristiano di Silverio e Giovanna è un segno», ha affermato, richiamando lo smarrimento di riferimenti e valori nella società contemporanea.

Tra i presenti c’erano anche alcuni dei testimoni delle nozze del 1976. La loro partecipazione ha unito idealmente l’inizio di questa storia al traguardo dei cinquant’anni.

Nel 1979, a pochi anni dal matrimonio, Silverio e Giovanna furono inviati in Puglia dagli iniziatori del Cammino Neocatecumenale, gli spagnoli Kiko Argüello e Carmen Hernández, quest’ultima oggi Serva di Dio. Da lì il loro servizio si sarebbe esteso anche alla Basilicata. Cominciava una vita di itineranza, fatta di partenze, incontri e disponibilità a raggiungere le comunità nei luoghi in cui venivano di volta in volta chiamati.

Per entrambi quella scelta comportò rinunce concrete. Silverio era un giovane laureato in ingegneria elettronica, ufficiale dell’Aeronautica Militare con il grado di capitano, specializzato nella messa in orbita dei satelliti. Nel racconto della sua esperienza professionale figurano anche un incarico di vicedirettore presso la Stazione Spaziale Europea e la progettazione di un programma informatico descritto come unico, all’epoca, in Italia.

Kiko Argüello e Carmen Hernández. Venezia 1973

Lasciò quella carriera prima ancora di aver maturato un qualsiasi diritto alla pensione. Una decisione che suscitò stupore e incomprensione, fino a scandalizzare alcuni, anche in ambienti religiosi. La sicurezza di un futuro professionale già avviato cedeva il posto a un’esistenza della quale non era possibile prevedere tutte le conseguenze.

Anche Giovanna lasciò il proprio lavoro di insegnante e architetto per condividere l’itineranza. La missione entrò così nella vita matrimoniale come una responsabilità assunta insieme e fondata sulla roccia di Cristo, da vivere giorno dopo giorno, con tutto ciò che avrebbe comportato per la famiglia.

Nell’agosto del 1991 si aprì un nuovo capitolo. Appena in Albania si intravide uno spiraglio di libertà, Silverio compì il primo viaggio nel Paese insieme a fra Bonaventura Mossutto. Ebbe così inizio il loro impegno di evangelizzazione in terra albanese, destinato a creare legami duraturi e a contribuire alla realizzazione del Seminario missionario Redemptoris Mater di Lezhë, l’antica Alessio. Negli anni successivi, dopo la guerra nell’ex Jugoslavia, vi furono anche dei viaggi in Kosovo, affrontati tra difficoltà e pericoli.

Benedetto XVI con Silverio Cartolano in occasione della Benedizione della Prima Pietra del Seminario Redemptoris Mater di Lezhë

Giovanna ha ripercorso le sofferenze affrontate negli anni, dalle necessità materiali alle fatiche e alle malattie, esprimendo gratitudine per la provvidenza del Signore, che, ha raccontato, non ha mai fatto mancare il suo aiuto. Ha parlato anche della loro grande famiglia: otto figli, quattro in Cielo e quattro in terra, e tredici nipoti.

Famiglia e missione si sono intrecciate in quarantasette anni di itineranza, con le rinunce, le gioie e le difficoltà vissute insieme. A Santa Fara, Silverio e Giovanna hanno voluto ringraziare il Signore circondati da tante persone che hanno fatto parte della loro vita: alcuni testimoni delle nozze, i fratelli della comunità di Roma e quelli incontrati in Puglia, in Basilicata e in Albania. Ritrovarsi per questo anniversario è stato anche un modo per riconoscere e celebrare l’amicizia e la fede che li uniscono da tanti anni.

Al termine della celebrazione, don Crocifisso Tanzarella ha letto il telegramma giunto dalla Santa Sede, a firma del cardinale Pietro Parolin, con la benedizione di Papa Leone XIV per Silverio e Giovanna. Un messaggio che ha suggellato il rendimento di grazie per i loro cinquant’anni di matrimonio, portando nella festa il segno della vicinanza del Santo Padre.

 

 

Un ringraziamento a Paola Grassi per le foto fornite e al Cammino Neocatecumenale

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