Capocollo IGP, la coordinatrice di Fratelli d’Italia Grazia Lillo: «Premiata un’eccellenza di Martina Franca»

La denominazione entra ufficialmente nel registro dell’Unione europea. Soddisfazione del gruppo consiliare di Fratelli d’Italia, che rivendica il sostegno del Governo Meloni e del ministro Francesco Lollobrigida. Grazia Lillo: «Un risultato che può tradursi in nuove opportunità per produttori, turismo e occupazione»

di Redazione

(EN24) – Il Capocollo di Martina Franca è ufficialmente un’Indicazione Geografica Protetta. Con la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea del 15 ottobre 2026, il celebre salume della Valle d’Itria entra nel registro comunitario delle indicazioni geografiche, al termine di un percorso lungo e complesso che ha coinvolto produttori, istituzioni e territorio. Il regolamento europeo è stato adottato l’8 ottobre e sancisce definitivamente una tutela attesa da anni.

Il riconoscimento riguarda un prodotto che da tempo rappresenta uno degli elementi più caratteristici dell’identità gastronomica di Martina Franca e dell’intera Valle d’Itria. La zona di produzione individuata dal disciplinare comprende i comuni di Martina Franca, Cisternino e Locorotondo, tutti situati al di sopra dei 350 metri sul livello del mare. Una delimitazione che rafforza proprio il legame tra il prodotto e il territorio nel quale, nel corso dei secoli, si sono sviluppate tecniche di lavorazione particolari e difficilmente riproducibili altrove.

L’IGP non è soltanto un riconoscimento di prestigio. Ha una funzione concreta: protegge il nome del prodotto, ne disciplina le modalità di produzione e offre ai consumatori maggiori garanzie sull’origine e sulle caratteristiche. Allo stesso tempo rappresenta uno strumento di promozione economica perché consente ai produttori di presentarsi sui mercati nazionali e internazionali con una certificazione europea riconoscibile e tutelata.

Il Capocollo di Martina Franca viene ottenuto dai muscoli cervicali della porzione superiore del collo del suino. Il disciplinare ne definisce minuziosamente lavorazione, stagionatura e caratteristiche organolettiche. Tra gli elementi più identificativi vi è l’impiego del mire cutte, il vino cotto tradizionale ottenuto dalle uve Verdeca e Bianco d’Alessano, e soprattutto l’affumicatura eseguita con legno e foglie secche di fragno, la Quercus trojana, pianta profondamente legata al paesaggio della zona.

È proprio questa combinazione di materia prima, ambiente e sapere artigianale a definire l’identità del prodotto. L’affumicatura deve avvenire lentamente e il fumo deve avvolgere il capocollo per un periodo compreso tra 24 e 48 ore. Segue quindi una stagionatura non inferiore a cinque mesi, effettuata in condizioni di temperatura, umidità e ventilazione definite dal disciplinare. Il risultato è un salume dal colore rosso vinoso, dalla consistenza morbida e compatta e dal caratteristico aroma affumicato, accompagnato dalle note del vino cotto.

La tradizione, del resto, affonda le proprie radici molto indietro nel tempo. Il disciplinare predisposto per il riconoscimento europeo cita una testimonianza documentale risalente addirittura al 1797, quando il “capo collo” compare in un notamento di spese relativo alla permanenza dell’avvocato fiscale Nicola Vivenzio ad Alberobello. È uno degli elementi utilizzati per dimostrare la reputazione storica di un prodotto che, ben prima dell’attuale notorietà gastronomica della Valle d’Itria, era già legato a queste comunità.

La notizia è stata accolta con particolare soddisfazione dal gruppo consiliare di Fratelli d’Italia di Martina Franca, che parla di una conquista per la città, per la Valle d’Itria e per l’intero comparto agroalimentare pugliese. In una nota, il gruppo sottolinea come il risultato premi innanzitutto una tradizione secolare e il lavoro dei produttori che hanno continuato a investire sulla qualità e sulla riconoscibilità del Capocollo.

Fratelli d’Italia rivendica inoltre il ruolo svolto dal Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste guidato da Francesco Lollobrigida nell’accompagnare il percorso istituzionale verso il riconoscimento europeo. La domanda italiana era stata trasmessa alla Commissione europea e, dopo la pubblicazione del documento unico e la fase prevista per eventuali opposizioni, l’iter si è concluso con l’iscrizione ufficiale del Capocollo nel registro UE.

Il gruppo consiliare sottolinea anche il lavoro svolto sul territorio dalla capogruppo Grazia Lillo, che avrebbe richiamato in più occasioni l’attenzione del ministro Lollobrigida sull’importanza di sostenere il procedimento, anche durante le visite istituzionali compiute dal ministro nel territorio martinese. Per Fratelli d’Italia si tratta di un esempio di interlocuzione tra livelli diversi delle istituzioni, finalizzata a mantenere alta l’attenzione su un prodotto ritenuto strategico sia dal punto di vista economico sia da quello identitario.

Grazia Lillo

«Siamo orgogliosi di questo risultato, che dimostra come la sinergia tra Governo nazionale, istituzioni e territorio possa produrre benefici concreti per le nostre comunità», afferma il gruppo consiliare. «Il riconoscimento IGP non è soltanto un marchio di qualità: è uno strumento di tutela del nome, della reputazione e dell’autenticità del nostro Capocollo, oltre che un’opportunità per rafforzare la competitività dei produttori e promuovere Martina Franca in Italia e in Europa».

Il valore del riconoscimento va però letto anche oltre il dato politico. L’IGP può infatti diventare un moltiplicatore economico per il territorio, soprattutto se verrà accompagnata da una strategia capace di mettere insieme imprese, ristorazione, turismo, agricoltura e promozione culturale. Il Capocollo non è soltanto un prodotto alimentare: racconta un paesaggio, un metodo di lavorazione, una tradizione familiare e una parte della storia della Valle d’Itria.

In questo senso il marchio europeo può contribuire anche alla lotta contro le imitazioni. Da oggi l’utilizzo della denominazione “Capocollo di Martina Franca IGP” sarà legato al rispetto delle condizioni previste dal disciplinare, rafforzando la posizione di chi produce realmente all’interno dell’area riconosciuta e secondo le procedure stabilite. Una tutela che diventa particolarmente importante in un mercato nel quale il richiamo a denominazioni territoriali note viene spesso utilizzato anche per prodotti privi di un legame effettivo con i luoghi d’origine.

Il riconoscimento consolida inoltre il peso della Puglia nel sistema delle indicazioni geografiche italiane. Secondo i dati dell’Osservatorio Qualivita, con il Capocollo di Martina Franca l’Italia raggiunge 336 denominazioni DOP e IGP nel solo comparto alimentare e 894 indicazioni geografiche complessive considerando anche vini e bevande spiritose. Un patrimonio che continua a rappresentare uno degli elementi più forti dell’agroalimentare nazionale.

Per Martina Franca, tuttavia, il passaggio più importante comincia adesso. Ottenere il riconoscimento significa disporre di uno strumento, ma sarà necessario trasformarlo in crescita reale. Serviranno promozione coordinata, capacità di penetrare nuovi mercati, iniziative dedicate al turismo gastronomico e soprattutto politiche che consentano anche alle piccole produzioni artigianali di beneficiare del valore generato dal marchio.

È su questo terreno che Fratelli d’Italia annuncia di voler continuare il proprio impegno. «La tutela delle nostre eccellenze non deve essere soltanto uno slogan, ma un impegno costante», si legge ancora nella nota. L’obiettivo dichiarato è sostenere i produttori, promuovere le tradizioni locali e fare in modo che il riconoscimento comunitario produca nuove occasioni di sviluppo e di occupazione.

L’IGP arriva dopo oltre sei anni di lavoro, secondo quanto riferito dall’Associazione dei produttori del Capocollo di Martina Franca, e rappresenta quindi il punto di arrivo di un percorso iniziato molto prima dell’atto formale dell’Unione europea. Ma può essere soprattutto il punto di partenza di una nuova fase.

Perché dietro quel nome non c’è soltanto un salume. Ci sono Martina Franca, Cisternino e Locorotondo, il fragno, il vino della Valle d’Itria, le tecniche dei norcini e una memoria produttiva trasmessa attraverso generazioni. Da oggi tutto questo dispone anche di una tutela europea. La sfida sarà fare in modo che quel riconoscimento non resti soltanto sulla carta, ma diventi valore economico e culturale per l’intero territorio.

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