La giovane ha accusato un malore e ha perso la vita a meno di due settimane dopo aver dato alla luce il primo figlio, nato il 24 dicembre. Sui social aveva raccontato i suoi 9 mesi passo dopo passo. La Procura ha aperto un’inchiesta
di Giuseppe Di Bisceglie
Dal marzo 2025, da quando aveva scoperto di essere incinta, il pensiero di Francesca Basile era diventato uno solo. Tutto, nei suoi giorni, ruotava attorno a quella gravidanza e a quel bambino che già chiamava per nome: Marco. Aveva 25 anni, viveva a Taranto, e i suoi profili social, oggi riletti con dolore, assomigliano a un diario aperto, una cronaca intima e luminosa della sua attesa, dei sentimenti che crescevano insieme a lei.
Francesca è morta lo scorso 8 gennaio, a pochi giorni dal parto del suo primo figlio, nato la vigilia di Natale, dopo un malore improvviso. Per la sua morte, dopo la denuncia della famiglia, la Procura di Taranto ha aperto un’inchiesta. Restano le sue parole, affidate ai social con naturalezza e senza filtri, come se scrivere fosse il modo più semplice per mettere ordine alle emozioni. Post dopo post, emerge il ritratto di una giovane donna che aveva scelto di vivere la maternità come un tempo da proteggere, da custodire con cura.
A novembre, quando la gravidanza era ormai prossima al termine, Francesca si raccontava con una lucidità sorprendente, lontana da ogni retorica. «Mi sono goduta la gravidanza a pieno, senza aver avuto mai paura del kg in più, nonostante sia sempre stata una mia preoccupazione. Ho cercato di evitare discussioni, di evitare persone nocive, perché mi ero ripromessa di non farci rovinare questi nostri momenti da niente e nessuno». Parole che parlano di una scelta consapevole, di una serenità difesa con determinazione.
C’era l’attenzione ai piccoli segnali, alle frasi della ginecologa che diventavano conferme emotive: «Quando ad ogni visita mi diceva “che bambino allegro, si muove sempre vuol dire che è felice” è la mia più grande soddisfazione». E c’era la rete affettiva, descritta con gratitudine e fiducia: «Mi sono circondata di felicità, di persone che mi hanno fatto vivere questa nostra esperienza solo in discesa: avrai un papà premuroso, dei nonni presenti, degli zii sulla quale potrai fare sempre affidamento».
Francesca osservava già il figlio, pur non avendolo ancora tra le braccia. «So che adesso riconosci le voci, me ne rendo conto del momento in cui senti una voce che ti risulta familiare e i tuoi piccoli piedini iniziano a scalciare perché sei contento tanto quanto me». Non mancavano i dubbi, espressi senza paura. «Non so se sarò una buona mamma, perché questa è una cosa che non ti insegna nessuno, ma ti prometto che ce la metterò tutta». E subito dopo, l’elenco dei valori che avrebbe voluto trasmettere: «Ti insegnerò i valori, il rispetto, la fiducia, l’umiltà, cercando di non farti mancare mai niente». Non un ideale astratto, ma un impegno concreto, quotidiano.
«Ho mille difetti, ma mi sono sempre riconosciuta come una ragazza responsabile», scriveva ancora, arrivando a una promessa che oggi pesa come un testamento morale: «Da quando ho preso l’impegno di essere la tua mamma, sappi che avrai sempre il piatto più caldo e più pieno del mio, il posto più comodo, ed una vita leggera». L’ultimo ringraziamento, rivolto al figlio, chiudeva quel messaggio: «Grazie per avermi scelta, ti aspetto».
FONTE: CORRIERE DEL MEZZOGIORNO

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