Scontro al vertice tra pm e superiori sul caso Rocchi-Inter: mentre una parte spinge per il processo, si profila la richiesta di archiviazione. Intanto spunta una quarta partita sotto esame.
di Redazione
(EN24) – È un epilogo decisamente tormentato e ricco di colpi di scena quello che caratterizza l’indagine milanese sui presunti rapporti illeciti tra società calcistiche e vertici arbitrali. La Procura di Milano si è mostrata profondamente divisa al “novantesimo minuto” delle indagini preliminari, con visioni diametralmente opposte sul destino processuale dell’ex designatore arbitrale Gianluca Rocchi (attualmente autosospeso) e sui presunti contatti con esponenti dell’Inter.
Da una parte, il sostituto procuratore Maurizio Ascione si è detto a lungo convinto di aver raccolto elementi sufficienti e solidi per notificare la chiusura delle indagini in vista del rinvio a giudizio. L’accusa mossa a Rocchi è quella di aver “fraudolentemente accettato interferenze al fine di alterare il corretto coinvolgimento della competizione in concorso con esponenti della società Inter”. Secondo questa ricostruzione originaria, l’allora designatore si sarebbe adoperato per garantire fischietti graditi al club nerazzurro.
Sull’altro fronte, tuttavia, si sono schierati il procuratore capo Marcello Viola e l’aggiunto Paolo Ielo. I vertici della Procura ritengono che il materiale probatorio accumulato — tra intercettazioni telefoniche, verbali e audizioni di testimoni — non sia sufficientemente solido da superare il vaglio del dibattimento. Secondo i dettami della riforma Cartabia, infatti, l’azione penale va esercitata solo in presenza di una “ragionevole probabilità di condanna”, requisito che in questo specifico filone non parrebbe soddisfatto, spingendo così i capi dell’ufficio verso una richiesta di archiviazione al gip.
Negli ultimi sviluppi emersi a ridosso della scadenza, l’inchiesta si è ulteriormente arricchita di nuovi dettagli. Oltre alle tre sfide originariamente finite sotto la lente degli inquirenti (Inter-Verona del 3 maggio 2025, Bologna-Inter del 20 aprile 2025 e il derby di Coppa Italia Inter-Milan del 23 aprile 2025), si è aggiunta una quarta partita: Torino-Inter del 26 aprile 2026. Secondo l’accusa formulata dal pm, in quell’occasione Rocchi avrebbe designato il fischietto Maurizio Mariani solo dopo aver ottenuto il “previo consenso” della dirigenza nerazzurra, che riteneva inizialmente l’arbitro non gradito. Negli atti viene inoltre menzionata l’esistenza di presunti “rapporti preferenziali” con il presidente della Figc, Gabriele Gravina, il quale tuttavia non risulta indagato.
Mentre il filone relativo alle presunte designazioni pilotate si avvia dunque verso una probabile archiviazione — complice anche un parziale ricompattamento in extremis dei pm firmatari che eviterà spaccature formali al momento del deposito —, la parte dell’inchiesta incentrata sulle cosiddette “bussate alla sala Var” di Lissone è destinata a prendere una strada diversa. Per ragioni di competenza territoriale, questi atti verranno trasferiti alla Procura di Monza, competente per l’area geografica in cui ha sede il centro tecnologico della Serie A, mentre l’intera documentazione verrà trasmessa anche alla giustizia sportiva della Figc.

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