Secondo fonti iraniane citate da Reuters, la Guida Suprema avrebbe ordinato di non trasferire all’estero le scorte di uranio quasi a livello militare. La richiesta degli Stati Uniti resta però uno dei punti centrali dei negoziati di pace.
di Redazione
(EN24) – L’Iran irrigidisce la propria posizione sul dossier nucleare. La Guida Suprema Mojtaba Khamenei avrebbe disposto che le scorte di uranio altamente arricchito non lascino il Paese, secondo quanto riferito a Reuters da due fonti iraniane di alto livello. La decisione complica uno dei nodi più delicati dei colloqui con gli Stati Uniti, che chiedono invece il trasferimento fuori dall’Iran del materiale fissile accumulato da Teheran.
La linea indicata da Khamenei nasce dal timore, diffuso ai vertici iraniani, che privarsi delle scorte possa rendere il Paese più vulnerabile a nuovi attacchi da parte di Stati Uniti e Israele. Washington, dal canto suo, insiste sul fatto che l’Iran non debba mantenere uranio arricchito a livelli vicini a quelli necessari per un’arma nucleare. Fonti israeliane citate da Reuters sostengono che Donald Trump avrebbe assicurato a Israele che ogni accordo dovrà includere l’uscita di quelle scorte dal territorio iraniano.
Il nodo tecnico è anche politico. L’Iran nega di voler costruire armi atomiche, ma l’arricchimento fino al 60% resta al centro delle accuse occidentali, perché supera ampiamente i livelli necessari per impieghi civili ed è più vicino alla soglia del 90% usata per fini militari. Prima della guerra, Teheran avrebbe valutato la possibilità di inviare all’estero parte delle proprie scorte; la posizione sarebbe però cambiata dopo le minacce americane di nuovi raid.
Nonostante l’irrigidimento, uno spiraglio resta aperto. Una delle fonti iraniane citate dall’agenzia indica come possibile compromesso la diluizione delle scorte sotto supervisione dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica. Sarebbe una formula diversa dal trasferimento all’estero: l’uranio resterebbe in Iran, ma verrebbe ridotto a livelli meno sensibili dal punto di vista militare.
I negoziati si muovono però in un clima di forte sfiducia. Reuters riferisce che una fragile tregua è in vigore dopo gli attacchi statunitensi e israeliani contro l’Iran iniziati il 28 febbraio, ma non c’è ancora una svolta diplomatica. Restano aperte le questioni del programma nucleare, delle garanzie di sicurezza richieste da Teheran e del ruolo iraniano nello Stretto di Hormuz, rotta strategica per l’approvvigionamento energetico mondiale.
La partita sull’uranio diventa così il banco di prova dell’intero negoziato. Per gli Stati Uniti e Israele, la rimozione delle scorte è una condizione di sicurezza; per l’Iran, mantenerle nel Paese è una garanzia contro nuove pressioni militari. Finché queste due posizioni resteranno incompatibili, la strada verso un accordo stabile continuerà a essere stretta.

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