Italia, Cei: meno seminaristi, le famiglie siano vivaio di vocazioni

I dati di un rapporto della Conferenza episcopale italiana svelano che in soli dieci anni la flessione vocazionale ha toccato quota 28%: in cinquant’anni i seminaristi sono più che dimezzati. Don Michele Gianola, sottosegretario della Cei: “Questa situazione non deve farci perdere la speranza. L’attenzione della Chiesa, oggi, deve essere orientata a tutte le vocazioni, non solo a quella presbiterale”

Federico Piana – Città del Vaticano

In Italia diminuisce drasticamente il numero dei seminaristi diocesani. Nel decennio 2009-2019 la flessione è stata del 28% mentre, se si prende in considerazione un arco di tempo più lungo, ci si accorge – come confermano anche i dati del recente Annuario pontificio – che negli ultimi cinquant’anni il calo delle vocazioni ha superato la quota del 60%: nel 1970 erano 6.337 mentre nel 2019 sono crollate a 2.103. Questi numeri, diffusi dalla Conferenza episcopale italiana dopo un poderoso lavoro di ricerca e analisi, mostrano la fotografia di un Paese con sempre meno candidati al sacerdozio e con un’età sempre più alta: in totale, i seminaristi diocesani oggi sono 1804, con un’età media che sfiora i ventotto anni. Quelli compresi tra i 19 ed i 25 anni sono solo 4 su 10.

Non perdere la speranza

“Questa situazione non deve assolutamente farci perdere la speranza” ci tiene a precisare don Michele Gianola, sottosegretario della Cei e direttore dell’Ufficio nazionale per le vocazioni dell’organismo ecclesiale, che spiega come, ora più che mai, “la crisi vocazionale, in atto da decenni, vada affrontata occupandosene con il cuore e non solo preoccupandosene con ansia”.

Prendersi cura di tutte le vocazioni

Le motivazioni di un calo così repentino possono certamente essere ricondotte all’inverno demografico che l’Italia sta attraversando, ma non solo, spiega don Gianola: “Non c’entra solo la mancanza di figli e questo lo si capisce quando si osserva che il numero dei seminaristi diminuisce più velocemente rispetto alla diminuzione dei giovani. Una delle radici della crisi sta nel fatto che non si può solo porre l’attenzione sulla vocazione presbiterale ma su tutte le vocazioni: ad esempio, il matrimonio, la vita consacrata, il ministero ordinato”.

Sguardi, non tecniche

Una delle preoccupazioni più grandi di don Gianola è quella che le vocazioni in germoglio rimangano chiuse nel cuore degli uomini senza poter sbocciare. “Nel Vangelo – dice – non sappiamo perché la Parola seminata molto spesso non dia frutto ma la Chiesa, per far sì che questi semi sboccino, non può affidarsi alle tecniche: per far passare la vita di Dio abbiamo bisogno di sguardi”.

Famiglie con più figli, vivai vocazionali

Nel rapporto della Cei, la famiglia con più di un figlio continua ad essere evidenziata come vero e proprio vivaio vocazionale. Secondo i dati, infatti, solo un seminarista su dieci è figlio unico. “Le famiglie – conclude don Gianola – possono creare degli spazi idonei per far sorgere delle vocazioni. E penso che la pratica di pregare in famiglia perché Dio mandi operai nella sua messe sia uno strumento essenziale per entrare in sintonia con lo stesso cuore di Dio”.

 

fonte: Vatican News

 

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