Nella chiesa dei Santi Medici l’Arcivescovo mons. Ciro Miniero ha presieduto, nella mattinata di domenica, la solenne Eucaristia con le comunità neocatecumenali dell’Arcidiocesi. Nell’omelia il richiamo alla figura della co-iniziatrice del Cammino Neocatecumenale: «La Parola, la Liturgia e la Comunità aprono al mistero della Chiesa. Non al movimento, ma alla Chiesa intera».
di Salvatore Stano
TARANTO (EN24) – Una Chiesa raccolta attorno al proprio Vescovo per rendere grazie a Dio. È questa l’immagine che rimane impressa della celebrazione eucaristica svoltasi nella mattinata di domenica 19 luglio nella chiesa dei Santi Medici di Taranto, dove l’Arcivescovo, mons. Ciro Miniero, ha presieduto la Santa Messa nel decimo anniversario della nascita al Cielo della Serva di Dio Carmen Hernández Barrera, co-iniziatrice del Cammino Neocatecumenale insieme a Kiko Argüello.
La vasta assemblea, che ha riempito ogni spazio della chiesa, era composta dalle comunità neocatecumenali dell’Arcidiocesi provenienti dalle parrocchie della Madonna della Fiducia, di San Lorenzo da Brindisi, di San Francesco da Paola, del Corpus Domini e di San Girolamo Emiliani di Statte. Una presenza numerosa e composta, segno di un cammino ecclesiale ormai radicato nel tessuto pastorale della diocesi.

Ad accogliere l’Arcivescovo è stato il parroco della chiesa dei Santi Medici, don Luciano Chagas Costa, insieme ai presbiteri che accompagnano le comunità neocatecumenali dell’Arcidiocesi: don Marcello Acquaviva, don Pino Cesario e don Francesco Mitidieri. A presentare la realtà del Cammino Neocatecumenale nella Chiesa di Taranto e il significato della celebrazione è stato Andrea Pavone, responsabile diocesano del Cammino Neocatecumenale, che ha voluto richiamare la figura della Serva di Dio Carmen Hernández.

Andrea Pavone, responsabile diocesano del Cammino Neocatecumenale (FOTO Rosa Marangi)
Nel suo intervento Pavone ha ricordato come, a dieci anni dalla sua morte (19.07.2016 ndr), la testimonianza di Carmen continui a suscitare una crescente fama di santità, mentre la Chiesa ha già avviato il discernimento ufficiale sulla sua vita con la causa di beatificazione e canonizzazione, oggi giunta alla fase romana. Ha quindi ripercorso alcuni tratti essenziali della sua spiritualità: l’amore incondizionato per Cristo, la fedeltà alla Chiesa e ai suoi Pastori, la centralità della Parola di Dio, dell’Eucaristia, della preghiera e della riscoperta del Battesimo come fondamento della vita cristiana.

La Serva di Dio Carmen Hernández Barrera
Nel prendere la parola, mons. Miniero ha innanzitutto ringraziato Andrea Pavone per le parole di presentazione e tutte le comunità presenti per l’invito e la calorosa accoglienza, confidando la gioia di poter condividere questa celebrazione con il popolo di Dio.
«È stato un piacere rispondere al vostro invito a presiedere questa Eucaristia – ha esordito l’Arcivescovo – perché la gioia dei pastori e dei sacerdoti è quella di camminare insieme con il popolo, insieme con la comunità. E quando questo cammino è un continuo rinnovamento, la gioia aumenta ancora di più, perché ci si comprende sempre meglio nel significato dei gesti della liturgia e in ciò che essi esprimono: il nostro amore verso il Signore e il nostro amore per l’Eucaristia».
L’Arcivescovo ha quindi spiegato come il decimo anniversario della nascita al Cielo di Carmen Hernández rappresenti «un anniversario particolare», capace di richiamare alla memoria «la vita, la missione e il suo amore verso il Signore e verso la Chiesa», ricordando come sia attualmente in corso il processo di beatificazione e canonizzazione.
Da questo ricordo personale è nata una riflessione più ampia sul significato della testimonianza della Serva di Dio. «Mentre preparavo questa celebrazione – ha confidato – mi è tornata in mente una cosa: Carmen è stata certamente una donna straordinaria, perché portava nel cuore il desiderio di diffondere l’amore di Dio. Pur avendo una formazione scientifica e tecnica, ha mostrato una straordinaria profondità spirituale, comprendendo il tempo di rinnovamento che la Chiesa stava vivendo e che il Concilio Vaticano II avrebbe poi confermato.»
Mons. Miniero ha sottolineato come il sogno missionario di Carmen non sia mai venuto meno, anche quando la Provvidenza la condusse su strade diverse da quelle immaginate in gioventù. «Non smise mai – ha affermato – di coltivare un’unica grande idea: aiutare i credenti a prendere coscienza di appartenere a Gesù Cristo.»
Proprio da questa intuizione, ha spiegato il Presule, nascono i tre pilastri che hanno caratterizzato tutta la sua opera: «La Parola di Dio, la Liturgia e la Comunità diventano il luogo fondamentale nel quale aiutare le persone ad aprirsi al mistero. Non al movimento, ma al mistero. Non alle persone, ma alla Chiesa intera. Ecco la grandezza di questa donna.»
Richiamando il contesto ecclesiale del Concilio Vaticano II, l’Arcivescovo ha osservato che quelle intuizioni, maturate negli anni del rinnovamento conciliare, «sono diventate una luce nuova che lo Spirito Santo ha donato a tutta la Chiesa». Una prospettiva che conserva ancora oggi tutta la sua attualità.
«L’umanità di allora, come quella di oggi – ha proseguito – sente il bisogno di riconoscere l’unico Signore che ha parlato all’umanità fino a parlare nel Figlio suo, Parola vivente; di riconoscere nei gesti e nelle azioni sacre la forza della relazione con Dio e con i fratelli; di riscoprire la potenza della comunità, che è potenza di amore. È così che si diffonde il Regno di Dio.»
L’Arcivescovo ha quindi collocato l’esperienza di Carmen Hernández e di Kiko Argüello nel più ampio movimento di rinnovamento suscitato dallo Spirito nella Chiesa del post-Concilio.
«Insieme a lei, insieme a Kiko e a tanti altri, il messaggio del Concilio è diventato vita nelle comunità cristiane. Ci hanno aiutato a comprendere che la comunità cristiana non è un sistema organizzativo, anzi non lo è affatto. È la vita di un popolo, il cui statuto è la carità evangelica e la cui forza è l’amore.»
In conclusione, mons. Miniero ha affidato ai presenti una riflessione sul significato della vita cristiana: «Quanto più comprendiamo questo mistero, tanto più sentiamo nascere e rafforzarsi in noi quella gioia e quella pace che solo il Signore può donarci. Quando viviamo la liturgia come l’incontro tra Dio che viene verso di noi e l’umanità che va incontro a Lui per accoglierlo, allora il Regno cresce nella storia, come il grano, nonostante la presenza della zizzania.»


La celebrazione, animata da un numeroso coro accompagnato da chitarre e altri strumenti musicali, ha espresso con particolare intensità la ricchezza della tradizione liturgica del Cammino Neocatecumenale, favorendo una partecipazione viva e raccolta dell’intera assemblea.
A suggellare la mattinata è stato un momento di spontanea tenerezza: al termine della celebrazione molti bambini si sono avvicinati all’Arcivescovo per ricevere personalmente la sua benedizione. Un gesto semplice, accolto con il sorriso da mons. Miniero, che ha concluso nel modo più eloquente una celebrazione segnata dalla comunione ecclesiale, dalla gratitudine e dalla speranza.
Anche nella diocesi di Oria il ricordo di Carmen Hernández
La memoria della Serva di Dio Carmen Hernández Barrera è stata celebrata anche nella vicina diocesi di Oria. Le comunità neocatecumenali delle parrocchie dei Santi Medici di Sava (TA), di Santa Maria della Neve di Latiano (BR), di San Vincenzo de’ Paoli di Villa Castelli (BR) e di San Rocco di Ceglie Messapica (BR) si sono riunite nella chiesa di San Giovanni Paolo II, presso il Santuario di San Cosimo alla Macchia, per celebrare l’Eucaristia nel decimo anniversario della sua nascita al Cielo.
Il Vescovo di Oria, mons. Vincenzo Pisanello, impossibilitato a presiedere personalmente la liturgia, ha delegato don Ivan Cavaliere. All’inizio della celebrazione, il responsabile diocesano del Cammino Neocatecumenale, Mimmo Rossetti, ha illustrato all’assemblea la figura della Serva di Dio, soffermandosi sulla sua profonda spiritualità, sull’amore per la Chiesa e sul dono che il Signore le ha affidato per la riscoperta della grazia battesimale.
La celebrazione si è svolta in un intenso clima di preghiera e di rendimento di grazie per la sua testimonianza evangelica e missionaria, mentre tutta l’assemblea ha affidato al Signore il cammino della causa di beatificazione, oggi all’esame del Dicastero delle Cause dei Santi.


Le comunità neocatecumenali della Diocesi di Oria nel Santuario di San Cosimo alla Macchia

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