La premier rilancia il tema della piena legittimazione del centrodestra nelle istituzioni. Su Vannacci chiude a nuove alleanze: «È difficile costruire con chi vuole solo distruggere»
di Redazione
(EN24) – «Si può rompere il tabù di un Presidente della Repubblica di destra». È una delle dichiarazioni destinate a far discutere quella pronunciata dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni durante un’intervista televisiva, nella quale ha affrontato i principali temi dell’attualità politica, dai rapporti internazionali alle prospettive del centrodestra, fino ai rapporti con Roberto Vannacci e il suo movimento politico.
La premier ha affrontato il tema dell’elezione del futuro Capo dello Stato, sottolineando come, in caso di una nuova affermazione elettorale della coalizione di centrodestra, potrebbe definitivamente cadere quella che definisce una storica preclusione politica.
«Si potrebbe superare questo altro grande tabù», ha affermato Meloni, spiegando che anche un esponente dell’area conservatrice potrebbe legittimamente aspirare alla più alta carica della Repubblica. «Chi non è di sinistra non è figlio di un dio minore, ha gli stessi diritti degli altri», ha aggiunto, ricordando come lo stesso percorso abbia già portato il centrodestra a esprimere la Presidenza del Consiglio e uno dei governi più longevi della storia repubblicana.
Le dichiarazioni della presidente del Consiglio arrivano mentre il dibattito politico guarda già all’elezione del successore di Sergio Mattarella, prevista nel 2029, e vengono interpretate come un chiaro segnale dell’obiettivo del centrodestra di completare il proprio percorso di legittimazione istituzionale.
Nel corso dell’intervista Meloni è tornata anche sui rapporti con Roberto Vannacci, fondatore del movimento Futuro Nazionale, escludendo di fatto qualsiasi ipotesi di collaborazione politica.
«Difficilmente puoi costruire qualcosa con qualcuno che palesemente vuole solo distruggere», ha dichiarato la premier, osservando come, almeno fino a questo momento, il comportamento parlamentare del generale in congedo non si distingua da quello delle altre forze di opposizione. Un’affermazione che conferma la distanza tra Palazzo Chigi e il progetto politico lanciato nei mesi scorsi dall’ex eurodeputato della Lega.
Spazio anche alla politica estera. Meloni ha respinto le ricostruzioni che l’hanno descritta come troppo vicina all’amministrazione americana, ribadendo la propria linea atlantista.
«Non sono né antiamericana né inginocchiata», ha affermato, sostenendo che l’Italia debba continuare a lavorare per un Occidente unito e compatto, considerato il principale punto di forza dell’equilibrio internazionale. La premier ha inoltre minimizzato le recenti tensioni diplomatiche con il presidente francese Emmanuel Macron, definendo il loro un rapporto «franco» e improntato al confronto diretto.
Sul fronte interno, Meloni ha escluso che il Governo stia lavorando a una modifica della legge elettorale con finalità di convenienza politica, sostenendo invece che eventuali riforme debbano avere come unico obiettivo quello di rendere più efficace il sistema istituzionale e garantire maggiore stabilità.
Le dichiarazioni della presidente del Consiglio sono destinate ad alimentare il confronto politico dei prossimi mesi, soprattutto sul tema del futuro assetto istituzionale del Paese. Il riferimento al Quirinale rappresenta infatti uno dei passaggi politicamente più significativi dell’intervista, aprendo un dibattito sul ruolo che il centrodestra potrebbe rivendicare anche nell’elezione della più alta carica dello Stato qualora ottenesse una nuova conferma elettorale.

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