“Non condivido le critiche di Merz sulla cultura Maga. Sono valutazioni dei partiti politici”, afferma la premier da Addis Abeba
AGI – Alla fine della due giorni in Etiopia, Giorgia Meloni chiude il cerchio della missione con due messaggi che spostano l’attenzione dall’Africa al cuore delle grandi partite geopolitiche. Da un lato Gaza, dall’altro quello forse ancora più incerto e spigoloso, ossia il ruolo e il futuro dell’Europa in uno scenario internazionale ormai fuori controllo e con l’ordine globale – riprendendo le parole di Mario Draghi – ormai “defunto”.
Italia, Medio Oriente e presenza europea
Per Meloni, infatti, è innanzitutto fondamentale che l’Italia “dopo quello che ha fatto e sta facendo nella regione mediorientale” continui a essere presente, così come è necessaria anche la presenza europea. E proprio all’Europa, la presidente del Consiglio lancia i messaggi successivi. Dopo che ieri, dalla Conferenza di Monaco, Friedrich Merz aveva tuonato contro gli Stati Uniti, parlando di una possibile “frattura” transatlantica e al contempo ‘strigliato’ l’Ue affinché diventi più sovrana militarmente, economicamente e tecnologicamente, Meloni torna a indossare i panni della mediatrice tra Bruxelles e Washington.
Il ruolo di mediatrice e l’alleanza atlantica
Prima afferma di essere d’accordo con le parole del cancelliere tedesco, in particolare “sulla sicurezza e sulla colonna europea della Nato“, ma subito dopo afferma di non condividere le sue frasi contro la cultura ‘Maga’. “Valorizzare ciò che unisce e non ciò che divide e continuare a lavorare per una maggiore integrazione tra le due sponde dell’Atlantico”. Vuole essere questo il senso del messaggio più volte ripetuto negli ultimi mesi dalla presidente del Consiglio: l’Unione Europea deve infatti assumersi una quota maggiore di responsabilità, senza sganciarsi dagli Stati Uniti, anzi rafforzando il pilastro europeo dell’alleanza atlantica in un momento geopolitico in continua e imprevedibile evoluzione.
Piano Mattei e richiesta di maturità all’UE
E detto da Addis Abeba, a casa dei leader africani, suona quasi come una dichiarazione – ma soprattutto una richiesta – di maturità: mentre l’Italia con il Piano Mattei sta “rivoluzionando il modo di agire nel continente”, Bruxelles – sempre più coinvolta nel progetto – deve dimostrare prima di tutto di essere capace di stare in piedi da sola. Il Piano Mattei che resta la cornice della missione, insieme all’idea dell’Italia come “ponte privilegiato” tra Europa e Africa, affermata da Meloni ieri nel vertice Italia-Africa e ribadita oggi alla 39esima sessione ordinaria dell’Unione africana.
Migrazione e strategia geopolitica
Nella plenaria davanti ai leader dell’Ua, Meloni ritorna poi anche sul tema migrazione, definendo “egoisti” coloro che la considerano necessaria e indispensabile e riprendendo il messaggio del Cardinale Guineaiano Robert Sarah contro l’abbandono da parte dei giovani della propria terra. E prima di chiudere lascia un messaggio a tutti i Capi di Stato e di Governo del continente: “Non deluderemo la vostra fiducia”. Da Addis Abeba, la premier conferma così la linea che in un momento molto complicato dal punto di vista geopolitico sta cercando di portare avanti. Nel Mediterraneo, costruire ponti con l’Africa, in Europa mantenere in piedi il legame con gli Stati Uniti, lavorando sempre e solo con l’obiettivo di unire.

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