San Cataldo, Fratelli d’Italia davanti al cantiere: «Taranto non può aspettare il 2028»

Presidio del partito contro i nuovi slittamenti dell’ospedale. Iaia: «Basta prendere in giro i cittadini». Maiorano: «Simbolo di una Regione che ha fallito». Perrini rilancia l’allarme: «Servono 120 milioni l’anno e potrebbero volerci altri 4 o 5 anni»

di Redazione

Taranto (EN24) – Un cantiere imponente, un’opera attesa da anni e una domanda che continua a rimanere sospesa: quando entrerà davvero in funzione il nuovo ospedale San Cataldo? È attorno a questo interrogativo che si è sviluppata la protesta promossa da Fratelli d’Italia davanti alla struttura sanitaria destinata a diventare il principale polo ospedaliero della provincia ionica.

Potrebbe essere un'immagine raffigurante una o più persone e testo

Con uno striscione dal messaggio diretto, “Nuovo ospedale in lista d’attesa”, il coordinamento cittadino e provinciale del partito ha acceso i riflettori sui ritardi accumulati e sull’ennesimo rinvio dell’apertura, oggi indicata nel primo trimestre del 2028. Una scadenza che emerge anche dal cronoprogramma illustrato in sede di Commissioni regionali Sanità e Bilancio, secondo cui la struttura dovrebbe essere completata entro la seconda metà del 2027 e attivata nei primi mesi dell’anno successivo.

Alla manifestazione hanno preso parte, tra gli altri, il presidente provinciale di Fratelli d’Italia Taranto Dario Iaia, il deputato Giovanni Maiorano, il consigliere regionale Renato Perrini, il coordinatore cittadino Gianluca Mongelli e rappresentanti del partito a livello locale.

Il messaggio politico lanciato dal presidio è stato netto: la sanità tarantina, già segnata da liste d’attesa, pronto soccorso in affanno e difficoltà diffuse nell’accesso alle cure, non può permettersi ulteriori rinvii su un’opera considerata strategica per l’intero territorio.

Potrebbe essere un'immagine raffigurante una o più persone e il seguente testo "ራ INTENNASUD SUD NTENNA"

A scandire i toni della protesta è stato l’On. Dario Iaia, che ha parlato di una situazione ormai non più accettabile:

«Non si può continuare a prendere in giro i cittadini di Taranto.
Il nuovo ospedale San Cataldo doveva rappresentare una svolta per la sanità del territorio, invece oggi ci ritroviamo ancora davanti a ritardi, rinvii e promesse mancate.
Fratelli d’Italia ieri in presidio davanti a questo cantiere perché la salute dei cittadini non può aspettare fino al 2028.
Parliamo di un’opera fondamentale per migliaia di famiglie, medici, infermieri e pazienti che ogni giorno vivono disagi enormi.
Taranto merita rispetto.
I cittadini meritano risposte chiare, tempi certi e soprattutto fatti concreti.
Non possiamo accettare che un’opera così importante venga trascinata all’infinito mentre il territorio continua a pagare il prezzo di ritardi e inefficienze.
Noi continueremo a vigilare, a manifestare e a pretendere che questo ospedale venga completato nel più breve tempo possibile.
Perché sulla salute non si scherza».

Parole che si inseriscono in una critica più ampia alla gestione regionale della sanità. Già durante il presidio, Iaia aveva denunciato come il sistema sanitario pugliese e, in particolare, quello ionico, stiano pagando anni di scelte giudicate sbagliate, con ripercussioni dirette sui cittadini.

Potrebbe essere un'immagine raffigurante una o più persone e il seguente testo "GA 10 CAPRY"

Sulla stessa linea anche l’On. Giovanni Maiorano, che ha definito il San Cataldo «il simbolo di una Regione che ha fallito». Secondo il deputato, il nuovo ospedale avrebbe dovuto rappresentare il riscatto della sanità tarantina, mentre oggi è percepito come l’emblema di un territorio lasciato in attesa troppo a lungo.

«Nuovo ospedale in lista d’attesa. È lo striscione esposto davanti al cantiere del San Cataldo durante l’iniziativa promossa dal Coordinamento provinciale di Fratelli d’Italia Taranto per contestare il nuovo rinvio dell’entrata in funzione della struttura sanitaria destinata a diventare il principale polo ospedaliero della provincia ionica.
La nuova data fissata ai primi mesi del 2028 rappresenta l’emblema del fallimento della programmazione sanitaria regionale. Il San Cataldo doveva rappresentare il simbolo del riscatto della sanità tarantina, invece è diventato il simbolo di una Regione che ha fallito. Taranto continua a essere trattata come un territorio di serie B».

Maiorano ha inoltre evidenziato il tema dei costi e, soprattutto, quello del personale necessario per rendere operativo il nuovo presidio ospedaliero:

«Parliamo di un investimento che supera complessivamente i 200 milioni di euro, senza che a oggi l’opera sia ancora entrata in funzione. A questo si aggiunge il nodo cruciale del personale: serviranno oltre mille unità tra medici, infermieri, OSS e tecnici sanitari».

Nel suo intervento, il parlamentare ha legato la vicenda del San Cataldo alle criticità quotidiane vissute dai cittadini: liste d’attesa troppo lunghe, reparti sotto pressione, difficoltà nei pronto soccorso e pazienti costretti a rivolgersi a strutture fuori provincia.

«Qui non si parla di burocrazia, ma del diritto alla salute di un’intera comunità».

Il quadro tecnico illustrato nelle settimane scorse dalla Regione conferma che il percorso verso l’entrata in funzione è tutt’altro che concluso. In Commissione è stato spiegato che i lavori del contratto principale risultano terminati e che il collaudo statico è stato effettuato, mentre restano da completare i collaudi sugli impianti tecnologici e l’allestimento complessivo della struttura. Proprio questi passaggi fanno slittare l’attivazione piena del presidio al 2028.

A rendere ancora più forte la protesta è stato l’intervento del vicepresidente del Consiglio regionale Renato Perrini, che ha rilanciato un allarme economico e gestionale di grande portata. Secondo quanto da lui sostenuto, per far partire davvero il San Cataldo occorrerebbero ulteriori 120 milioni di euro l’anno: 80 milioni per il personale sanitario e 40 milioni per la manutenzione della struttura.

Perrini ha parlato di un «paradosso incredibile»: macchinari già presenti e accesi da mesi per evitare il deterioramento, ma ancora inutilizzati dai pazienti. Un rischio che, a suo giudizio, potrebbe portare alcune apparecchiature a invecchiare prima ancora di essere messe realmente al servizio della comunità.

Il consigliere regionale ha inoltre espresso una previsione ancor più severa sui tempi effettivi:

«Probabilmente ci vorranno almeno altri 4 o 5 anni per l’entrata in funzione della struttura».

Una stima che va oltre il cronoprogramma ufficiale e che rafforza la denuncia politica del centrodestra. Perrini ha ricordato le ripetute promesse fatte negli anni attorno al nuovo ospedale, richiamando anche gli annunci relativi a una presunta rapida conclusione dell’opera. Da qui la richiesta di una svolta decisa:

«Questo non è più solo un ritardo, è uno scandalo programmato sulla pelle dei cittadini. Serve una legge speciale. La sanità tarantina non può più attendere».

Il nodo del San Cataldo si conferma così uno dei dossier più delicati per la sanità ionica. Da un lato, la Regione rivendica un cronoprogramma preciso e un percorso di completamento ormai definito; dall’altro, Fratelli d’Italia denuncia una distanza crescente tra gli annunci e i bisogni reali della popolazione.

Per il partito, la questione non riguarda soltanto l’apertura di un edificio ospedaliero, ma il diritto dei tarantini ad avere una sanità efficiente, accessibile e capace di rispondere in tempi certi alle esigenze di un’intera provincia. È per questo che Iaia, Maiorano, Perrini e gli esponenti presenti al presidio hanno annunciato l’intenzione di continuare a vigilare, a sollecitare chiarimenti e a mantenere alta l’attenzione pubblica sul futuro del San Cataldo.

Il messaggio conclusivo è unanime: Taranto non può più vivere di promesse. Il nuovo ospedale deve diventare realtà, e deve farlo con risorse certe, personale adeguato e tempi finalmente credibili.

Be the first to comment on "San Cataldo, Fratelli d’Italia davanti al cantiere: «Taranto non può aspettare il 2028»"

Leave a comment