Separazione delle carriere, Nordio cerca l’intesa: «Aperti a modifiche su sorteggio e Alta Corte»

Inaugurazione dell’anno giudiziario a Milano: il Guardasigilli prova a mediare con le toghe, ma la magistratura fa muro. Ondei (Corte d’Appello): «La riforma non accelera i processi, mancano risorse e personale».

di Redazione Politica

MILANO (EN24)  – Non è stato un semplice cerimoniale quello che si è consumato ieri a Milano per l’inaugurazione dell’anno giudiziario. Il confronto tra il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, e i vertici della magistratura milanese si è trasformato in un duello a distanza, un “botta e risposta” che ha messo a nudo la distanza siderale tra l’ambizione riformatrice del Governo e la realtà materiale degli uffici giudiziari.

Il ramoscello d’ulivo del Ministro

Carlo Nordio si è presentato nel distretto lombardo con un tono insolitamente dialogante. Il Guardasigilli ha voluto gettare un ponte verso le opposizioni e l’Associazione Nazionale Magistrati (ANM), dichiarandosi pronto a ridiscutere alcuni dei punti più controversi della riforma delle carriere, qualora il referendum costituzionale dovesse dare il via libera.

Le aperture del Ministro si concentrano su due pilastri: i criteri del sorteggio per i componenti dei futuri Csm e la struttura dell’Alta Corte disciplinare. Su quest’ultimo punto, Nordio ha aperto alla possibilità di impugnare le sentenze della nuova Corte, un aspetto che la riforma «non prevede, ma nemmeno vieta». L’obiettivo, secondo il Ministro, è ribadire l’autonomia del pubblico ministero, figura che a suo dire l’attuale assetto costituzionale lascia in una zona d’ombra.

Il “fact-checking” delle toghe milanesi

Tuttavia, il tentativo di mediazione ha trovato un ostacolo durissimo nelle parole di Giuseppe Ondei, presidente della Corte d’Appello di Milano. In un intervento appassionato, Ondei ha smontato la narrazione secondo cui la separazione delle carriere renderebbe la giustizia più veloce. «Il cittadino che divorzia o l’imprenditore che aspetta un credito non avranno tempi più brevi», ha incalzato il magistrato, ricordando che nel distretto milanese le carenze di organico sfiorano il 40%.

Ondei ha poi rigettato con forza l’idea che i giudici siano oggi «appiattiti» sulle tesi dei PM, citando i dati: solo lo 0,3% dei magistrati cambia funzione ogni anno e il 25% dei processi penali si chiude con un’assoluzione già in primo grado. «Questa è la prova plastica della terzietà del giudice», ha concluso.

«Riforma punitiva»

Ancora più dura la procuratrice generale Francesca Nanni, che ha definito l’intervento governativo «sostanzialmente inutile» rispetto alle gravissime carenze di risorse, paventando il sospetto che la riforma abbia un «carattere prevalentemente punitivo» nei confronti delle toghe.

Un coro a cui si è unito il presidente dell’ANM, Cesare Parodi, sottolineando che il vero pericolo non è tanto la sottomissione formale all’Esecutivo, quanto un «condizionamento indiretto» dell’indipendenza giudiziaria attraverso la gestione organizzativa.

La replica di Nordio

Messo alle strette, Nordio ha giocato la carta della sincerità istituzionale: la riforma, ha ammesso, non nasce per ridurre i tempi dei processi né per aumentare l’efficienza. È, nelle intenzioni del Guardasigilli, una questione di «coerenza costituzionale» con il modello accusatorio. Una battaglia di princìpi che però, a Milano, si è scontrata con l’allarme per i computer che non funzionano e le aule che restano vuote per mancanza di personale.

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