TARANTO | 48 anni fa la morte del bomber Erasmo Iacovone

1ª e 2ª foto (fonte internet) 3ª foto fonte: F. Manfuso

A 48 anni dalla tragedia, il mito del numero 9 resta l’unica certezza mentre la città demolisce e ricostruisce lo stadio che porta il suo nome.

di Redazione

Considerato il più grande giocatore del Taranto di tutti i tempi, nonché l’unica bandiera della squadra jonica, Erasmo Iacovone, molisano di Capracotta (Isernia), a quarantotto anni dalla sua scomparsa, è ancora vivo nei cuori della gente di Taranto e della tifoseria rossoblù.

Erasmo Iacovone, storico attaccante del Taranto negli anni ’70

Iaco, così lo chiamavano i compagni, 26 anni, centravanti del Taranto e capocannoniere di Serie B, morì all’una di notte del 6 febbraio 1978, a causa di uno schianto terribile e un volo pauroso lungo la statale per San Giorgio Ionico. Rientrava a casa, da solo, alla guida della Citroen Dyane targata MO 215872 – di proprietà della moglie – dopo avere assistito ad uno spettacolo di Oreste Lionello nell’allora discoteca ristorante “La Masseria”. Un pregiudicato di Carosino, Marcello Friuli, all’epoca 24enne, gli piombò addosso con una Giulia GT 2000 rubata verso le ore 22 in viale Virgilio.

L’articolo della Gazzetta del Mezzogiorno

Il Friuli, che guidava senza patente, viaggiava da Taranto in direzione di San Giorgio Ionico, ad una velocità di oltre 140 km all’ora, nel tentativo di sfuggire all’inseguimento di una Volante che lo aveva intercettato vicino la Pineta Cimino. L’impatto fu terrificante, la Dian si disintegrò, Iacovone come disse il dottor Mazzei, di servizio al pronto soccorso dell’ospedale, morì all’istante, sul colpo troppo forte, per trauma cranico. Iacovone fu ritrovato nel fosso; in bocca aveva la medaglietta della Madonna, agganciata alla collanina (era una sua abitudine, un suo vezzo).

La notizia della morte fece, in pochi minuti, il giro di Taranto e la mattina già dalle 7 i radiogiornali nazionali diedero la notizia che fu appresa con doloroso stupore. Fu un 0colpo terribile per tutti, sportivi e non sportivi, ma soprattutto fu un dolore lancinante al cuore dei tifosi Tarantini, che con lui quell’anno, sognavano la Serie A.

La vettura di Erasmo Iacovone dopo l’incidente.

I funerali di Erasmo Iacovone

Taranto lo pianse come un figlio; al di sopra di tutti il presidente Fico il quale sentiva forte il rimorso di non averlo ceduto alla Fiorentina, disse che così – forse – gli avrebbe evitato quel tragico destino. “I giocatori sono i miei figli – disse ancora con voce rotta dal pianto – tu eri di più, e sei volato al Signore. Finché ci sarà vita questo stadio si chiamerà Erasmo Iacovone”.

Ai funerali parteciparano 14 mila persone che nel silenzio e nel pianto accompagnarono il feretro, portato a spalla dai compagni di squadra, dalla Chiesa di San Roberto Bellarmino allo Stadio Salinella. Insieme a questi c’erano anche i rappresentanti delle istituzioni calcistiche e i suoi familiari. Non partecipò invece la moglie Paola, sconsigliata dai medici poiché era incinta al 5° mese di una bambina.

A 48 anni dal tragico schianto, la figura di Erasmo Iacovone resta il fulcro identitario del calcio tarantino. Nonostante il trascorrere dei decenni e i profondi mutamenti del sistema calcio — oggi dominato da logiche tecnologiche e social che lo stesso Iacovone avrebbe probabilmente assecondato — il legame tra la città e il suo numero 9 non ha perso vigore.

L’attualità pone ora Taranto davanti a una svolta strutturale. Il progetto di rifacimento dello stadio prevede infatti una trasformazione radicale dell’impianto, destinato a cambiare volto pur sorgendo sulle medesime fondamenta del 1978. In questo contesto di profonda rivoluzione architettonica, la statua di Iacovone rimane l’unico elemento di continuità: un punto fermo che osserva l’evoluzione di una struttura pronta a proiettarsi nel futuro.

Il nuovo Stadio Iacovone di Taranto

Come sarà il nuovo stadio Iacovone, concepito come una struttura moderna e multifunzionale

Mentre il cantiere avanza, resta aperto il dibattito sulla denominazione: non è ancora chiaro se il nome del centravanti di Capracotta resterà l’unico riferimento ufficiale o se, per ragioni di bilancio, verrà affiancato da un naming partner commerciale. Tuttavia, per la tifoseria e la cittadinanza, il “Iacovone” non è solo un indirizzo o una struttura di cemento, ma un riflesso condizionato che unisce le generazioni nate nel nuovo millennio a chi visse l’epopea della Serie A sfiorata. La sfida del nuovo stadio sarà proprio questa: far convivere la modernità necessaria ai Giochi del Mediterraneo e al calcio contemporaneo con l’eredità di un uomo che, ancora oggi, rappresenta l’integrità e l’attaccamento alla maglia rossoblù.

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