Sei anni senza ispezioni al «Le Constellation». Mentre il Comune delega i controlli, emergono dettagli inquietanti: uscite di sicurezza sbarrate e violazioni strutturali in un locale diventato una trappola mortale per 40 giovani.
di Redazione
CRANS-MONTANA (EN24) – Dietro la cenere del «Le Constellation», il locale di Crans-Montana dove la notte di Capodanno hanno perso la vita 40 ragazzi, affiora oggi una verità fatta di omissioni burocratiche e gravi negligenze strutturali. Secondo quanto ammesso ufficialmente dal Comune in una nota che scuote l’opinione pubblica svizzera, il locale non veniva sottoposto a controlli antincendio dal 2020. Un blackout ispettivo durato sei anni, proprio mentre la struttura subiva modifiche arbitrarie che ne avrebbero compromesso fatalmente la sicurezza.
La cronologia dei fatti delinea un quadro di crescente precarietà. Già nel 2015 il proprietario dell’immobile, J.B., aveva avviato lavori di ampliamento e ristrutturazioni interne in totale autonomia. Sebbene tra il 2016 e il 2019 fossero stati eseguiti dei sopralluoghi che avevano portato alla richiesta di specifiche modifiche per l’adeguamento alle norme antincendio, dal 2020 il meccanismo di vigilanza si è inceppato.
In base alla legge cantonale del Vallese (la 540.1, recentemente aggiornata), la responsabilità della prevenzione incendi è delegata ai singoli Comuni. Ma a Crans-Montana, per oltre un lustro, nessuno ha verificato se quelle prescrizioni fossero state rispettate o se la capienza massima – fissata rigidamente a 100 persone per il piano terra e 100 per il seminterrato – venisse onorata.
Mentre i gestori, i coniugi francesi Jacques e Jessica Moretti, dichiaravano pubblicamente di essere in regola, la realtà dei fatti raccontata dai testimoni e dai rilievi tecnici appare diametralmente opposta. Documenti rinvenuti dalla tv svizzera Rts rivelano che solo pochi giorni prima della strage, il 19 dicembre, era stato presentato un progetto di ulteriore ampliamento della veranda che prevedeva addirittura la rimozione di un’uscita laterale.
Ancora più gravi sono le testimonianze raccolte dall’emittente Bfm: due ex dipendenti hanno confermato che l’unica uscita di sicurezza del piano interrato veniva sistematicamente chiusa a chiave per impedire ai giovani di scivolare fuori senza pagare il conto. Una circostanza drammaticamente confermata da un soccorritore, che ha ammesso di aver dovuto forzare il varco per tentare di farsi strada tra le fiamme. Anche l’ingresso principale violava le norme più elementari: una porta di appena un metro e mezzo che si apriva verso l’interno, diventando di fatto un tappo insormontabile durante il panico della folla in fuga.
La Procura cantonale, guidata da Beatrice Pilloud, ha messo sotto inchiesta i coniugi Moretti con le pesanti accuse di omicidio, lesioni e incendio colposi. Al momento, la magistratura non ha ritenuto necessaria la detenzione preventiva, escludendo il pericolo di fuga o di inquinamento delle prove.
Resta però aperto il fronte della responsabilità amministrativa. Come è stato possibile che un locale pubblico, situato in una delle località sciistiche più prestigiose d’Europa, sia sfuggito a ogni controllo per sei anni? La risposta a questa domanda sarà fondamentale per dare giustizia alle 40 vittime di una tragedia che, alla luce degli ultimi dati, appare tutt’altro che inevitabile.

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