«Un angelo ha il viso di Giorgia Meloni»: la segnalazione dopo il restauro nella Basilica di San Lorenzo in Lucina a Roma. Lei scherza sui social. La Soprintendenza: se non conforme si ripristina l’originale

La firma del restauratore è di Bruno Valentinetti che si presenta come sacrestano e decoratore. In parrocchia viene descritto come un volontario. Il Vicariato: «Iniziativa del decoratore». Il parroco: «Non è parrocchia meloniana»

di Manuela Pelati

Un angelo con il viso somigliante a quello della premier Giorgia Meloni fa intervenire anche il ministro della Cultura, Alessandro Giuli.

Nella basilica di San Lorenzo in Lucina, nel centro di Roma, un recente intervento di restauro mostra nel dipinto di uno dei due angeli che affiancano il busto marmoreo di Umberto II di Savoia, il volto sorprendentemente somigliante a quello della presidente del Consiglio.

«Su indicazione del ministro Alessandro Giuli  – fa sapere una nota ufficiale nella tarda mattinata di sabato -, il Soprintendente Speciale di Roma, Daniela Porro, ha dato incarico ai funzionari tecnici del Mic di effettuare oggi stesso un sopralluogo per accertare la natura dell’intervento effettuato sul dipinto contemporaneo contenuto in una delle cappelle di San Lorenzo in Lucina e decidere il da farsi».

Interviene anche il Vicariato, scrivendo che «la modifica del volto è un’iniziativa del restauratore».

Il restauratore

La notizia del volto somigliante alla premier Meloni, anticipata da Repubblica, solleva interrogativi sulle modalità dell’intervento e sui controlli previsti per un luogo di culto di grande valore storico che dovrebbe essere controllato dalla Sovrintendenza dei Beni Culturali e Paesaggistici. «Chi dice che assomiglia a Meloni? – si schermisce il restauratore volontario in Basilica, Bruno Valentinetti -. Ho fatto il restauro di quello che c’era 25 anni fa». Ma la somiglianza è piuttosto evidente. Meloni, comunque, da parte sua ci scherza su, con un sintetico post su Instagram: «No, decisamente non somiglio a un angelo».

La Soprintendenza: «Se non conforme, si chiede il ripristino»

Intanto ai tecnici della Soprintendenza è stata data l’indicazione di svolgere oggi un sopralluogo per capire la natura dell’intervento fatto. «Dopo il sopralluogo sarà fatto il confronto con i materiali d’archivio – spiegano dalla Soprintendenza -. Per capire non tanto a chi assomiglia il restauro, ma se sono state fatte delle variazioni, perché il restauratore avrebbe dovuto riprendere le linee dell’originario». Le verifiche in archivio, «saranno effettuate lunedì perché gli uffici nel fine settimana sono chiusi» continuano dalla Soprintendenza. Alla domanda se Valentinetti poteva fare il restauro, «comunque doveva chiedere parere – rispondono – perché l’opera è successiva al vincolo sulla chiesa e non è controllata puntualmente. Qualsiasi intervento dovrebbe richiedere un’autorizzazione». Cosa succederà quindi se non è conforme all’originale? «Si può chiedere il ripristino. Ma non parliamo di un’opera d’arte, piuttosto di una decorazione».

«Avevo chiesto il restauro così com’era»

«Sono andato a vedere stamattina il restauro – ha detto sabato mattina monsignor Daniele Micheletti Rettore del Pantheon e della Basilica di San Lorenzo in Lucina -, in effetti una certa somiglianza c’è, ma bisognerebbe chiedere al restauratore perché l’ha fatto così, io non lo so». E ha aggiunto:  «Io avevo chiesto di restaurare la cappella esattamente com’era – spiega il Rettore – ora non lo so le fattezze di un volto se sono proprio quelle, lì l’angelo c’era e c’era in quel modo».

Monumento funebre

Il monumento funebre del sovrano, accompagnato dall’iscrizione che ricorda come Umberto II, «cristianamente rassegnato alla divina volontà», preferì l’esilio alla guerra civile, è vegliato da due angeli. Uno di essi, oggi, presenta un volto decisamente contemporaneo: non più un cherubino dai tratti generici, ma una figura femminile alata che regge un cartiglio con disegnato lo Stivale, posta di fronte a un altro angelo che porge la corona al re in disgrazia. La somiglianza con la premier è tale da rendere difficile ogni smentita.

Il volontario

L’intervento non risulta opera dei restauratori professionisti impegnati in altre parti della chiesa. A indicarlo è una firma chiaramente visibile su un cartiglio: Instauratum et exornatum, Bruno Valentinetti AD MMXXV. Valentinetti si presenta come sacrestano e decoratore. In parrocchia viene descritto come un volontario presente quotidianamente al mattino. In rete emergono riferimenti ad altri lavori decorativi attribuiti a lui, compresa la stessa cappella già nel 2002, e collaborazioni in contesti extra-ecclesiali, come interventi presso la residenza di Macherio di Silvio Berlusconi. Risulta anche una sua candidatura politica, in passato, con La Destra – Fiamma Tricolore nel I Municipio di Roma. Lui però dice di non ricordare della candidatura.

Bruno Valentinetti

La piazza

La vicenda assume un peso simbolico particolare anche per il contesto. San Lorenzo in Lucina è una delle basiliche più antiche della cristianità; nella stessa piazza aveva lo studio Giulio Andreotti, ed è stata a lungo un punto di riferimento per la politica del centrodestra romano.

Vicariato: «Iniziativa del decoratore»

Riguardo al restauro della decorazione pittorica della cappella del Crocifisso nella chiesa di San Lorenzo in Lucina a Roma la «modifica del volto del cherubino è stata un‘iniziativa del decoratore non comunicata agli organismi competenti». Così il Vicariato di Roma in una nota in cui precisa che «sia la Sovrintendenza sia l’ente proprietario (Fec), oltre all’Ufficio per l’edilizia di culto del Vicariato di Roma, erano al corrente dal 2023 di un’azione di restauro «senza nulla modificare o aggiungere» (dalla mail condivisa) sull’affresco in questione di recente fattura (anno 2000)». «Il Vicariato si è impegnato ad approfondire la questione con il parroco monsignor Daniele Micheletti e a valutare eventuali iniziative», conclude la nota.

Restauro a San Lorenzo in Lucina a Roma: quella nell'affresco è davvero Meloni? E chi è titolato a confermarlo (per decidere se cancellarlo o tutelarlo)?

Il parroco: «Non è una parrocchia meloniana»

«Non capisco tutto questo clamore. Un tempo i pittori negli affreschi mettevano di tutto anche Caravaggio in quadro mise il volto di una prostituta. Non ci tengo far passare la parrocchia come meloniana». Lo afferma monsignor Daniele Micheletti, rettore del Pantheon e della basilica di San Lorenzo in Lucina.

Micheletti spiega che gli interventi sono stati «fatti nella Cappella Canaletti, una famiglia del ‘600/’700. Si tratta della la Cappella delle anime sante ossia delle anime del purgatorio. Non c’era nessuna decorazione, poi nel 2000 Bruno Valentinetti fu pregato di fare le decorazioni. Si tratta di composizioni floreali, con due angeli sulle pareti». La sovrintendenza «fu informata da me ma non sono sotto tutela perché sono molto recenti. Furono poi rovinate a causa di alcune infiltrazioni d’acqua sia dal tetto che dal basso. Io sono arrivato quando gli angeli già non si vedevano più. Io ho mandato la comunicazione che avremmo ripristinato quello che c’era», ha aggiunto.

Un cherubino raffigurato in un affresco della chiesa di San Lorenzo in Lucina che somiglia alla Presidente del consiglio Giorgia Meloni Roma, 31 gennaio 2026 ANSA/FABIO CIMAGLIA

 

fonte: CORRIERE ROMA

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