Un carico di marmi del II secolo ritrovato al largo di Cesarea

L’architrave in marmo lungo sei metri. (foto Unità di Archeologia Subacquea/Aia)

Proveniente dall’Egeo o dall’Asia minore in epoca romana, il carico di marmo grezzo era diretto verso un porto del sud della Terra Santa. Una spettacolare scoperta, utile per comprendere la logistica legata alla costruzione di sontuosi edifici dell’Impero romano.

Di REDAZIONE

La sua sessione di immersioni ha preso una svolta inaspettata quando Gideon Harris si è imbattuto in un raro carico di colonne di marmo di 1.800 anni fa, mentre nuotava a quattro metri di profondità a soli 200 metri dalla riva della città di Beit Yanai, a sud di Cesarea Marittima.

Sul fondo dell’acqua affioravano capitelli corinzi ornati da motivi vegetali, capitelli parzialmente scolpiti e colonne marmoree, compreso un architrave lungo quasi 6 metri. Il subacqueo dilettante ha informato direttamente l’Autorità israeliana per le antichità della sua scoperta.

«Sapevamo da tempo dell’esistenza di questo carico naufragato, ma non sapevamo esattamente dove fosse perché era ricoperto di sabbia. Le tempeste invernali l’hanno portato alla luce e ora saremo in grado di studiarlo», afferma entusiasta Koby Sharvit, direttore dell’unità di archeologia subacquea presso l’Autorità israeliana per le antichità (Aia), in un comunicato del 15 maggio.

L’architrave in marmo lungo sei metri. (foto Unità di Archeologia Subacquea/Aia)

 

Un capitello e una colonna di marmo grezzo riposano da 1.800 anni sul fondo del Mediterraneo. (foto Unità di archeologia subacquea/Aia)

Il carico, il cui peso totale è stimato in circa 44 tonnellate, era trasportato da una grande nave mercantile che naufragò durante una tempesta. Le tipologie architettoniche hanno permesso all’équipe di ipotizzare che risalga al II secolo d.C. «Probabilmente proveniva dalla regione dell’Egeo o del Mar Nero, dalla Turchia o dalla Grecia. La sua scoperta a sud del porto di Cesarea sembra indicare che la sua destinazione finale fosse uno dei porti della costa meridionale del Levante: Ashkelon, Gaza, o forse anche Alessandria d’Egitto», spiega l’archeologo.

Chiarire un dibattito archeologico

Lo specialista non può fare a meno di meravigliarsi della preziosità del carico. «La bellezza di questi pezzi è caratteristica dei grandi edifici pubblici – osserva -. Persino a Cesarea Marittima tali elementi architettonici erano realizzati in pietra locale ricoperta di intonaco bianco per sembrare marmo. Qui si tratta di vero marmo». Capitale reale di Erode il Grande nel I secolo a.C., Cesarea venne gradualmente dotata delle più belle infrastrutture (teatro, stadio, palazzo…) e costruita con i migliori materiali.

Oltre al suo lato spettacolare, la scoperta di questo carico composto principalmente da marmo grezzo aiuta a chiarire un dibattito archeologico che va avanti da diversi anni: gli elementi architettonici importati venivano lavorati nella loro terra di origine, o scolpiti una volta giunti a destinazione? «Secondo questo carico, sembra che gli elementi abbiano lasciato la cava così com’erano, e che siano stati lavorati sul posto», spiega Koby Sharvit, che precisa: «I responsabili del progetto potevano essere ricorsi ad artigiani locali, oppure avere coinvolto artisti provenienti da altri Paesi. Questo accadeva con gli artigiani del mosaico, che viaggiavano da un sito all’altro, a seconda delle committenze».

Un capitello scolpito in stile corinzio. (foto Unità di Archeologia Subacquea/Aia)

I misteri che circondano questo raro carico rimangono numerosi e una spedizione di indagini sottomarine, che inizia già nella seconda metà di maggio con gli studenti dell’Università di Rodi, dovrebbe aiutare a scoprire qualcosa in più. Gli archeologi sperano di trovare i resti del relitto della nave, così come le monete, per datare il carico in modo più preciso.

 

FONTE: Terresainte.net

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