Attentato a Sigfrido Ranucci, quattro arresti: svolta nelle indagini sull’ordigno esploso davanti alla casa del giornalista

I Carabinieri hanno eseguito le misure cautelari nei confronti di quattro persone, gravemente indiziate per l’attacco del 2025 contro il conduttore di Report. Contestati, tra gli altri, i reati di uso di ordigno esplosivo, minaccia e danneggiamento

di Redazione

(EN24) – A oltre otto mesi dall’attentato dinamitardo contro Sigfrido Ranucci arriva una prima, importante svolta investigativa. I Carabinieri hanno eseguito quattro ordinanze di custodia cautelare nei confronti di altrettante persone ritenute gravemente indiziate, a vario titolo, di aver preso parte all’attacco che, nell’ottobre del 2025, colpì il giornalista e conduttore della trasmissione d’inchiesta Report.

L’attentato era stato compiuto nella notte tra il 16 e il 17 ottobre 2025 davanti all’abitazione di Ranucci, a Campo Ascolano, nel comune di Pomezia. Un ordigno rudimentale, collocato accanto all’autovettura del giornalista, era esploso distruggendo il veicolo e danneggiando anche quello della figlia e parte dell’ingresso dell’abitazione. L’esplosione, di notevole potenza, non provocò vittime soltanto per circostanze fortuite, ma gli investigatori parlarono fin da subito di un gesto intimidatorio potenzialmente letale.

Secondo quanto emerso dalle indagini coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia di Roma, agli arrestati vengono contestati, a vario titolo, i reati di detenzione e porto in luogo pubblico di ordigno esplosivo, uso di materiale esplodente, minaccia e danneggiamento. Gli investigatori ritengono di aver ricostruito il ruolo dei presunti esecutori dell’attentato, mentre proseguono gli accertamenti per chiarire il contesto e individuare eventuali mandanti.

L’attacco contro il giornalista suscitò un’ondata di indignazione nel mondo dell’informazione e delle istituzioni. Numerosi esponenti politici, il Presidente della Repubblica e le principali organizzazioni di categoria espressero solidarietà a Ranucci, definendo l’episodio un grave attentato alla libertà di stampa e al diritto dei cittadini a essere informati. Il giornalista, da anni impegnato in inchieste su criminalità organizzata, corruzione e poteri economici, vive sotto protezione proprio a causa delle ripetute minacce ricevute nel corso della sua attività professionale.

All’indomani dell’attentato, lo stesso Ranucci aveva parlato di «un salto di qualità preoccupante», ricordando come nei mesi precedenti fossero già stati rinvenuti proiettili nei pressi della sua abitazione e denunciando un clima di crescente intimidazione nei confronti del lavoro giornalistico. Gli investigatori hanno da subito ipotizzato che l’azione potesse essere collegata alle inchieste realizzate dalla redazione di Report, una delle trasmissioni investigative più seguite del servizio pubblico.

L’operazione rappresenta un passaggio decisivo nell’inchiesta, ma non la sua conclusione. Le indagini proseguono infatti per accertare l’intera rete di responsabilità e verificare se dietro l’attentato vi siano interessi criminali più ampi o eventuali mandanti.

La vicenda riporta al centro dell’attenzione il tema della tutela dei giornalisti impegnati nelle inchieste più delicate. Un principio ribadito più volte dalle istituzioni: colpire chi racconta fatti di interesse pubblico significa colpire il diritto dei cittadini a essere informati e, di conseguenza, uno dei pilastri fondamentali della democrazia.

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