Martedì 6 ottobre, nella Basilica di San Domenico, la celebrazione eucaristica e, a seguire, una conferenza di mons. Sabino Lattanzio dedicata alla figura di uno dei sacerdoti più significativi del clero barlettano del Novecento
di Redazione
BARLETTA – A sessant’anni dalla sua morte, Barletta torna a ricordare mons. Antonio Marano, sacerdote che ha lasciato un segno profondo nella vita religiosa e civile della città e che fu Vicario Generale dell’Arcidiocesi Nazarena di Barletta.
Martedì 6 ottobre, presso la Basilica di San Domenico, sarà celebrata l’Eucaristia in sua memoria, nel 60° anniversario della scomparsa. Al termine della celebrazione, mons. Sabino Lattanzio terrà una conferenza dedicata all’approfondimento della figura e dell’opera di mons. Marano, da annoverare tra le personalità insigni del clero barlettano. All’iniziativa è invitata a partecipare l’intera cittadinanza.
Nato nel 1886 e morto nel 1966, Antonio Marano fu una delle figure emergenti del clero barlettano del secolo scorso. Il suo ministero sacerdotale si svolse lontano da ogni ricerca di notorietà, nella quotidianità di un servizio vissuto con discrezione, dedizione e costanza.
Fu saggio direttore spirituale e parroco prima nella chiesa di Santa Maria della Vittoria e successivamente in Cattedrale. In entrambe le esperienze pastorali condivise da vicino le necessità non soltanto spirituali, ma anche materiali della popolazione, diventando un punto di riferimento per quanti si rivolgevano a lui.
La sua responsabilità ecclesiale crebbe ulteriormente quando divenne Vicario Generale dell’Arcidiocesi Nazarena di Barletta. Un incarico attraverso il quale, come ricorda il comunicato commemorativo, seppe «allargare il suo cuore di padre», diventando ancora di più riferimento per il clero e per l’intera cittadinanza.
Ma nella vita di mons. Marano vi fu anche una pagina particolarmente significativa, legata agli anni drammatici della Prima Guerra Mondiale.
Agli inizi del suo sacerdozio diede infatti una concreta testimonianza di generosità e dedizione. Dal 24 maggio 1915, giorno dell’ingresso dell’Italia nel conflitto, fino al 2 aprile 1919, fu destinato in Friuli con il ruolo di «Soldato di sanità». In quel difficile periodo si prodigò nel sostegno ai soldati e alla popolazione locale, duramente provati dalla tragedia della guerra, offrendo la propria presenza e il proprio servizio in uno dei momenti più drammatici della storia italiana ed europea.
Tornato al ministero pastorale, mons. Marano continuò a vivere il sacerdozio nello stile che aveva caratterizzato tutta la sua esistenza: quello della «silenziosa fatica del quotidiano».
Un sacerdote capace di agire, secondo il ricordo tramandato, come fermento in mezzo alla propria gente, facendo crescere i valori evangelici e indicando quei «beni eterni che non conoscono tramonto». Una presenza discreta, quindi, ma profondamente radicata nella vita della comunità, attraverso la quale offrì una testimonianza definita «bella e gioiosa» di autentico sacerdote di Cristo.
Particolarmente intenso è il ritratto che di lui tracciò il Bollettino Interdiocesano in occasione della sua morte.
Mons. Marano veniva ricordato come un sacerdote pienamente consapevole della propria missione, che aveva speso tutti gli anni della sua vita diffondendo con costanza la grazia divina nelle anime, affrontando difficoltà e sacrifici senza mai separare l’attività apostolica dal personale cammino spirituale e dal lavoro interiore rivolto alla propria santificazione.
Parole che restituiscono la misura della considerazione di cui godeva: «Così lo abbiamo conosciuto, ammirato, stimato e venerato», scriveva il Bollettino, indicando nella sua lunga fedeltà e nella sua «evangelica povertà» l’eredità più autentica lasciata alla Chiesa e alla città.
A sessant’anni dalla morte, dunque, la celebrazione del 6 ottobre non rappresenta soltanto un momento commemorativo, ma anche l’occasione per riscoprire una pagina importante della storia religiosa di Barletta e la testimonianza di un sacerdote che, attraverso il servizio pastorale, la vicinanza alle persone, l’esperienza maturata durante la Grande Guerra e gli anni trascorsi al servizio dell’Arcidiocesi, legò profondamente la propria esistenza alla comunità barlettana.
La celebrazione nella Basilica di San Domenico e il successivo approfondimento affidato a mons. Sabino Lattanzio offriranno così alla città l’opportunità di conoscere meglio una figura che appartiene alla memoria della Chiesa locale e della stessa Barletta.

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