Carabinieri, Mattarella celebra i 212 anni dell’Arma: “Parte integrante dell’identità d’Italia”

Quirinale - Il presidente Sergio Mattarella e il generale Salvatore Luongo

Nel messaggio per l’anniversario, il Capo dello Stato richiama il legame con i territori, il presidio delle Stazioni e il ruolo dell’Arma nella cornice di sicurezza che tutela le libertà costituzionali

di Redazione

(EN24) – I Carabinieri compiono 212 anni e il presidente della Repubblica Sergio Mattarella rende omaggio a una delle istituzioni più radicate nella storia nazionale. Nel messaggio rivolto al comandante generale dell’Arma, generale Salvatore Luongo, il Capo dello Stato ha sottolineato il valore di un corpo che da oltre due secoli accompagna la vita quotidiana del Paese, al servizio delle istituzioni e dei cittadini.

L’anniversario del 2026 assume un significato particolare perché cade nei giorni in cui l’Italia celebra anche gli ottant’anni della Repubblica. Mattarella ha collegato le due ricorrenze, ricordando come l’Arma abbia svolto un ruolo costante nella transizione e nel consolidamento delle istituzioni repubblicane, confermando un rapporto profondo con le comunità del territorio.

Il cuore del messaggio presidenziale è il concetto di sicurezza come condizione della libertà. I Carabinieri, ha ricordato Mattarella, garantiscono quella cornice entro la quale possono svilupparsi i diritti e le libertà dei cittadini riconosciuti dalla Costituzione. Non una sicurezza intesa come semplice controllo, dunque, ma come presidio civile, democratico e quotidiano della convivenza.

Il presidente ha richiamato in particolare il ruolo delle Stazioni dei Carabinieri, definite un presidio della Repubblica. Nei piccoli centri come nelle grandi città, le Stazioni rappresentano spesso il primo volto dello Stato, il luogo a cui i cittadini si rivolgono nei momenti di bisogno, nelle emergenze familiari, nelle situazioni di disagio, fragilità o paura.

Accanto alle Stazioni, Mattarella ha ricordato anche i Nuclei radiomobili, chiamati a intervenire nelle urgenze più imprevedibili e a tenere insieme prontezza operativa, autorevolezza e rassicurazione sociale. È in questa prossimità, fatta di presenza concreta e risposta immediata, che si misura una parte essenziale della fiducia tra cittadini e istituzioni.

La cerimonia nazionale per il 212° annuale si è svolta a Reggio Calabria, sul lungomare Falcomatà, in uno scenario altamente simbolico affacciato sullo Stretto di Messina. Per la prima volta la festa dell’Arma è stata ospitata nella città calabrese, con lo schieramento dei reparti rappresentativi delle diverse componenti: territoriale, mobile e speciale, addestrativa, forestale, ambientale e agroalimentare.

Alla celebrazione hanno preso parte la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, i ministri Guido Crosetto, Matteo Piantedosi, Orazio Schillaci, Marina Elvira Calderone e Paolo Zangrillo, il sottosegretario alla Difesa Isabella Rauti, il capo di Stato maggiore della Difesa Luciano Portolano e numerose autorità civili, militari e religiose.

Uno dei momenti più rilevanti è stata la consegna della Medaglia d’oro al valor civile alla Bandiera di guerra dell’Arma per l’attività svolta dal Comando Carabinieri per la Tutela del Lavoro. Un riconoscimento che assume un valore ulteriore nell’anno del centenario del reparto, impegnato nel contrasto alle illegalità nel mercato del lavoro, allo sfruttamento e alle forme di vulnerabilità sociale.

La ricorrenza del 5 giugno non è casuale. In quella data, nel 1920, la Bandiera dell’Arma ricevette la prima Medaglia d’oro al valor militare per il contributo dei Carabinieri nella Prima guerra mondiale. Da allora, la festa annuale è diventata un momento di memoria, riconoscenza e rinnovato impegno al servizio della Repubblica.

Nel discorso al Quirinale, Mattarella ha evocato anche la figura di Salvo D’Acquisto, simbolo di sacrificio e fedeltà allo Stato. Il riferimento al vicebrigadiere che offrì la propria vita per salvare civili innocenti richiama una dimensione morale che l’Arma continua a considerare parte della propria identità: servire anche quando il servizio chiede responsabilità estreme.

La giornata di Reggio Calabria ha avuto anche una forte componente formativa. Gli allievi del 144° corso, intitolato al carabiniere Lorenzo Gennari, hanno prestato giuramento di fedeltà alla Repubblica e ricevuto gli alamari. Un passaggio che segna l’ingresso nella vita dell’Arma e affida ai giovani carabinieri una missione fatta di ascolto, protezione e responsabilità.

Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha rivolto ai nuovi carabinieri un messaggio centrato sul significato dell’uniforme: non un simbolo astratto di autorità, ma la presenza concreta dello Stato accanto a chi ha paura, chiede aiuto o cerca protezione. È questa dimensione di prossimità a spiegare il legame profondo tra l’Arma e gli italiani.

Il 212° anniversario racconta quindi una storia lunga, ma non immobile. L’Arma dei Carabinieri resta legata alla tradizione, al motto “Nei secoli fedele” e alla memoria dei caduti, ma è chiamata ogni giorno a misurarsi con sfide nuove: criminalità organizzata, violenza di genere, sicurezza urbana, tutela dell’ambiente, lavoro irregolare, fragilità sociali e nuove forme di illegalità.

Nel messaggio di Mattarella, il senso dell’anniversario sta proprio in questa continuità tra passato e presente. I Carabinieri sono parte della storia d’Italia perché ne hanno accompagnato le trasformazioni, ma sono anche parte della vita quotidiana perché continuano a essere un riferimento nei territori, spesso nei luoghi dove lo Stato deve farsi più vicino.

La festa dell’Arma, negli ottant’anni della Repubblica, diventa così un richiamo al patto costituzionale tra istituzioni e cittadini. La sicurezza non è separata dalla libertà, né la legalità dalla fiducia. È dentro questo equilibrio che il servizio dei Carabinieri trova il suo significato più alto: essere presidio della Repubblica, vicino alle persone, fedele allo Stato e alla comunità nazionale.

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