Starmer lancia l’allarme sulla Russia: “Possibile attacco alla Nato già nel 2030”

Jonathan KLEIN / AFP

Il premier britannico annuncia il piano per gli investimenti nella difesa prima del vertice dell’Alleanza. Londra accelera su droni, tecnologia militare e prontezza operativa

di Redazione

(EN24) – Keir Starmer avverte l’Europa e la Nato: secondo le valutazioni dell’intelligence britannica e di altri Paesi dell’Alleanza, la Russia potrebbe essere in grado di attaccare un Paese Nato “già nel 2030”. Un allarme netto, pronunciato dal primo ministro britannico durante una visita all’azienda della difesa Stark, a Swindon, e legato alla necessità di accelerare il rafforzamento militare del Regno Unito.

Il messaggio di Starmer arriva in una fase internazionale che Londra considera tra le più pericolose degli ultimi decenni. La guerra in Ucraina, entrata nel suo quinto anno, le tensioni in Medio Oriente, la crisi nello Stretto di Hormuz, gli attacchi informatici e le incursioni nello spazio aereo e marittimo occidentale compongono, secondo Downing Street, un quadro di minacce simultanee che impone un cambio di passo.

Il premier britannico ha definito la difesa del Paese il primo dovere di ogni governo. Da qui la decisione di presentare, prima del prossimo vertice Nato, il Defence Investment Plan, il piano degli investimenti militari atteso da mesi. Il documento dovrà tradurre in risorse concrete le priorità indicate dalla revisione strategica della difesa: più capacità operative, maggiore prontezza al combattimento, tecnologie avanzate e sistemi autonomi.

Al centro della nuova strategia britannica ci sono droni, intelligenza artificiale, capacità autonome, cyberdifesa e protezione delle infrastrutture critiche. Starmer ha insistito sul fatto che le forze armate non possono affrontare le minacce future senza un’industria della difesa capace di innovare rapidamente. Il legame tra militari, imprese tecnologiche e filiere nazionali diventa quindi parte integrante della sicurezza del Paese.

La Russia resta il riferimento principale dell’allarme. Per Londra, Mosca non rappresenta soltanto una minaccia sul campo ucraino, ma un attore capace di esercitare pressione su più livelli: bombardamenti contro obiettivi civili, attacchi cyber, sabotaggi, spionaggio tecnologico, attività della cosiddetta “flotta ombra” e azioni di disturbo contro spazi aerei, acque territoriali e infrastrutture sottomarine.

Il capo di Stato maggiore della Difesa britannico, Richard Knighton, ha rafforzato il messaggio del premier, sostenendo che i rischi per il Regno Unito sono oggi più alti che in qualsiasi momento dalla fine della Guerra fredda. Secondo Knighton, la Russia sta alzando la posta e potrebbe avvicinarsi a una soglia pericolosa; per questo, ha detto, Londra deve spendere di più e farlo più rapidamente.

Il nodo politico resta quello delle risorse. Starmer rivendica il più grande aumento sostenuto della spesa per la difesa dalla Guerra fredda, con l’obiettivo di portare gli investimenti al 2,6% del Pil e poi al 3% nella prossima legislatura. Ma il piano è stato rallentato da tensioni interne sul bilancio e da un presunto divario di finanziamento che, secondo ricostruzioni della stampa britannica, avrebbe alimentato il confronto tra governo e vertici militari.

La pressione arriva anche dagli alleati. Gli Stati Uniti chiedono da tempo agli europei di assumersi una quota maggiore della sicurezza del continente, riducendo la dipendenza da Washington. Il vertice Nato diventerà quindi un passaggio decisivo per verificare se Londra e gli altri Paesi europei saranno in grado di trasformare gli annunci in capacità militari reali.

Starmer ha collegato la sicurezza militare anche alla sicurezza economica. Le crisi in Ucraina e in Medio Oriente, ha ricordato, hanno effetti diretti sui prezzi dell’energia, sulle rotte commerciali, sulle catene di approvvigionamento e sulle risorse pubbliche. La chiusura o l’instabilità dello Stretto di Hormuz, in particolare, rende evidente quanto la difesa delle rotte marittime sia diventata una priorità strategica anche per l’economia britannica.

Il Regno Unito punta a presentarsi come uno dei leader europei della risposta alle crisi. Starmer ha richiamato il ruolo britannico nella coalizione a sostegno dell’Ucraina e nelle iniziative per garantire la sicurezza dei passaggi marittimi nel Golfo. Ma il messaggio interno è altrettanto forte: la difesa non riguarda soltanto eserciti e alleanze, ma posti di lavoro qualificati, industria nazionale e capacità tecnologica.

L’allarme sul 2030 non significa che un attacco russo sia inevitabile. Significa, nella lettura britannica, che il tempo disponibile per prepararsi si sta accorciando. La deterrenza funziona solo se appare credibile; e per essere credibile, sostiene Londra, deve poggiare su forze armate moderne, industrie pronte, investimenti certi e unità politica tra gli alleati.

Per l’Europa, il discorso di Starmer è un nuovo segnale della fase che si è aperta dopo l’invasione russa dell’Ucraina. La sicurezza continentale non può più essere trattata come un tema distante o puramente tecnico. È tornata al centro della politica, dei bilanci pubblici e delle scelte industriali.

La sfida per la Nato sarà trasformare la consapevolezza del rischio in una strategia condivisa. Se la Russia potrà davvero rappresentare una minaccia diretta all’Alleanza entro la fine del decennio, la risposta non potrà essere rinviata. Starmer prova a dirlo con chiarezza: il tempo della preparazione è adesso, non quando la crisi sarà già arrivata.

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