Crisi nel Golfo Persico: tornano le bombe tra Stati Uniti e Iran attorno allo Stretto di Hormuz

Afp

Dopo settimane di tregua armata e sanzioni, gli USA colpiscono sull’isola di Larak. Teheran risponde sui poli militari americani nella regione e il petrolio sfonda i 90 dollari al barile.

Si interrompe bruscamente la pausa degli scontri diretti nel Medio Oriente. L’aviazione e le forze navali statunitensi sono tornate a bombardare postazioni iraniane nella delicata area dello Stretto di Hormuz, innescando un’immediata rappresaglia da parte di Teheran e spingendo la Casa Bianca a promettere risposte ancora più severe.

La decisione americana segna un cambio di passo rispetto alle ultime settimane, durante le quali l’amministrazione guidata da Donald Trump aveva preferito spingere sulle sanzioni e sul blocco finanziario.

Il blitz a Larak e la controrappresaglia missile su Giordania ed Emirati

Il punto di svolta si è consumato sull’isola di Larak, punto strategico che domina lo Stretto di Hormuz. Il Comando Centrale statunitense ha distrutto due postazioni di lancio gestite dai Pasdaran, spiegando di aver intercettato preparativi imminenti per la posa di mine navali e il lancio di vettori contro le rotte commerciali. L’operazione ha provocato vittime e feriti tra il personale iraniano sul posto.

La reazione del regime teocratico si è manifestata poche ore dopo con l’invio di droni e missili verso installazioni militari americane situate in Giordania e negli Emirati Arabi Uniti. Sebbene gran parte dei vettori sia stata intercettata dai sistemi di difesa aerea locali ed statunitensi, l’attacco incrociato ha fatto riprecipitare la regione nell’incertezza, ripercuotendosi subito sui listini energetici mondiali con il greggio Brent tornato di gran carriera sopra la soglia dei 90 dollari al barile.

Il vicolo cieco della diplomazia e i riflessi sui mercati

Sul fronte politico il presidente iraniano Massoud Pezeshkian, impegnato nel vertice dell’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai in Kirghizistan alla presenza di Vladimir Putin e Xi Jinping, ha dichiarato che il suo Paese non desidera un allargamento del conflitto, precisando tuttavia che Teheran risponderà colpo su colpo ad ogni ulteriore azione ostile.

Nel frattempo a Washington si fa strada l’ipotesi di autorizzare raid mirati ad ampio raggio per impedire all’Iran di ricostruire la propria capacità di attacco lungo le rotte petrolifere. Con i canali negoziali sostanzialmente bloccati e le imminenti scadenze elettorali negli Stati Uniti, l’amministrazione americana bilancia l’inasprimento delle sanzioni contro i partner commerciali di Teheran con il ripristino dell’opzione militare diretta a tutela del traffico marittimo internazionale.

Be the first to comment on "Crisi nel Golfo Persico: tornano le bombe tra Stati Uniti e Iran attorno allo Stretto di Hormuz"

Leave a comment