Dl Lavoro, incentivi alle imprese che scelgono il “salario giusto”

ZUMAPRESS.com / AGF

Il provvedimento atteso in Consiglio dei ministri punta a premiare le aziende che applicano aumenti retributivi nei contratti rinnovati. Sul tavolo anche proroga dei bonus per giovani, donne e Zes, tutele per i rider e nuove misure contro sfruttamento e caporalato.

di Redazione

Il governo prepara il nuovo decreto Lavoro con un obiettivo politico dichiarato: spingere le imprese a riconoscere retribuzioni più adeguate e a sostenere l’occupazione stabile. Secondo quanto riportato dall’AGI, il provvedimento dovrebbe introdurre incentivi per le aziende che applicano un cosiddetto “salario giusto”, intervenendo in particolare sugli incrementi retributivi previsti nei rinnovi dei contratti collettivi scaduti.

Il cuore della misura riguarda i casi in cui il rinnovo del contratto collettivo preveda aumenti salariali. L’idea è sostenere le imprese che recepiscono quegli incrementi, così da favorire una crescita delle buste paga senza scaricare interamente il costo sul datore di lavoro. Il decreto si muove quindi su un terreno delicato: quello del rapporto tra salari bassi, contrattazione collettiva e competitività delle aziende.

Accanto al capitolo retributivo, resta centrale la proroga degli incentivi alle assunzioni. Il governo lavora alla conferma dei bonus per under 35, donne e lavoratori nelle aree della Zes, con l’obiettivo di estendere fino alla fine dell’anno agevolazioni in scadenza il 30 aprile. Il meccanismo dovrebbe prevedere uno sgravio contributivo mensile fino a 500 euro, che può salire a 650 euro nelle regioni interessate dalla Zona economica speciale e in altri territori del Mezzogiorno e del Centro.

La partita, però, è soprattutto finanziaria. Le misure richiedono coperture consistenti e il governo deve muoversi in un quadro di bilancio complicato, segnato dall’incertezza economica, dal peso della procedura europea sui conti pubblici e dalle tensioni internazionali. Secondo l’ANSA, per il solo intervento sugli incentivi all’occupazione si ragiona su risorse nell’ordine di circa 500 milioni di euro.

Il decreto dovrebbe contenere anche un rafforzamento delle tutele contro sfruttamento e caporalato. Tra le ipotesi allo studio c’è inoltre un intervento sui rider, con un sistema di riconoscimento unico del lavoratore pensato per rendere più trasparente il rapporto tra piattaforme, prestatori e controlli pubblici. L’obiettivo è evitare zone grigie nell’organizzazione del lavoro digitale e aumentare la tracciabilità delle prestazioni.

Sul tavolo resta anche il tema della formazione. Il governo valuta un rifinanziamento del Fondo nuove competenze, indicato tra gli strumenti per accompagnare la trasformazione del mercato del lavoro e sostenere l’aggiornamento professionale. Un altro capitolo possibile riguarda la detassazione degli aumenti legati ai rinnovi contrattuali, con l’ipotesi di prorogare o rafforzare il regime agevolato al 5%, se le coperture lo consentiranno.

Più incerta, invece, la questione della rappresentanza sindacale. Il tema potrebbe restare fuori dal cuore operativo del decreto, limitandosi a un richiamo di principio, anche perché su questo fronte è ancora aperto il confronto tra parti sociali. L’esecutivo sembra intenzionato a intervenire soprattutto dove le misure possono produrre effetti immediati: assunzioni, aumenti salariali, formazione e contrasto alle irregolarità.

Il decreto Lavoro arriva così alla vigilia del Primo Maggio con un significato politico evidente. Il governo prova a intestarsi una risposta al problema dei salari e della qualità dell’occupazione, ma il successo del provvedimento dipenderà da due condizioni: la solidità delle coperture e la capacità di trasformare gli incentivi in aumenti reali nelle buste paga, non solo in annunci.

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