Il deputato ionico di Fratelli d’Italia, dopo la visita della Commissione Ambiente della Camera ai termovalorizzatori di Osaka e Tokyo, rilancia il tema degli impianti moderni: “In Giappone i rifiuti diventano energia. Da noi si continuano a inseguire emergenze, mentre i cittadini pagano TARI alte e servizi non all’altezza”.
di Redazione
ROMA (EN24) – La missione in Giappone della Commissione Ambiente, Lavori Pubblici e Territorio della Camera si è trasformata in un’occasione di confronto diretto con uno dei sistemi infrastrutturali e ambientali più avanzati al mondo. La delegazione parlamentare, composta tra gli altri dal presidente Mauro Rotelli e dai deputati Dario Iaia e Franco Manes, ha svolto una serie di incontri e sopralluoghi tra Tokyo e Osaka, osservando da vicino realtà considerate un riferimento internazionale nella gestione dei rifiuti, nella produzione di energia e nella progettazione di grandi opere pubbliche.

Tra le tappe più significative della missione c’è stata la visita al termovalorizzatore di Maishima, a Osaka. L’impianto, gestito dall’Osaka Regional Environmental Facilities Association, non è soltanto una struttura per l’incenerimento dei rifiuti: ospita anche un impianto per la frantumazione dei rifiuti ingombranti ed è aperto alle visite pubbliche su prenotazione, proprio per favorire consapevolezza ambientale e trasparenza verso i cittadini.
Il Maishima Incineration Plant di Osaka, il termovalorizzatore progettato esteticamente da Friedensreich Hundertwasser.


Il termovalorizzatore di Maishima è noto anche per la sua architettura fuori dal comune. Il progetto estetico porta la firma dell’artista e architetto austriaco Friedensreich Hundertwasser, che ridisegnò l’intero impianto e il camino alto circa 120 metri, trasformando una struttura industriale in un edificio riconoscibile, colorato, integrato nel paesaggio urbano e pensato anche come luogo educativo per scuole e visitatori.
È questo uno degli elementi che più colpisce nel confronto con l’Italia: in Giappone un impianto per i rifiuti non viene necessariamente nascosto ai margini della città, ma può essere progettato come infrastruttura pubblica sicura, controllata, visitabile e persino riconoscibile dal punto di vista architettonico. Nel caso di Maishima, la funzione industriale convive con il recupero energetico, con sistemi avanzati di filtraggio e con una forte attenzione alla comunicazione pubblica.
La Commissione ha potuto osservare anche il modello di Tokyo, dove gli impianti di trattamento dei rifiuti sono inseriti in un sistema urbano denso e complesso. Tra gli esempi più noti della capitale giapponese c’è il Toshima Incineration Plant, un impianto collocato nell’area metropolitana, dotato di due linee di incenerimento e di una capacità complessiva di circa 400 tonnellate al giorno. La struttura è ricordata anche per la grande ciminiera alta 210 metri e per l’integrazione con servizi urbani, come il recupero di calore per attività pubbliche.
IMPIANTO DI INCENERIMENTO HARUMI CLEAN CENTER: VISTA A TUTTA ALTEZZA DA SUD COLLEGATO ALL’IMPIANTO DI INCENERIMENTO HARUMI CLEAN CENTER ( TOKYO )
La missione non si è limitata al ciclo dei rifiuti. Un’altra tappa richiamata da Iaia è stata il ponte sullo Stretto di Akashi, nell’area di Kobe, una delle opere ingegneristiche più imponenti del Giappone. Inaugurato nel 1995, il ponte collega le isole di Honshu e Shikoku, ha una campata centrale di 1.991 metri ed è progettato per resistere a condizioni estreme, tra terremoti e tifoni. Per la delegazione, rappresenta un esempio di infrastruttura strategica costruita non solo per collegare territori, ma per garantire sicurezza, continuità economica e resilienza.

Il ponte sullo Stretto di Akashi


È dentro questo quadro che si inserisce la riflessione di Dario Iaia. “La recente missione ha messo in luce esempi illuminanti di infrastrutture strategiche e sistemi avanzati nella gestione dei rifiuti e nella produzione di energia”, ha sottolineato il deputato di Fratelli d’Italia. Il punto, nella sua lettura, non è celebrare genericamente il Giappone, ma comprendere che dietro quelle opere c’è una visione: programmare prima che l’emergenza esploda, investire in tecnologia, trasformare i rifiuti in risorsa e ridurre drasticamente il ricorso alle discariche.
Iaia ha raccontato di aver visitato il termovalorizzatore di Osaka e di aver apprezzato dall’esterno quello di Tokyo. “Strutture all’avanguardia, dove tecnologia e sostenibilità convivono con un’attenzione sorprendente anche all’estetica”, ha osservato. Impianti sicuri, moderni, integrati nel tessuto urbano e capaci di rovesciare l’idea stessa del rifiuto: non più un problema da seppellire, ma una risorsa da trasformare in energia.
Da qui nasce il confronto con la Puglia. “E poi torni in Puglia”, dice Iaia, e il paragone diventa immediatamente politico. Mentre il Giappone mostra un modello industriale fondato su impianti moderni e pianificazione, nella regione si continua a parlare di nuove discariche o dell’ampliamento di quelle esistenti, come nei casi di Lizzano e Manduria. Per il deputato, è il segno di un sistema che continua a inseguire le emergenze invece di costruire soluzioni strutturali.
Il tema non riguarda soltanto l’ambiente. Riguarda anche i costi per i cittadini. Iaia richiama il peso della TARI, sostenendo che in Puglia molte comunità paghino tariffe elevate senza ricevere servizi all’altezza. È il paradosso di un modello che costa molto e restituisce poco: meno efficienza, più conflitti territoriali, più dipendenza dalle discariche, minore capacità di chiudere davvero il ciclo dei rifiuti.
Per il parlamentare, il punto decisivo è superare una discussione ideologica che in Italia ha spesso bloccato ogni scelta impiantistica. “Non è solo una questione tecnologica. È una questione di coraggio politico”, afferma Iaia. La lezione giapponese, nella sua prospettiva, non è semplicemente costruire termovalorizzatori, ma dotarsi di una politica industriale dei rifiuti: impianti controllati, sicuri, sostenibili, integrati nelle città e capaci di produrre energia riducendo il ricorso alla discarica.
La differenza tra i due modelli è tutta qui: da una parte la programmazione, dall’altra l’emergenza; da una parte l’infrastruttura pensata come servizio pubblico, dall’altra la discarica come soluzione ricorrente; da una parte la capacità di spiegare ai cittadini come funziona un impianto, dall’altra una sfiducia che nasce anche dall’assenza di visione.


Per questo Iaia chiede un cambio di paradigma. Le discariche, sostiene, non possono essere il futuro della Puglia. Servono investimenti in impianti moderni, sicuri e sostenibili, capaci di coniugare tutela ambientale, innovazione, qualità della vita e riduzione dei costi. “I cittadini pugliesi meritano gli stessi standard che ho visto oggi in Giappone”, è il messaggio politico che il deputato porta al rientro dalla missione.
Il viaggio della Commissione Ambiente diventa così uno specchio per il dibattito italiano. Il Giappone non è un modello da copiare meccanicamente, perché diverse sono la geografia, la densità urbana e la struttura amministrativa. Ma offre una lezione netta: i rifiuti non si governano con il rinvio, e le infrastrutture non nascono senza decisioni. Per Iaia, la Puglia deve uscire dal passato delle discariche e scegliere una strada nuova, nella quale sostenibilità significhi anche tecnologia, responsabilità e coraggio.

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