Dove è la Venere? Ipotesi di colpevolezza del ministero per danno erariale

https://www.ministeroturismo.gov.it/italia-open-to-meraviglia-2/

di ROCIOLA Savio

La Venere è scomparsa! Mentre l’originale è sempre lì, nella Galleria degli Uffizi di Firenze, la meravigliosa donna che era apparsa sui social network per essere campagna pubblicitaria attrattiva della nostra penisola, proprio nel momento durante il quale doveva spingere per portare a termine il compito, il periodo estivo, ha ben pensato di farsi lei, per prima, una vacanza…

9 milioni di euro e la Venere-influencer, che la scorsa primavera è diventata celebre in particolare per le critiche e la satira generata sui social, è scomparsa come se fosse accaduta una magia. Prontamente davanti a questa scomparsa, stile “Chi l’ha visto”, la Procura della Corte dei conti del Lazio, ha avviato una istruttoria per comprendere tutte le dinamiche che hanno portato all’interruzione della campagna “Open to Meraviglia”, proprio durante il periodo nel quale l’attività di marketing, doveva dare un boot al turismo italiano.

Quasi tre mesi di assenza ingiustificata, dato che l’ultimo post su Instagram è risalente al 27 giugno, mentre da altre piattaforme social quali Facebook, TikTok e Twitter (oramai X) è definitivamente introvabile. Un “volo” quello della Venere breve e inefficace, dato il quasi -30% segnato nelle presenze di questa stagione estiva, ormai alle fasi conclusive, che ha portato il progetto della Santanchè a schiantarsi quasi miseramente. Bene l’idea ma non la pratica, 9 milioni di euro presi dalle casse pubbliche, in particolare dal Dipartimento per l’Editoria della Presidenza del Consiglio dei ministri, scomparsi come la Venere, in un limbo definito dal ministro del turismo del governo Meloni “una scelta ponderata con il fine di far atterrare le campagne sul portale Italia.it”, per poi rassicurare anche che la Venere “tornerà protagonista”, chissà come e chissà quando…

“Open to meraviglia”, ma l’unica cosa che non meraviglia gli italiani è stata probabilmente la grande spesa di soldi pubblici, per delle campagne social che avvengono in ogni angolo d’Italia, perfino nei comuni, ma che non sempre portano i loro benefici, data una assenza di una vera e propria analisi della campagna pubblicitaria da attuare per renderla seriamente efficace e fruttuosa.

Savio Rociola

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