Estate, caldo e zanzare: in Italia 40 specie, cresce l’attenzione su Dengue e West Nile

Una zanzara - (Fotogramma/Ipa)

L’entomologo Roberto Pantaleoni richiama il ruolo di Comuni e cittadini: controllare i focolai, eliminare i ristagni d’acqua, usare repellenti e zanzariere. La prevenzione resta l’arma più efficace

di Redazione

(EN24) – Con l’arrivo del caldo, torna l’allarme zanzare. Non si tratta soltanto di un fastidio estivo, ma di un tema di salute pubblica che coinvolge amministrazioni locali, cittadini e sistemi di sorveglianza sanitaria. In Italia sono presenti circa 40 specie di zanzare, ognuna con caratteristiche diverse, ambienti preferiti e capacità differenti di adattamento. Alcune sono solo moleste, altre possono diventare vettori di virus come Dengue e West Nile.

A richiamare l’attenzione è l’entomologo Roberto Pantaleoni, già ricercatore dell’Istituto per la ricerca sugli ecosistemi terrestri del Cnr, che sottolinea come sia impossibile prevedere con certezza che tipo di estate ci attenda dal punto di vista delle malattie trasmesse dalle zanzare. Molto dipenderà dal clima, dalla presenza di acqua stagnante, dall’efficacia dei controlli e dalla capacità dei cittadini di adottare comportamenti corretti.

Il caso Dengue e quello West Nile sono diversi. Nel primo, una persona infettata può diventare a sua volta fonte di trasmissione se viene punta da una zanzara capace di veicolare il virus. Nel caso del West Nile, invece, l’uomo può ammalarsi ma non trasmette il virus ad altri attraverso le zanzare: viene considerato un “binario morto” della catena di trasmissione. La distinzione è importante perché cambia il modo in cui si valuta il rischio epidemiologico.

Tra le specie più rilevanti in Italia ci sono la zanzara tigre, Aedes albopictus, e la zanzara comune, Culex pipiens. La prima è ormai stabilmente presente in molte aree urbane e periurbane, si riproduce anche in piccolissime raccolte d’acqua e può essere molto aggressiva durante il giorno. Riesce a individuare l’uomo attraverso l’anidride carbonica emessa con il respiro e punge rapidamente, spesso nelle ore più calde.

La zanzara comune, invece, è più attiva nelle ore serali e notturne. Vive soprattutto negli ambienti urbani, trova condizioni favorevoli in acque stagnanti, tombini, fogne, aree umide e zone vicine ad allevamenti intensivi. È una specie particolarmente rilevante per la circolazione del virus West Nile, che coinvolge principalmente uccelli e zanzare, con l’uomo e altri mammiferi come ospiti occasionali.

Accanto a queste specie, Pantaleoni richiama anche il ruolo delle zanzare selvatiche, legate ad ambienti naturali come paludi, canali, zone soggette ad allagamenti e aree umide. La loro presenza dipende molto dalle condizioni meteorologiche e dalla disponibilità d’acqua. Piogge intense seguite da caldo possono creare condizioni ideali per lo sviluppo delle larve e favorire una crescita rapida delle popolazioni.

La prevenzione comincia dai focolai. Le amministrazioni locali, secondo l’esperto, devono effettuare controlli costanti, mappare le aree a rischio, monitorare la presenza di larve nelle acque e programmare interventi mirati. I trattamenti larvicidi, se eseguiti correttamente, sono più efficaci e meno invasivi rispetto agli interventi emergenziali contro gli insetti adulti.

Ma la lotta alle zanzare non può essere delegata soltanto ai Comuni. Una parte decisiva si gioca nei cortili, nei balconi, nei giardini e negli spazi privati. Sottovasi, secchi, bidoni, giochi abbandonati, tombini, grondaie o piccoli contenitori possono diventare incubatori perfetti. Basta poca acqua stagnante perché le larve si sviluppino.

Per questo la prima regola è eliminare o svuotare regolarmente ogni ristagno. Dove l’acqua non può essere rimossa, è opportuno seguire le indicazioni dei Comuni e usare prodotti larvicidi autorizzati. Tenere puliti tombini e caditoie, coprire i contenitori d’acqua e controllare periodicamente terrazzi e giardini sono azioni semplici ma decisive.

Sul piano individuale, le misure di protezione restano fondamentali. Zanzariere alle finestre, repellenti cutanei, indumenti chiari e coprenti nelle ore più a rischio, attenzione particolare a bambini, anziani e persone fragili possono ridurre in modo significativo l’esposizione alle punture. All’aperto, soprattutto nelle ore serali o in aree umide, è bene usare barriere fisiche e prodotti adeguati.

Anche gli orari contano. La zanzara comune punge soprattutto di notte, mentre la zanzara tigre è più attiva durante il giorno. Alcune specie selvatiche concentrano l’attività nelle ore serali: nel Delta del Po, ad esempio, il picco può verificarsi tra le 21.30 e le 23. Conoscere le abitudini delle diverse specie aiuta a proteggersi meglio.

Il cambiamento climatico rende il quadro più complesso. Estati più lunghe, temperature elevate, inverni miti e alternanza tra piogge intense e periodi caldi possono allungare la stagione delle zanzare e favorire la presenza di specie invasive. L’Europa monitora da anni le malattie trasmesse da vettori proprio perché il rischio non riguarda più soltanto le aree tropicali, ma anche il Mediterraneo e le zone temperate.

Questo non significa cedere all’allarmismo. Dengue e West Nile restano fenomeni da sorvegliare con attenzione, ma il rischio si riduce in modo significativo quando istituzioni e cittadini agiscono insieme. La sorveglianza sanitaria, il controllo ambientale e i comportamenti individuali sono parti dello stesso sistema di prevenzione.

L’estate porta con sé vita all’aperto, turismo, sport, serate in giardino e attività nei parchi. Proteggersi dalle zanzare non significa rinunciare a tutto questo, ma adottare abitudini più consapevoli. La salute pubblica, in questo caso, passa anche da gesti minimi: svuotare un sottovaso, montare una zanzariera, usare un repellente, segnalare un focolaio.

La sfida è trasformare la prevenzione in cultura quotidiana. Le zanzare non si eliminano del tutto, ma si possono controllare. E in una stagione in cui caldo, viaggi e presenza di vettori aumentano la probabilità di circolazione virale, la differenza la fanno proprio i comportamenti collettivi. Meno ristagni, più attenzione, più collaborazione tra cittadini e amministrazioni: è questa la difesa più efficace contro un piccolo insetto che può diventare un grande problema sanitario.

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