Firenze, scritte minacciose contro Meloni nel giorno del 2 Giugno: indaga la Digos

Le frasi intimidatorie sono comparse in un sottopasso nel quartiere di Campo di Marte. La sindaca Funaro: “La politica sia confronto, mai odio o violenza”

di Redazione

(EN24) – Scritte intimidatorie contro la presidente del Consiglio Giorgia Meloni sono apparse a Firenze nel giorno della Festa della Repubblica. Le frasi, dal contenuto violento e minaccioso, sono state individuate nel sottopasso dell’Affrico, nel quartiere di Campo di Marte, e denunciate pubblicamente da Simone Sollazzo, consigliere di quartiere di Fratelli d’Italia.

La Digos della Questura di Firenze ha avviato accertamenti per risalire agli autori. Gli investigatori stanno verificando eventuali immagini di videosorveglianza presenti nell’area e altri elementi utili a ricostruire quando le scritte siano state realizzate. L’episodio è stato subito segnalato come atto intimidatorio nei confronti della premier e delle istituzioni.

La vicenda ha suscitato una condanna trasversale. La sindaca di Firenze, Sara Funaro, ha definito inaccettabili le minacce rivolte alla presidente del Consiglio, ricordando che la politica può e deve essere confronto, anche duro, ma mai odio o violenza. Il rispetto delle persone e delle istituzioni, ha sottolineato, non può venire meno a prescindere dal colore politico.

Dure anche le reazioni di Fratelli d’Italia. Esponenti del partito hanno parlato di un episodio vergognoso, chiedendo la rapida rimozione delle scritte e l’individuazione dei responsabili. Per il centrodestra, il fatto assume un significato ancora più grave perché avvenuto nel giorno in cui l’Italia celebrava gli 80 anni della Repubblica, una ricorrenza dedicata all’unità nazionale, alla democrazia e al rispetto delle istituzioni.

Il caso riporta al centro il tema del clima politico e del linguaggio pubblico. Le minacce contro un rappresentante delle istituzioni, qualunque sia la parte politica di appartenenza, non possono essere derubricate a semplice vandalismo. Sono segnali che alimentano tensione, delegittimano il confronto democratico e trasformano la polemica in intimidazione.

La Festa della Repubblica avrebbe dovuto essere una giornata di memoria condivisa, legata al referendum del 1946 e alla nascita dell’Italia democratica. Proprio per questo, la comparsa di messaggi violenti contro la presidente del Consiglio appare come una ferita simbolica: nel giorno in cui si celebra la sovranità popolare, qualcuno ha scelto il linguaggio dell’odio e della minaccia.

Il dissenso politico è parte essenziale della democrazia. Può essere netto, radicale, persino aspro. Ma perde ogni legittimità quando si traduce in evocazioni di violenza o in intimidazioni personali. Le istituzioni democratiche vivono di pluralismo, non di paura; di critica, non di minaccia.

Ora saranno gli accertamenti della Digos a chiarire responsabilità e contesto. Resta però il dato politico e civile: Firenze, città dalla forte tradizione democratica e antifascista, si trova a fare i conti con un episodio che tutte le forze politiche dovrebbero condannare senza ambiguità.

La risposta più forte, in casi come questo, non è l’esasperazione dello scontro, ma la riaffermazione di un principio semplice: nessuna battaglia politica può giustificare parole di morte, minacce o intimidazioni. Difendere la Repubblica significa anche proteggere il confronto pubblico dalla violenza verbale che prepara e legittima quella reale.

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